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PAZIENTI E CURANTI
Nell’asma, un voto insufficiente all’educazione
Medici e pazienti devono dimostrare maggiore serietà nei confronti dell’asma e dell’importanza della compliance, secondo quanto riferito da alcuni ricercatori. I soggetti asmatici e i loro curanti paiono spesso parlarsi reciprocamente addosso, un fattore che sembra compromettere gli outcome terapeutici; è quanto riferito dagli autori di un’indagine internazionale presentata nel corso dell’International Conference 2006 dell’American Thoracic Society.
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G.W. Canonica, Italia |
“I medici devono svolgere un migliore lavoro di educazione ai pazienti in merito alla gravità dell’asma e all’importanza della compliance” hanno affermato il Dott. Michael A. Kaliner e coll. dell’Institute for Asthma & Allergy di Chevy Chase (Maryland, USA). “E contemporaneamente, i pazienti devono ascoltare chi li cura e prendere sul serio i consigli ricevuti”. "Talvolta i pazienti non comprendono il fatto che l’asma rappresenta una condizione grave, che devono affrontare di continuo” hanno scritto gli autori nell’ambito di una presentazione poster (abstract). “Medici e pazienti si trovano in disaccordo sui temi da affrontare, relativamente alla gestione dell’asma, nel corse delle visite ambulatoriali, e hanno una diversa percezione della quantità di tempo che è necessario dedicare all’educazione alla malattia". L’indagine GAPP (Global Asthma Physician and Patient) riguardava 3459 soggetti (tra pazienti e medici) di 16 Paesi, intervistati su temi che hanno a che fare con gli outcome sanitari legati all’asma, quali la terapia e gli effetti collaterali, la compliance, l’educazione fornita e la comunicazione medico-paziente.
Nel braccio dell’indagine GAPP riferito agli USA, il 40% di coloro che hanno risposto ha affermato di non sapere che gli attacchi asmatici possano rivelarsi fatali anche nei soggetti con un grado moderato di malattia; il 64% di quelli che hanno risposto ha affermato di avere un’asma lieve, ma circa un terzo dei pazienti (32%) ha detto che l’asma aveva un impatto sfavorevole sulle loro vite, limitandone le attività ordinarie. Riguardo la terapia, il 95% dei medici era concorde nel ritenere i corticosteroidi per via inalatoria il “gold standard” terapeutico.
"Attualmente, i medici riconoscono che i corticosteroidi per via inalatoria rappresentano il caposaldo del trattamento dell’asma, per due motivi: primo, perché è una patologia cronica; secondo, perché è una patologia di tipo infiammatorio”, ha affermato in un’intervista il Prof. Giorgio Walter Canonica, co-autore, professore di Allergologia e Patologie Respiratorie presso l’Università di Genova. "È un punto fondamentale che andrebbe spiegato ai pazienti. Ovviamente, per far ciò e garantirci la compliance dei soggetti trattati, abbiamo bisogno di corticosteroidi per via inalatoria migliori in termini di sicurezza” ha aggiunto.
E qui stanno le difficoltà: un numero rilevante di pazienti non è apparentemente consapevole degli effetti collaterali a breve e lungo termine degli steroidi per via inalatoria. Il 18% dei pazienti statunitensi ha affermato di ignorare che l’assunzione cronica di corticosteroidi per via inalatoria si associ a osteoporosi, cataratta e glaucoma, e il 19% ha detto di non sapere che la candidosi orale, la raucedine e le faringiti rappresentino effetti collaterali a breve termine.
Inoltre, le opinioni di medici e pazienti divergono relativamente alla frequenza con cui vengono riferiti gli effetti collaterali nel corso delle visite ambulatoriali. Più della metà di coloro che hanno risposto (57%) ha affermato di non avere mai discusso con il proprio medico degli effetti collaterali a lungo termine, e il 43% di non aver mai affrontato l’argomento dei problemi a breve termine.
Per contro, una percentuale compresa tra il 77 e il 90% dei medici ha detto di avere discusso sempre, o almeno qualche volta, degli effetti collaterali a breve e a lungo termine, con i loro pazienti asmatici. Analogamente, il 62% dei pazienti che non discuteva degli effetti collaterali ha affermato che erano stati loro a iniziare a parlarne, mente l’86% dei medici sosteneva che sono loro stessi ad avviare una discussione in merito. Il 38% dei pazienti ha riferito che non era stato dedicato del tempo, nel corso delle visite ambulatoriali, a come migliorare le tecniche per una gestione efficace dell’asma; per contro, il 90% dei medici ha riferito che oltre la metà del tempo di una visita ambulatoriale veniva dedicato all’educazione al paziente.
“Quello che preoccupa” ha rimarcato il Prof. Canonica, “è che gli effetti collaterali dei farmaci comunemente prescritti per l’asma possono esercitare un impatto sfavorevole sulla compliance terapeutica”.
Degli intervistati che avevano riferito effetti collaterali, il 29% ha affermato di aver preso in considerazione di cambiare farmaco, il 26% di saltare delle somministrazioni, il 26% di aver modificato la posologia e il 22% di aver sospeso l’assunzione della terapia. Eppure, la mancanza di compliance ha esercitato un impatto sfavorevole sulla qualità di vita dei pazienti, con oltre due terzi di questi (69%) che hanno riferito un peggioramento della sintomatologia dopo aver modificato l’assunzione della terapia; il 57% ha riferito limitazioni delle capacità funzionali, il 53% di aver sofferto di risvegli notturni e il 41% di essere andato incontro a riacutizzazioni più frequenti, secondo quanto riportato dagli autori. "Gli effetti collaterali contribuiscono a generare un’insoddisfacente compliance terapeutica, che determina una riduzione della qualità della vita e un aumentato impiego di risorse” concludono i ricercatori. “La disponibilità di nuovi steroidi per via inalatoria, che a parità di efficacia siano caratterizzati da un maggior grado di sicurezza e tollerabilità, potrebbe migliorare gli outcome dei pazienti".
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