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ATS 2006 - International conference
San Diego, California
19-24 maggio 2006

Notizie FLASH!

BPCO
Una peggiore qualità dell’aria correla con esiti sfavorevoli

 

L’esposizione all’inquinamento dell’aria aumenta significativamente il rischio di mortalità nei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), così come da altre tre condizioni patologiche croniche, secondo quanto riferito da alcuni ricercatori all’ATS 2006. L’effetto dell’inquinamento dell’aria sulla mortalità dei pazienti affetti da BPCO, diabete, scompenso cardiaco congestizio e da patologie infiammatorie (artrite reumatoide e lupus) è risultato significativo, ma anche reversibile dopo soli due anni di esposizione a un’aria più pulita, ha affermato il Prof. Joel Schwartz, della Harvard School of Public Health (USA).


J. Schwartz, USA

“L’inquinamento dell’aria è una della cause più facilmente evitabili di mortalità, negli Stati Uniti” ha detto il Prof. Schwartz nel corso di una conferenza tenutasi nell’ambito del congresso dell’American Thoracic Society. "Ogni anno, negli Stati Uniti, muoiono più persone di inquinamento dell’aria che per AIDS, carcinoma della mammella e della prostata messi insieme; a differenza di tali patologie, però, ora sappiamo come risolvere il problema dell’inquinamento aereo. Sappiamo come fare a mettere dei catalizzatori sui motori diesel, solo che non l’abbiamo ancora fatto”. Sebbene altri vasti studi di coorte avessero dimostrato che l’esposizione cronica all’inquinamento particolato dell’aria si associasse alla mortalità per tutte le cause e per cardiovasculopatie, gli studi realizzati erano delle analisi trasversali di esposizione, che hanno valutato la mortalità aggiustata confrontandola con i livelli medi di inquinamento di diverse città. Tali trial erano soggetti a variabili confondenti.
Per il loro studio, il Prof. Schwartz e la Prof.ssa Antonella Zanobetti, ricercatrice di Harvard, hanno deciso di analizzare le modificazioni nel tempo relative all’inquinamento tra le diverse città. Gli autori hanno analizzato le dimissioni ospedaliere dei soggetti affetti da patologie croniche di 34 città statunitensi, dal 1985 al 1999, confrontando le informazioni ricavate con le medie a 12 mesi delle particelle di inquinamento dell’aria di diametro inferiore o uguale a 10 mcm (PM10). Ciascun paziente è stato arruolato nella propria coorte al momento della dimissione, e seguito a intervalli di 12 mesi, anno dopo anno, fino alla morte o alla conclusione dello studio.“Oltre a valutare i soggetti affetti da BPCO e da scompenso cardiaco,abbiamo scelto di seguire quelli diabetici, patologia con una componente flogistica, così come l’artrite e il lupus, dal momento che l’evidenza suggerisce che il particolato dell’inquinamento può aggravare i disturbi infiammatori” ha affermato il Prof. Schwartz.

Nell’ambito di ciascuna delle quattro coorti di malattia, gli autori hanno anche controllato altre condizioni in grado di incrementare il rischio di mortalità, quali l’ipertensione arteriosa, la fibrillazione atriale o l’infarto del miocardio. I ricercatori hanno rilevato come per ogni aumento di 10 mcg/m3 di PM10 dell’aria si osservasse un balzo in avanti del rischio di mortalità del 32% per i soggetti diabetici, un incremento del 28% nei soggetti affetti da BPCO, un picco del 27% nei soggetti in quelli con scompenso cardiaco congestizio e un aumento del 22% del rischio negli individui affetti da problemi infiammatori cronici."In tutti i gruppi abbiamo osservato un’associazione significativa con le particelle presenti nell’aria, e in tutti e quattro i gruppi l’associazione si rafforzava osservando l’anno in corso e quello precedente, mentre gli anni pregressi non fornivano alcuna informazione aggiuntiva relativamente al rischio di mortalità” ha affermato il Prof. Schwartz. "Vale a dire che l’effetto dell’inquinamento dell’aria sulla sopravvivenza sembra essere limitato all’esposizione negli ultimi due anni, per cui, riducendo l’inquinamento, i tassi di mortalità si abbassano piuttosto rapidamente; tutto l’effetto, il massimo beneficio lo si ottiene entro due anni” ha aggiunto.

L’entità dell’effetto dell’inquinamento sulla mortalità “era circa tre volte superiore rispetto a quello osservato in altri vasti studi di coorte, suggerendo che l’inquinamento può esacerbare le condizioni infiammatorie” ha commentato il Prof. Schwartz. Ed ha affermato: "Mentre i soggetti affetti da BPCO e da insufficienza cardiaca sono piuttosto fragili, quelli affetti da diabete e gli individui con artrite reumatoide lo sono meno, pur avendo anche loro situazioni di flogosi cronica, che rappresenta probabilmente il fattore comune". “I risultati indicano che il controllo ambientale potrebbe rappresentare uno dei mezzi più efficaci per la riduzione del rischio di mortalità nei pazienti affetti da patologie croniche” ha osservato il Prof. Schwartz. “In quei soggetti che non possono evitare agevolmente l’inquinamento ambientale, anche l’aria condizionata sembra ridurre parzialmente l’eccesso di rischio”.

 
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