FUMO
Il fumo di marijuana non sembra essere carcinogeno
Fumare marijuana, anche in dosi massicce, non sembra incrementare il rischio di carcinoma del polmone e di neoplasie della testa e del collo, secondo quanto riferito da alcuni ricercatori all’ATS 2006. "Ci aspettavamo di rilevare che un’anamnesi positiva per fumo di marijuana a dosi elevate, oltre le 500-1000 dosi, aumentasse il rischio neoplastico anche dopo molti anni o decenni dall’esposizione a tale sostanza” ha affermato il Dott. Donald Tashkin, della University of Californiadi Los Angeles (California, USA).
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D. Tashkin, USA |
Nei fatti, come è stato riferito nel corso del congresso dell’American Thoracic Society, la consuetudine all’uso della marijuana è risultato associato a un rischio relativo inferiore a 1,0, a testimonianza dell’assenza di effetti di tale sostanza sul rischio di insorgenza di neoplasie respiratorie. Il Dott. Tashkin ha comunque subito sottolineato che la marijuana non sembra neanche svolgere un effetto protettivo nei confronti delle neoplasie. “Se così fosse sarebbe presente un effetto dose-dipendente, con un rischio particolarmente ridotto nei forti fumatori” ha affermato, “ma così non pare”.
Alcuni studi hanno dimostrato come la combustione di alcuni composti contenuti nella marijuana liberi sostanze chimiche carcinogene in concentrazioni circa del 50% superiori rispetto al fumo del tabacco delle sigarette. Inoltre, “un’esposizione intensiva e abituale della marijuana può provocare un’accelerata trasformazione in senso maligno su espianti polmonari, e vi è evidenza di alterazioni istologiche e molecolari pre-neoplastiche su biopsie bronchiali” ha affermato il Dott. Tashkin.
In precedenza, alcuni ricercatori avevano inoltre dimostrato che il fumo di una sigaretta contenente marijuana determinava il deposito nei polmoni di una quantità di catrame quattro volte superiore rispetto alle sigarette di tabacco, a parità di contenuto vegetale. “Le sigarette contenenti marijuana non hanno il filtro e sono assemblate in modo meno compatto, rispetto a quelle di tabacco, riducendone la capacità filtrante. Inoltre, i fumatori di erba trattengono il fumo nei polmoni per una quantità di tempo circa quattro volte superiore rispetto ai fumatori di tabacco” ha sottolineato il Dott. Tashkin.
Insieme ai suoi colleghi, diretti dall’epidemiologo Hal Morgenstern, professore della University of Michiganad Ann Arbor (USA), il Dott. Tashkin ha condotto una ricerca volta a valutare le possibili associazioni tra la consuetudine alla marijuana e il rischio di neoplasie respiratorie tra i soggetti adulti di età media dell’area di Los Angeles. Per questo studio caso-controllo basato sulla popolazione, i ricercatori hanno identificato i casi di neoplasia tra i soggetti di età compresa tra 18 e 59 anni, attraverso il registro del Los Angeles County Cancer Surveillance Program.
Sono stati identificati 611 soggetti affetti da carcinoma del polmone, altri 601 individui con una neoplasia della testa o del collo e 1040 soggetti di controllo appaiati per età, sesso e zona di residenza (marker surrogato delle condizioni socioeconomiche). Gli autori hanno condotto dettagliate interviste personali per determinare l’entità del fumo di marijuana nell’arco della vita dei soggetti arruolati, misurata in termini di joint-anni, essendo un joint-anno equivalente a 365 sigarette contenenti marijuana. Gli intervistatori hanno anche interrogato i partecipanti in merito alla consuetudine al fumo di tabacco, all’alcol, all’assunzione di altre sostanze, allo stato socioeconomico, alla loro occupazione e all’anamnesi familiare per neoplasie.
È stata anche utilizzata la regressione logistica per valutare l’effetto della consuetudine alla marijuana sul rischio di carcinoma del polmone, aggiustato in base all’età, al sesso, alla razza/etnia, all’istruzione, al fumo cumulativo di tabacco e all’assunzione di alcolici. Gli autori hanno rilevato che i maggiori fumatori dello studio avevano fumato marijuana per oltre 60 joint-anni, pari a oltre 22.000 spinelli nell’arco della loro vita. I fumatori moderatamente accaniti avevano fumato tra 11.000 e 22.000 spinelli. "È una quantità di marijuana enorme" ha affermato il Dott. Tashkin. Nonostante tale uso massiccio, “nessuna categoria ha dimostrato di essere a rischio aumentato, ne’ vi erano elementi che facessero ipotizzare un odds ratio più elevato nei fumatori più incalliti” ha proseguito. “Non vi era un effetto dose-risposta, e neanche una sua parvenza; per tutti i tipi di neoplasie, a eccezione del carcinoma della cavità orale, gli odds ratio sono risultati inferiori a uno”.
Gli intervalli di confidenza degli odds ratio erano peraltro molto ampi. Per contro, il fumo di tabacco è risultato associato a un incremento del rischio per tutti i tipi di neoplasia, con una ”potente” relazione dose-risposta. “I soggetti che avevano fumato oltre due pacchetti di sigarette/die mostravano un rischio neoplastico pari a 21 volte, rispetto al rischio inferiore a una volta della marijuana” ha detto il Dott. Tashkin. "Limitando l’analisi a coloro che non facevano uso di tabacco, abbiamo ottenuto gli stessi risultati; quando abbiamo cercato un’interazione tra fumo e tabacco (se cioè la marijuana aumentasse il rischio, o potenziasse gli effetti carcinogeni del tabacco), non l’abbiamo trovata, così come non abbiamo rilevato un effetto protettivo nei confronti degli effetti del tabacco: un dato molto importante, dal momento che la maggior parte dei soggetti che fuma marijuana fuma anche tabacco" ha sottolineato il relatore.
È possibile, secondo il Dott. Tashkin, che il tetraidrocannabinolo (THC) presente nel fumo di marijuana favorisca l’apoptosi, cioè il suicidio cellulare programmato, provocando la morte delle cellule prima di una loro eventuale trasformazione in senso neoplastico. Ed ha anche osservato come non sia mai una buona idea quella di assumere qualche sostanza a livello polmonare, “compreso il fumo di marijuana".
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