trapianto
L’esperienza canadese del “kidney shopping”
I trapianti renali con organi provenienti da donatori viventi remunerati sono ormai praticati in numerosi paesi. Un gruppo canadese ha studiato le ricadute di questi interventi praticati all’estero
È stato effettuato uno studio retrospettivo sui trapianti commerciali realizzati al di fuori dell’America del Nord e dell’Europa occidentale tra pazienti di nazionalità canadese che sono stati in seguito assistiti presso l’ospedale Saint-Michel di Toronto. Sono stati individuati 22 casi di trapianti commerciali realizzati su 20 pazienti tra il 1999 e il 2005. Questi erano stati effettuati in Pakistan (9), in Cina (5), in Iran (3), in Turchia (1) e nelle Filippine (1).
Tra questi pazienti, il 27% hanno presentato un episodio di rigetto acuto, nonostante un trattamento immunosoppressivo moderno. Nel 52,3% dei casi si è avuta un’infezione sistemica severa. Si è trattato di infezioni da citomegalovirus (24%), delle vie urinarie (38%), fungine (19%), di tubercolosi (14%) e di sepsi batterica (27%). Complicanze chirurgiche sono state constatate nel 36% dei casi e hanno comportato la perdita dell’organo in tre pazienti.
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A distanza di un anno, la sopravvivenza dei pazienti e degli organi trapiantati è risultata rispettivamente del 90% e dell’82%. Queste cifre possono essere confrontate con quelle del Registro canadese dei trapianti che sono rispettivamente 98% e 92%. In totale la sopravvivenza dei pazienti e degli organi è risultata rispettivamente dell’85% e del 73%. Due decessi sono stati causati da un’infezione sistemica, uno da un tumore metastatizzato. Su 22 organi trapiantati, 10 presentano ancora una buona funzionalità. Il “kidney shopping”, pratica invalsa in Canada come nella maggior parte del resto del mondo industrializzato, comporta dunque delle percentuali elevate di infezioni severe e di complicanze urologiche.
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