ASMA
Ruolo contributivo della violenza nell’asma nei bambini
I bambini esposti alla violenza domestica dei propri genitori, così come a quella comunitaria o a scuola, hanno un rischio significativamente superiore di mostrare una riduzione della funzionalità polmonare, rispetto ai bambini provenienti da ambienti più pacifici. È quanto affermato dalla Dott.ssa Rosalind J. Wright e coll. della Harvard School of Public Health e del Brigham and Women's Hospital nel corso di una presentazione tenutasi durante il congresso dell’American Thoracic Society.
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R.J. Wright, USA |
"L’aggressione verbale domiciliare e la violenza in ambito comunitario sono risultate associate in maniera significativa con una riduzione della funzionalità polmonare dei bambini, anche dopo aggiustamento per l’esposizione al tabacco, l’etnia, il peso alla nascita, gli indicatori dello stato socioeconomico e le diagnosi auto-riferite di asma" hanno osservato gli autori. I soggetti con uno stato socioeconomico inferiore, nell’arco della loro vita, presentano un rischio più elevato di riduzione della funzionalità polmonare, osservano gli autori in una presentazione poster. Tale differenza può essere in parte attribuibile al tabacco ambientale, all’inquinamento fuori e dentro casa e all’aumentata esposizione agli allergeni tra le persone più svantaggiate dal punto di vista economico, ma anche alcuni fattori di stress cronico quali la violenza domestica e quella per strada possono svolgere un ruolo importante.
Per determinare il possibile ruolo dello stress indotto dall’esposizione alla violenza sulle funzioni respiratorie, i ricercatori hanno valutato una coorte prospettica di 330 bambini della zona orientale di Boston (Massachusetts, USA), seguiti dalla fase gestazionale precoce, nell’ambito di uno studio sugli effetti del fumo in gravidanza, alla pubertà. Lo studio è stato controllato per le condizioni socioeconomiche, l’esposizione pre- e post-natale al tabacco, e per altri fattori che potevano interferire con la funzione polmonare. L’analisi dei dati includeva un modello di regressione lineare con variabili che comprendevano il sesso, l’età, il peso alla nascita e il logaritmo dell’altezza.
Gli autori hanno utilizzato i resoconti fatti dalle madri e diverse scale di rating per quantificare i conflitti tra genitori e la violenza domestica, così come l’esposizione alla violenza in ambito comunitario. Ai bambini di età superiore a otto anni è stato inoltre richiesto di raccontare loro stessi la propria esposizione alla violenza. Le misure di outcome comprendevano il volume espiratorio forzato in un secondo (FEV1, forced expiratory volume) e la capacità vitale forzata. I 330 bambini sono stati infine divisi in base al sesso. Il 55% di loro era di origine ispanica, il 40% aveva una madre che non aveva frequentato le scuole superiori e il 21% era stato esposto al fumo di tabacco durante la gravidanza.
Gli autori hanno rilevato una FEV1 di 1,28+/-0,21 litri, con una capacità vitale forzata media pari a 1,39+/-0,23 l. Una maggiore aggressività verbale risultava associata a una riduzione significativa della FEV1 di 0,03 l (p<0,05), e della capacità vitale forzata di 0,04 l (p<0,05).
È stato anche osservato un importante effetto legato al sesso, con una significativa riduzione della FEV1 e della capacità vitale forzata nelle ragazze collocate nel terzo superiore di esposizione all’aggressività verbale; i ragazzi del terzo superiore di esposizione alla violenza comunitaria mostravano la tendenza verso una FEV1 inferiore, e una riduzione significativa della capacità vitale forzata.
Gli effetti dell’esposizione alla violenza sono risultati di intensità “pari o superiore rispetto a quella riferita per l’esposizione pre- o post-natale al fumo di tabacco, sulla funzionalità polmonare” hanno osservato i ricercatori di Harvard.
In uno studio separato, anche questo apparso durante una sessione poster, la Prof.ssa Kristin A. Riekert e coll. del Johns Hopkins (Baltimora, USA) hanno riferito come, su un campione rappresentativo di 1704 studenti delle scuole superiori affetti da asma, l’esposizione alla violenza scolastica contribuisse in maniera significativa alla morbilità per tale patologia. Anche dopo correzione per età, sesso, etnia o collocazione urbana versus suburbana della scuola frequentata, gli adolescenti affetti da asma esposti alla violenza scolastica avevano maggiori probabilità di riferire di avere avuto almeno un attacco o un episodio asmatico nell’anno precedente. "Questi risultati sottolineano la necessità di prestare attenzione al ruolo esercitato dall’esposizione alla violenza nel contesto di vita sociale quotidiano, nella morbilità per asma tra gli adolescenti” hanno detto gli autori.
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