EPATITE C
L’acetaminofene coinvolto nell’insufficienza epatica
(abstract)

W.M. Lee, USA |
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L’acetaminofene può contribuire a provocare un’insufficienza epatica acuta e il decesso di un paziente affetto da epatite virale, secondo i risultati di uno studio presentato alla Digestive Disease Week 2006 dal senior author, nonché membro del gruppo dell’Acute Liver Failure Study Group (ALF), il Dott. William M. Lee (University of Texas Southwestern Medical Center, USA). L’ALF Study Group è un registro dei casi di insufficienza epatica acuta, definita come insufficienza epatica in soggetti con una patologia legata al fegato, cirrosi esclusa.
Negli Stati Uniti, ogni anno, sviluppano un’insufficienza epatica circa 2000 soggetti. A partire dal 1998, 23 centri hanno riferito i loro casi all’ALF Study Group e sono stati arruolati nella ricerca attuale. “In questi anni abbiamo iniziato a comprendere che circa il 28% di tali casi sembrava essere legato ad un’intossicazione da acetaminofene” ha affermato il Dott. Lee. L’ALF Study Group ha osservato due tipi di “overdose”: l’ingestione isolata a scopo suicida e un dosaggio eccessivo assunto nel corso di diversi giorni quale analgesico o contro l’influenza. “L’acetaminofene è una sostanza tossica dose-relata” ha osservato il Dott. Lee. “Chiunque ne assuma 12 grammi muore. Anche 7-8 grammi/die per tre o quattro giorni possono essere letali”.
L’ALF Study Group ha sviluppato un test per misurare i sottoprodotti del danno epatico da acetaminofene (addotti APAP), riscontrabili nel plasma. L’obiettivo dello studio era stabilire se gli addotti APAP contribuiscano all’epatotossicità nei soggetti affetti da epatite virale che sviluppano insufficienza epatica acuta. È stata effettuata la determinazione degli addotti APAP sui campioni sierici di 72 soggetti con epatite A o B certa, progrediti fino all’insufficienza epatica. Dieci casi documentati di insufficienza epatica acuta dovuta direttamente a elevate dosi di acetaminofene sono stati inclusi come gruppo di controllo positivo. Tutti i campioni sono stati testati in cieco mediante HPLC-ED alla ricerca degli addotti proteici APAP nel siero.
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I risultati hanno dimostrato che in nove dei 72 soggetti (12.5%) del gruppo di studio erano rintracciabili addotti APAP nel sangue, evidenziando come alcuni danni epatici fossero acetaminofene-correlati. Di questi, 5 su 49 (10,2%) erano affetti da epatite acuta di tipo B e 4 su 23 (17,4%) da epatite acuta di tipo A. In tutti e 10 i casi noti di insufficienza epatica indotta da acetaminofene gli addotti APAP sono risultati positivi a livelli molto più elevati (media 5,58 nmol/ml), rispetto ai pazienti del gruppo dell’epatite virale (0,45 nmol/ml) (Figura). Il sessantasette percento dei soggetti affetti da epatite virale con addotti APAP è deceduto entro tre settimane dall’arruolamento nello studio, rispetto a solamente il 27% dei soggetti con epatite senza addotti APAP (p=0,017).
Otto dei nove soggetti affetti da epatite virale con addotti APAP hanno riferito di aver fatto uso di acetaminofene nei giorni precedenti lo studio, ma nessuno di essi ha riferito di aver superato la dose di 4 g/die. I pazienti affetti da epatite virale acuta spesso presentano sintomi simili a quelli influenzali, quali nausea e vomito, che spesso spingono all’assunzione di acetaminofene.
I ricercatori hanno concluso affermando che in oltre il 10% dei soggetti affetti da insufficienza epatica acuta indotta da epatite virale sono stati riscontrati addotti proteici APAP, implicando una tossicità degli APAP quali co-fattori nel danno epatico. Gli outcome sono risultati peggiori nei soggetti affetti da epatite virale che presentavano positività per gli addotti APAP. “Questo studio suggerisce che l’acetaminofene, anche quando assunto a dosi terapeutiche, è responsabile di un secondo insulto nei pazienti affetti da epatite virale, e spiega perché, in quest’ambito, alcuni soggetti sviluppino un’insufficienza epatica acuta e muoiano” ha detto il Dott. Lee. “Ai pazienti affetti da epatite virale acuta vanno chiaramente spiegate le avvertenze relative all’impiego dell’acetaminofene, soprattutto a coloro con una patologia di gravità moderata, per migliorare questi pessimi outcome derivanti da una patologia relativamente benigna”.
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