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Digestive Disease Week 2006
Los Angeles, California, 20-25 maggio 2006

22 maggio

NAFLD
I livelli sierici di DHEA distinguono la forma lieve
di Nonalcoholic Fatty Liver Disease da quella severa

Usare come marker biologico i livelli sierici di deidroepiandrosterone: il DHEA modula diversi processi, come lo stress ossidativo, l’insulino-resistenza e la fibrosi (abstract)


M.R. Charlton, USA
 

I soggetti affetti da NAFLD (nonalcoholic fatty liver disease) con fibrosi di grado avanzato possono essere accuratamente differenziati da quelli con una forma di patologia meno grave, usando come marker biologico i livelli sierici di DHEA (deidroepiandrosterone): è quanto affermato dal Dott. Michael R. Charlton, Direttore dell’Epatologia della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota, USA), nel corso di una presentazione tenutasi nell’ambito della Digestive Disease Week.

"Oltre 25 milioni di statunitensi sono affetti da questo tipo di epatopatia” ha detto il Dott. Charlton. Il DHEA modula diversi processi quali lo stress ossidativo, l’insulino-resistenza e la fibrosi osservabile nelle forme severe di NAFLD. I ricercatori hanno condotto uno studio prospettico per valutare l’ipotesi che i livelli sierici dello steroide potessero differenziare le forme di malattia lievi da quelle gravi.

Il Dott. Charlton e coll. hanno raccolto campioni di siero da 78 pazienti con NAFLD, 53 dei quali definiti come affetti dalla forma lieve (livelli di fibrosi da 0 a 2), e gli altri 25 dalla forma severa (livelli di fibrosi da 3 a 4). Il gruppo di controllo consisteva di 44 soggetti affetti da epatopatia colestatica. I ricercatori hanno misurato i livelli sierici di DHEA in ELISA prima di effettuare la biopsia epatica, e hanno utilizzato la regressione logistica per valutare la relazione tra livelli di DHEA ed evoluzione in steatoepatite non alcolica (NASH).

 

Tutti i pazienti affetti da NASH severa (n=25) avevano bassi livelli plasmatici di DHEA (<0,45 mcg/dl), con livelli di proteina C-reattiva (PCR) più elevati (0,7 mg/l) rispetto ai soggetti con la forma lieve di NAFLD (0,4 mg/l; p=0,05). I ricercatori hanno osservato un effetto dose-risposta analizzando graficamente i livelli di DHEA rapportati al grado di fibrosi, nei pazienti affetti da NASH; analizzando i valori dei soggetti del gruppo di controllo, tale relazione dose-risposta non è stata osservata.

Un modello di regressione comprendeva, come fattori predittivi, 2 livelli di 2 DHEA (<0,45 mcg/dl o >/= 0,45 µg/dl), l’età dei pazienti (<45 anni; 45 anni o più) e il sesso, generando una curva operatore con un valore di area AUC (Area Under the Curve) di 0,83. Un altro modello, che ha usato solamente le concentrazioni di DHEA (0,45 mcg/dl o superiori) come fattore predittivo, ha generato un valore di AUC pari a 0,87. Questo modello ha una sensibilità del 100%, ma una specificità del 58,5%solamente.

Il Dott. Charlton ha avvertito di non essere sicuro che il riscontro possa avere un rilievo clinico, trattandosi solo di una prima analisi. “Ma se si rileverà altrettanto in altre popolazioni”, ha aggiunto, “allora saremo felici di affermare che quanto osservato merita una riflessione".

Se tali dati fossero confermati, potrebbero consentire di evitare qualche biopsia epatica grazie a un dosaggio di laboratorio relativamente semplice da effettuare.

 
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