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“La sorpresa di vedere l’effetto della tossina per tutto l’anno…”
Michael Chancellor
Pittsburg, USA
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Ipertrofia prostatica benigna
Una tossina di giovinezza per l’IPB?
Decisamente le tossine botuliniche hanno il vento in poppa. Dopo rughe e incontinenza, eccole ora alle prese dell’ipertrofia prostatica benigna. Uno studio in aperto americano-taiwanese cerca di dimostrare l’efficacia di questo trattamento nel migliorare la vita dei pazienti sintomatici
Paradossalmente le tossine botuliniche rappresentano uno dei più potenti veleni conosciuti. Bloccano la placca motrice a livello muscolare, causando così la paralisi tipica del botulismo. Ma come tutte le molecole attive, maneggiate con prudenza, possono avere diverse attività terapeutiche. Il loro impiego trova indicazione dall’iperidrosi, agli spasmi muscolari, passando per il trattamento di alcune forme di emicrania o delle prime rughe. L’urologia se ne è appropriata con degli studi sulla vescica e più di recente sulla prostata. È nel 2003 che, per la prima volta, un gruppo italiano ha dimostrato sull’animale, l’efficacia della tossina nel ridurre il volume della prostata.
Lo studio presentato nel contesto dell’AUA 2006, aveva lo scopo di misurare l’efficacia della tossina botulinica di tipo A (BTX-A) sui sintomi delle basse vie urinarie e sulla qualità di vita. 41 pazienti con IPB refrattaria al trattamento medico, sono stati trattati con 100 unità di BTX-A (n=21) in unica somministrazione all’interno di ciascun lobo della prostata, o con 200 unità (n=20) se il volume prostatico superava i 30 millilitri. I pazienti avevano un’età media di 79 anni con un IPSS superiore o uguale a 8, un’ipertrofia bilobare alla cistoscopia e un residuo post-minzionale massimale inferiore a 12 ml/sec. Le iniezioni venivano praticate all’interno stesso della prostata, attraverso il perineo, sotto guida ecografica transrettale. I pazienti sono stati valutati prima e dopo il trattamento.
Miglioramento della sintomatologia
I risultati non hanno mostrato effetti indesiderati particolari, né locali, né sistemici. Il 75,6% dei pazienti ha presentato un miglioramento della sintomatologia e della qualità di vita di oltre il 30%. Quattro pazienti su cinque, con ritenzione urinaria da oltre un mese, sono risultati in grado di svuotare spontaneamente la vescica a distanza di una settimana-un mese dalle iniezioni. In un terzo dei pazienti circa, il volume della prostata non si è ridotto e tuttavia oltre la metà di questi (58,3%) riferivano un miglioramento superiore al 30% del residuo post-minzionale massimale, della sintomatologia delle basse vie urinarie e della qualità di vita.
Per i ricercatori, le iniezioni di tossina botulinica nella prostata, rappresentano dunque un trattamento efficace e sicuro da proporre ai pazienti affetti da adenoma prostatico sintomatico. Con loro grande sorpresa, l’effetto si è mantenuto per un anno intero, senza che si rendesse necessario ricorrere nuovamente alle iniezioni.
Michael Chancellor (Pittsburg, USA) spiega l’azione della tossina attraverso “la quantità importante di fibre muscolari costitutive della prostata e attraverso l’azione sulle ghiandole prostatiche delle quali la tossina diminuirebbe la produzione”.
Auspica dunque la realizzazione di qualche studio complementare, contro placebo, che preveda la valutazione delle variazioni istologiche e di biologia molecolare. Questo permetterebbe sia di spiegare, che di confermare questi risultati preliminari.
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