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Digestive Disease Week 2006
Los Angeles, California, 20-25 maggio 2006

21 maggio

NUOVI FARMACI
Una nuova molecola testata nei pazienti affetti
da sindrome del colon irritabile
(abstract)
Attiva contro i sintomi cronici di malattia intestinale, i risultati di uno studio di fase II dimostrano che il lubiprostone, nuova molecola in grado di attivare il canale del cloro di tipo 2 risulta efficace e ben tollerato nel trattamento della stipsi dei soggetti affetti da IBS

 

La sindrome del colon irritabile (IBS, Irritable bowel syndrome) colpisce 30 milioni di persone nel Nordamerica, ed è responsabile di una quota compresa tra il 25 e il 50% delle richieste di visita gastroenterologica. Le terapie attuali funzionano su selezionate categorie di pazienti, ma possiedono un’efficacia limitata e sono gravate da significativi effetti collaterali. I risultati di uno studio di fase II dimostrano che il lubiprostone, nuova molecola in grado di attivare il canale del cloro di tipo 2 (CIC-2), risulta efficace e ben tollerato nel trattamento della stipsi dei soggetti affetti da IBS.

 
J.F. Johanson, USA

“Si è trattato di uno studio multicentrico randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo” ha affermato l’autore principale dello studio, il Dott. John F. Johanson (Rockford Gastroenterology Associates, Illinois, USA), che ha presentato i risultati del trial nel corso della Digestive Disease Week 2006. “Sono state valutate tre dosi di lubiprostone in soggetti affetti da IBS e stipsi, secondo la definizione basata sui Criteri Roma II”.

Sono stati complessivamente randomizzati 193 pazienti tra placebo (n=48) o lubiprostone al dosaggio di 16 mcg (n=51), 32 mcg (n=49) o 48 mcg (n=45) al giorno. Un periodo basale di 4 settimane è stato seguito da un periodo di trattamento di altre 12 settimane, e da 2 settimane di follow-up. È stato richiesto ai pazienti di tenere un diario elettronico con il dosaggio del farmaco, la sintomatologia intestinale avvertita (dolore, fastidio e meteorismo), la frequenza dell’alvo, gli sforzi evacuativi, la consistenza delle evacuazioni e l’impiego di farmaci “di soccorso”.

La maggior parte dei pazienti era di etnia caucasica, di età inferiore a 65 anni e di sesso femminile. I risultati dello studio hanno documentato differenze significative tra i gruppi trattati con il farmaco e quelli con il placebo. Nel corso del primo e del secondo mese, la frequenza di miglioramento del fastidio/dolore intestinale e della frequenza dell’alvo è stata più che doppia nel gruppo trattato con il farmaco, rispetto a quello che ha assunto il placebo. Il miglioramento della gravità della stipsi con il lubiprostone è risultato statisticamente significativo per i dosaggi da 32 mcg e da 48 mcg in tutti e tre i mesi; per la dose da 16 mcg il miglioramento è risultato statisticamente significativo solamente nel primo mese. Per quanto riguarda il fastidio e il dolore addominale, il lubiprostone si è rivelato efficace nel primo mese nei gruppi trattati con 16 e 48 mcg versus placebo. Nel corso del 2° mese il miglioramento è stato statisticamente significativo per tutti e tre i dosaggi, rispetto al placebo; al terzo mese, però, non è stato registrato alcun miglioramento significativo con nessuna dose del farmaco. “Ciò è stato probabilmente dovuto al fatto che nel corso del terzo mese si è osservato un picco di risposta al trattamento con placebo” ha osservato il Dott. Johanson.

Un miglioramento statisticamente significativo del meteorismo è stato osservato con le dosi da 16 e 48 mcg al mese 1; al mese 2 era statisticamente significativo solo il dosaggio più elevato, e al mese 3 non vi è stata alcuna significatività del miglioramento, con nessun dosaggio. La frequenza delle evacuazioni intestinali è migliorata significativamente con la posologia più alta in tutti e tre i mesi, e solo nel corso del 2° mese con la dose inferiore. La consistenza delle feci è migliorata significativamente con tutti e tre i dosaggi nel mese 1, e con la dose da 48 mcg ai mesi 2 e 3. Il miglioramento dello sforzo evacuativo è risultato statisticamente significativo per tutti e tre i dosaggi nei primi due mesi; al terzo mese, solamente la dose da 48 mcg ha mostrato di indurre un miglioramento significativo.

Non si sono registrati gravi effetti collaterali associati all’assunzione del farmaco. I tassi di abbandono dello studio legati alle reazioni avverse sono stati del 6% con la dose da 16 mcg, del 16% con 32 mcg e del 13% con 48 mcg. Gli effetti collaterali più comuni sono stati la nausea, la diarrea, la distensione addominale, le addominalgie, la cefalea e le infezioni del tratto respiratorio superiore; la frequenza di nausea e diarrea ha mostrato una relazione dose-risposta.

“Il punto di equilibrio ottimale tra efficacia e sicurezza è stato osservato nei soggetti trattati con la dose da 16 mcg” ha affermato il Dott. Johanson, “È questo il dosaggio che abbiamo deciso di utilizzare negli studi di fase III”.

 
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