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Digestive Disease Week 2006
Los Angeles, California, 20-25 maggio 2006

22 maggio

TRATTAMENTI BIOLOGICI NELLA MALATTIA DI CROHN
Induzione della risposta clinica e mantenimento della remissione con adalimumab (abstract)


J.F. Colombel, Francia
 

Lo studio “late-breaking” CHARM, presentato nel corso della Digestive Disease Week 2006, ha mostrato che l’adalimumab, farmaco anti-TNF, induce una risposta clinica e mantiene la remissione nei soggetti con malattia di Crohn attiva. L’adalimumab è un anticorpo monoclonale completamente umanizzato rivolto contro il TNFa; già approvato e ampiamente impiegato nel trattamento dell’artrite reumatoide e di quella psoriasica, negli Stati Uniti, l’adalimumab può essere auto-somministrato da parte dei pazienti.

 “La malattia di Crohn è una patologia che riguarda tutta la vita” ha affermato il relatore, nonché autore principale dello studio, il Dott. Jean-Frederic Colombel (Centre Hospitalier Universitaire de Lille, Francia). “L’obiettivo reale del trattamento della malattia di Crohn non è solo quello di ottenere la remissione clinica del paziente, ma anche di mantenerla per tutta la sua vita”. Scopo dello studio CHARM era indagare l’efficacia e la sicurezza di due dosaggi di adalimumab nel mantenimento della remissione clinica nei pazienti affetti da malattia di Crohn attiva, da moderata a severa, responsivi a un trattamento di induzione in aperto con adalimumab. Parametri di efficacia erano: un indice di attività di malattia CDAI (Crohn's Disease Activity Index) inferiore a 150 alla 26a e alla 56a settimana; la sospensione degli steroidi; e la guarigione delle fistole.

Complessivamente, 854 pazienti hanno ricevuto un trattamento di induzione in aperto con 80 mg di adalimumab alla settimana 0, e 40 mg alla settimana 2; dopo quattro settimane di trattamento, 499 pazienti hanno ottenuto una risposta clinica (riduzione CDAI >/=70 dal valore basale). Metà di questi pazienti ha proseguito il trattamento con adalimumab, mentre l’altra metà è stata randomizzata a un trattamento con placebo, con adalimumab a settimane alterne o adalimumab settimanale fino alla 56a settimana. I pazienti che presentavano delle fistole attive hanno ricevuto una valutazione della chiusura delle stesse allo screening e alla visita basale.

Con l’adalimumab si sono mantenuti dei tassi di remissione e di risposta più elevati, rispetto al placebo, in maniera statisticamente significativa (Figura). A 26 settimane, persisteva remissione nel 47% del gruppo adalimumab settimanale, rispetto al 40% di quello trattato con adalimumab a settimane alterne e al 17% del gruppo placebo. A 56 settimane vi era remissione nel 41% del gruppo adalimumab settimanale, nel 36% di quello trattato con adalimumab a settimane alterne e nel 12% del gruppo placebo.

La terapia di mantenimento con adalimumab ha aumentato significativamente anche il numero di pazienti in remissione senza steroidi, rispetto al placebo, sia a 26 settimane (35% nel gruppo a settimane alterne e 30% nel gruppo settimanale versus 3% del placebo; p<0,001 per entrambe le dosi) sia a 56 settimane (29% nel gruppo a settimane alterne versus 6% del gruppo placebo; p<0,001; 23% nel gruppo settimanale versus 6% del placebo, p=0,008). Anche per quanto riguarda la completa guarigione delle fistole aperte, i risultati sono stati significativamente migliori nei pazienti di entrambi i gruppi trattati, rispetto al placebo (33% adalimumab versus 13% placebo; p=0,016).

Gli effetti collaterali riferiti nei gruppi adalimumab sono stati principalmente di entità da lieve a moderata, e il profilo di sicurezza in accordo con quanto descritto da altri studi sulla molecola.

 “Va sottolineato come la remissione sia stata mantenuta in maniera tanto positiva. Siamo fiduciosi che l’adalimumab, usato settimanalmente o a settimane alterne, possa essere in grado di mantenere efficacemente la risposta e la remissione clinica, la remissione in assenza di steroidi e la chiusura delle fistole nei pazienti con malattia di Crohn attiva da moderata a severa” ha affermato il Dott. Colombel. “Speriamo che gli studi in corso possano confermare l’ottimo profilo di tollerabilità dell’adalimumab e offrire ai pazienti un’altra opzione affidabile per la gestione della loro sintomatologia”.

 
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