EPATITE C
Maggiore la durata di risposta con interferone di consenso Uno studio in corso confronta la terapia protratta con CIFN e con pegIFN, entrambi in associazione a ribavirina, in soggetti affetti da HCV Nuove terapie in arrivo (abstract)

S. Kaiser, Germania |
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Nei soggetti con una recidiva di epatite cronica C, il trattamento protratto con interferone di consenso (CIFN) e ribavirina produce una maggiore durata di risposta rispetto alla terapia di associazione standard con interferone pegilato alfa-2a (pegIFN). Uno studio in corso, presentato alla Digestive Disease Week 2006, ha confrontato la terapia protratta con CIFN e con pegIFN, entrambi in associazione a ribavirina, in soggetti affetti da HCV con una pregressa recidiva dopo 48 settimane di trattamento.
Studi precedenti avevano dimostrato che i soggetti trattati con pegIFN e ribavirina per 48 settimane hanno un tasso di recidiva del 20-30%. Diversi studi hanno recentemente ipotizzato che il prolungamento della terapia antivirale oltre le tradizionali 48 settimane può aumentare l’eliminazione del virus nei soggetti non responsivi, in quelli mai sottoposti a terapia e in quelli con una recidiva. Il CIFN è un interferone bio-ottimizzato con una maggiore potenza antivirale, rispetto al pegIFN. “Su queste basi abbiamo deciso di confrontare il trattamento con pegIFN e CIFN, entrambi somministrati per 72 settimane in associazione con la ribavirina” ha detto il Dott. Stephan Kaiser (Ospedale Universitario di Tuebingen, Germania).
Lo studio ha arruolato 81 pazienti affetti da epatite C dimostrata istologicamente e con viremia presente all’inizio del trattamento; l’83% era affetto dal genotipo 1 dell’HCV. I soggetti sono stati trattati con 9 microgrammi (mcg)/die di CIFN o con 180 mcg di pegIFN una volta la settimana, entrambi in associazione con ribavirina in base al peso.
Dopo le prime 12 settimane di terapia, è stata osservata una risposta primaria con scomparsa dell’HCV-RNA dal siero nell’83% dei soggetti del gruppo CIFN, e nel 78% di quelli del gruppo pegIFN. Al termine del trattamento, alla 72a settimana, l’89% dei
soggetti del gruppo CIFN e il 76% di quello trattato con pegIFN era in remissione; tale differenza non era significativa. Tuttavia, i tassi di risposta virale prolungata (RVP) erano pari al 69% per i pazienti in trattamento con CIFN, e al 44% per quelli trattati con pegIFN (p<0,05), indicando una percentuale di recidiva significativamente maggiore nei soggetti del gruppo pegIFN (Figura 1 ).
Complessivamente, la tollerabilità dello schema terapeutico con CIFN è stata paragonabile a quella con pegIFN. Tre soggetti hanno evidenziato una piastrinopenia di grado III, ma non vi sono stati casi di neutropenia o di piastrinopenia di grado IV. Lo schema quotidiano con CIFN è risultato responsabile di una percentuale lievemente maggiore di reazioni nel sito dell’iniezione, e di un tasso di “drop out” di poco più elevato (18%), rispetto a quello con pegIFN (12%). Le reazioni avverse ematologiche di grado III erano maggiori nel gruppo in trattamento con pegIFN.
“A nostro parere, il trattamento delle recidive mediante CIFN quotidiano, con una durata di terapia prolungata a 72 settimane, potrebbe avere una discreta efficacia” ha concluso il Dott. Kaiser. “Si tratta comunque di uno studio pilota, cui dovranno far seguito degli studi multicentrici”.
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