Ipertrofia prostatica benigna
Primi risultati positivi degli IPDE-5 nell’IPB
Durante il congresso sono stati presentati diversi studi sull’efficacia degli inibitori della fosfodiesterasi 5 (IPDE-5) nel trattamento dei sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna, con risultati promettenti
Da qualche anno, è nota l’esistenza di un’associazione molto frequente tra le patologie delle basse vie urinarie e i problemi sessuali nell’uomo anziano. Diversi ricercatori, in particolare statunitensi, hanno valutato l’effetto dei farmaci che rappresentano oggi il trattamento di scelta per la disfunzione erettile, gli IPDE-5, sulle patologie delle basse vie urinarie, tenendo presente che l’enzima bersaglio di questi farmaci, la fosfodiesterasi-5, è espressa dal tessuto prostatico.
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C. Roehrborn, USA |
Claus Roehrborn (Dallas, Usa) ha valutato l’efficacia e la sicurezza del tadalafil somministrato quotidianamente a pazienti che presentavano sintomi moderato-severi derivanti da un’ipertrofia benigna della prostata (IPB), nell’ambito di uno studio randomizzato in doppio cieco contro placebo. Sono stati arruolati 281 pazienti ai quali è stato somministrato tadalafil alla dose di 5 mg per 6 settimane, portato quindi progressivamente al dosaggio di 20 mg per altre sei settimane, o placebo per 12 settimane.
A 6 settimane (5 mg) come a 12 settimane (5/20 mg), il taladafil migliora l’IPSS (International Prostate Symptom Score) e l’IPSS QoL (Quality of Life), rispetto al placebo. Non sono state riscontrate variazioni del Qmax, cioè del residuo. Tra i pazienti sessualmente attivi, che lamentavano la presenza di disfunzione erettile, l’IIEF (International Index of Erectile Function) è risultato significativamente aumentato. La tolleranza al trattamento è stata buona.
Un altro studio che ha valutato gli IPDE-5 nell’IPB, questa volta in associazione ad un alfa-bloccante, è stato presentato da Steven Kaplan (New York, Usa). 62 pazienti affetti da patologia delle basse vie urinarie e da disfunzione erettile sono stati randomizzati a tre rami di trattamento: alfuzosina (10 mg/die), sildenafil (25 mg/die) e i due farmaci in associazione per 12 settimane. Anche in questo caso lo studio ha dimostrato un miglioramento significativo dell’IPSS, del Qmax e dell’IIEF nei tre gruppi di trattamento. I migliori risultati sono stati ottenuti nel braccio dei due trattamenti associati.
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