Parole da cercare:
Almeno una parola
Tutte le parole
Frase intera
   
    ‹‹‹ Clicca sui pulsanti per vedere il dettaglio dei giorni!

Digestive Disease Week 2006
Los Angeles, California, 20-25 maggio 2006

23 maggio

MALATTIA DI CROHN
Il natalizumab mostra una risposta rapida e prolungata nella malattia di Crohn
I soggetti affetti da malattia di Crohn da moderata a severa hanno ottenuto una risposta significativa ad un’infusione iniziale di natalizumab, confermata a distanza di 8 settimane (abstract)


S. Targan, USA
 

Alcuni ricercatori affermano che i soggetti affetti da malattia di Crohn da moderata a severa hanno ottenuto una risposta significativa a un’infusione iniziale di natalizumab, confermata a distanza di 8 settimane.

Nei risultati dello studio ENCORE, riferiti durante le sessioni della Digestive Disease Week, il 51% dei soggetti trattati con natalizumab ha risposto all’infusione iniziale, contro il 37% di quelli del gruppo trattato con placebo (p=0,001). A 8 settimane la differenza era ancora significativa, con una risposta nel 48% dei soggetti trattati rispetto al 32% del gruppo placebo (p<0,001).

Inoltre, un numero significativamente maggiore di soggetti del gruppo natalizumab ha ottenuto la remissione clinica (definita come la riduzione di almeno 150 punti nel punteggio del Crohn's Disease Activity Index) a 8 e a 12 settimane (26% versus 16%, p=0,002), ha affermato il Dott. Stephan Targan della University of California di Los Angeles (USA), nonché direttore del Centro per le malattie infiammatorie croniche intestinali presso il Cedars-Sinai Medical Center.

Il Dott. Targan ha affermato che i tassi di risposta e di remissione relativi al natalizumab sono risultati superiori al placebo in tutti i momenti dello studio, a partire dalla quarta settimana (p<0,001), confermando l’efficacia del farmaco come terapia d’induzione.

L’ENCORE (Efficacy of Natalizumab in Crohn's Disease Response and Remission) era uno studio di fase III che aveva arruolato 510 soggetti con un punteggio CDAI compreso tra 220 e 450, e dei livelli di proteina C-reattiva superiori a 2,87 mg/l (limite superiore della norma). Duecentocinquantanove soggetti sono stati randomizzati a un’infusione con natalizumab all’arruolamento, a 4 e a 8 settimane, e 250 al placebo. L’endpoint primario era una riduzione del punteggio CDAI di 70 o più punti all’ottava settimana, mantenuto fino alla 12° settimana.

 
M. Abreu, USA

La Dott.ssa Maria T. Abreu, del Mt Sinai Hospital di New York (USA), ha affermato che una delle preoccupazioni persistenti relative al natalizumab era se la molecola agisse in modo rapido. "In qualità di clinico, la mia preoccupazione è semplice: somministrando questo farmaco ai miei pazienti mi chiedo se funzionerà, e se lo farà velocemente. Questi dati indicano che probabilmente è così".

La Dott.ssa Abreu ha presieduto una conferenza stampa del DDW, in cui sono stati sottolineati i risultati dell’ENCORE. Il natalizumab, un anticorpo monoclonale IgG4 umanizzato, era stato sviluppato per la terapia della sclerosi multipla, provocando un notevole entusiasmo come trattamento potenziale per la malattia di Crohn e l’artrite reumatoide. Tale entusiasmo subì una battuta d’arresto nel febbraio del 2005, quando la molecola venne ritirata volontariamente dal mercato dopo che tre pazienti avevano sviluppato una leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML).
Una successiva valutazione del profilo di sicurezza condotta su 1275 soggetti affetti da malattia di Crohn, 2248 soggetti affetti da sclerosi multipla e 296 da artrite reumatoide, trattati con natalizumab prima del suo ritiro dal mercato, ha mostrato un rischio di PML dello 0,1%.

 

Inoltre, tutti e tre i pazienti che svilupparono la PML erano stati trattati anche con una terapia immunomodulante concomitante, ha detto il Dott. William Sandborn della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota (USA). Il Dott. Sandborn ha riferito alla DDW i risultati relativi al profilo di sicurezza del natalizumab. "La modulazione immunitaria è il tema di fondo nella storia della PML, per cui è probabile che nel caso questo farmaco venga reimmesso sul mercato sarà utilizzato in monoterapia, finché non si abbiamo maggiori conoscenze in merito" ha detto il Dott. Sandborn.

L’8 marzo 2006, il Peripheral and Central Nervous System Drugs Advisory Committee della FDA ha votato all’unanimità una raccomandazione per la reintroduzione del natalizumab quale trattamento per le forme recidivanti di sclerosi multipla. La Elan and Biogen Idec, produttrice del farmaco, ha affermato che la FDA dovrebbe pronunciarsi su tale raccomandazione entro il 28 giugno.

Il Dott. Targan ha tuttavia ammonito che se il natalizumab sarà riammesso sul mercato "tornerà con l’indicazione per la sclerosi multipla. L’utilizzo del farmaco nella malattia di Crohn avverrà al di fuori delle indicazioni ufficiali, fino a che la FDA lo approverà specificamente". Considerate le precedenti preoccupazioni relative alla sicurezza, egli prevede che possano esservi delle limitazioni per l’impiego al di fuori delle indicazioni.

 
Gli articoli del giorno
Il natalizumab mostra una risposta rapida e prolungata nella malattia di Crohn
Gli ACE-inibitori riducono l’incidenza dei carcinomi del sistema digestivo
Lo studio PRECiSE: terapia con certolizumab nei soggetti affetti da malattia di Crohn
Migliore il controllo della sintomatologia da GERD dopo intervento chirurgico
Problemi emergenti in tema di patologie pancreatiche – Un aggiornamento clinico
Mischiare alcol e bevande dietetiche accelera l’intossicazione
Un integratore alimentare riduce il tessuto adiposo addominale, ma non migliora la sensibilità insulinica
Gli “highlights” clinici sulla terapia
Un nuovo trattamento biologico induce elevati tassi di remissione nella malattia di Crohn
IN BREVE
L’SPD476, nuova formulazione di 5-ASA ad elevato dosaggio in somministrazione mono- e bi- giornaliera, induce la remissione nella colite ulcerosa da lieve a moderata: un’analisi prespecificata dei risultati combinati provenienti da due studi pilota di fase III randomizzati e controllati con placebo
L’SPD476, nuova formulazione di 5-ASA in somministrazione mono- o bi- giornaliera, è efficace nell’indurre la remissione della colite ulcerosa del tratto discendente ed estesa: analisi dei dati combinati provenienti da due studi pilota di fase III randomizzati e controllati con placebo

L’SPD476, nuova formulazione di 5-ASA ad elevato dosaggio induce la remissione della colite ulcerosa attiva da lieve a moderata nei soggetti precedentemente non trattati con 5-ASA, o trattati con un basso dosaggio per via orale: un’analisi dei dati combinati provenienti da due studi di fase III

Terapia di mantenimento con tacrolimus nei pazienti affetti da malattia di Crohn refrattaria all’azatioprina: uno studio di 2 anni

Terapia concomitante con immunosoppressori e adalimumab nei soggetti affetti da malattia di Crohn: i risultati a 1 anno dello studio CLASSIC II
Legal Disclaimer
Le affermazioni e le opinioni contenute nelle relazioni congressuali sono quelle degli Autori, e non vincolano in alcun modo le scelte editoriali di questo report congressuale, così che nessuna responsabilità di alcun tipo possa essere attribuita a CongressoMedico o a Infomedica. Talvolta gli studi presentati possono citare, a scopo informativo, prodotti non ancora approvati dalle competenti autorità; in qualsiasi caso, ogni prodotto menzionato deve essere utilizzato solo ed esclusivamente dalla Classe Medica in accordo con le schede tecniche fornite dalle Aziende produttrici.