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“I farmaci in fase di sviluppo sembrano essere interessanti”
Marie-Hélène Colson
Francia
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Eiaculazione precoce
Dovranno imparare a lavorare insieme
Il dibattito tra i fautori della terapia psico-comportamentale e quelli che vorrebbero disporre di un farmaco è vecchio come la sessuologia. La prima sessione plenaria del congresso ha proposto una controversia su questa tematica che ha mostrato appieno l’assenza di comunicazione tra i due schieramenti
Per James Barada (Albany, USA) che ha aperto il dibattito, l’eiaculazione precoce non è che un riflesso neuro-genitale; un trattamento medico sarebbe quindi il miglior modo di porvi rimedio. Stanley Althof (Cleveland, USA) ha in seguito spiegato che questo disturbo è molto più di un semplice riflesso. Ripristinare la fiducia sessuale dei pazienti e migliorare la soddisfazione delle loro relazioni è molto complicato e, secondo lui, solo la psicoterapia comportamentale può riuscirvi. Ancora una volta, l’assenza di comunicazione tra le due scuole appare lampante e c’è da sperare che alla fine si riesca a stabilire un dialogo.
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S. Althof, USA |
Esistono attualmente quattro teorie che tentano di spiegare le cause dell’eiaculazione precoce: un livello di serotonina alterato a livello cerebrale, un’ipersensibilità periferica della ghiandola e le ipotesi comportamentali e psicoanalitica. In molti pazienti, queste diverse componenti coesistono e conviene imparare a distinguerle.
Secondo Marie-Hélène Colon, specialista in sessuologia a Marsiglia, il problema posto dall’eiaculazione precoce non è effettivamente facile da risolvere. E d’altronde, è possibile considerarla una malattia? Il dubbio si è posto di frequente, visto che l’eiaculazione precoce colpisce un uomo che, rispetto alla voglia di eiaculare non riesce ad assumere un comportamento che gli permette di farlo durare. Si precipita anziché prendere tempo e fermarsi di fronte ai segnali che gli invia il corpo. Possono essere distinte due categorie principali di pazienti. Innanzitutto gli uomini che hanno una soglia di scatenamento dell’eiaculazione molto bassa: questi presentano un’eiaculazione iperprecoce, che compare a volte addirittura prima di riuscire a spogliarsi. Poi ci sono quelli che per mancanza d’esperienza, di sensualità, ma anche per timidezza, vogliono accelerare le cose volontariamente, quasi perché presi dal panico.
Per i primi, i farmaci attualmente in fase di sviluppo sembrano rappresentare una soluzione interessante e dovrebbero rendersi disponibili tra breve. Si tratta di derivati della classe degli inibitori del re-uptake della serotonina (IRS), quali la dapoxetina. Per quanto riguarda il secondo gruppo di pazienti, queste nuove molecole, sebbene utili in una prima fase, potrebbero risultare meno efficaci, visto che si tratta non di un problema di sensazioni ma di un problema di comportamento di fronte alle sensazioni.
Per Marie-Hélène Colon, l’assenza di comunicazione tra i fautori della terapia farmacologia e quelli della psicoterapia non ha dunque motivo d’esistere. Le molecole in studio attualmente in fase di sperimentazione clinica presentano un interesse enorme, probabilmente per tutti i pazienti, ma l’integrazione con un trattamento psico-comportamentale mantiene tutta la sua validità, ancor più nel campo dell’eiaculazione precoce che in quello della disfunzione erettile.
Sempre nel corso dell’AUA, è stata presentata una pubblicazione recentissima che ha valutato l’associazione di un IPDE-5 con un IRS. I risultati dimostrano che l’associazione dei due farmaci risulta più efficace della sola monoterapia con IRS. Come agiscono le due molecole? L’IRS si ritiene che innalzi la soglia di scatenamento dell’eiaculazione, mentre l’IPDE-5 consente senza dubbio al paziente di imparare a fermarsi o a ritirarsi, senza la preoccupazione di perdere l’erezione. Un trattamento ben strutturato tiene dunque conto allo stesso tempo degli effetti del farmaco ma anche di una presa in carico di tipo psico-comportamentale.
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