Carcinoma del pancreas
Difficile battere il benchmark
Molte équipe internazionali stanno tentando di migliorare i risultati ottenuti con la gemcitabina. Numerosi sono i candidati potenziali a un’associazione con tale chemioterapico, ma i risultati presentati all’ASCO 2006 non soddisfano ancora le speranze di medici e pazienti

Christophe Louvet,
Francia |
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Christophe Louvet, che ha aperto la sessione dedicata a questo argomento, ha riferito i risultati delle metanalisi derivanti dai due studi principali che hanno valutato l’aggiunta di cisplastino o oxaliplatino alla gemcitabina (GERCOR e GISCAD).
Sebbene i risultati di questi due studi non abbiano raggiunto la significatività statistica per tutti gli endpoint, la loro analisi pooled ha mostrato una differenza significativa a favore dell’associazione.
Il miglioramento è risultato significativo per quanto riguardava la sopravvivenza libera da malattia (5,5 mesi versus 3,45) e la sopravvivenza complessiva (8,3 mesi versus 6,7), specialmente nei pazienti con un buon performance status e una diffusione locale limitata (vedi abstract).

Elisabeth Poplin,
USA |
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Nell’ambito di tale contesto erano attesi i risultati dello studio ECOG 62, riferiti in anteprima da Elisabeth Poplin. Lo studio (abstract) era stato disegnato per confrontare tre bracci di trattamento di pazienti affetti da carcinoma del pancreas localmente avanzato o metastatico ― gemcitabina al dosaggio convenzionale; gemcitabina ad alto dosaggio; e gemcitabina + oxaliplatino.
Lo studio, i cui risultati preliminari sono stati riferiti ad Atlanta, aveva arruolato 832 pazienti. L’obiettivo dei ricercatori era ambizioso: mostrare una differenza superiore al 33% tra i bracci di confronto. Pur essendovi una reale differenza in termini di sopravvivenza tra i 3 bracci (4,9 mesi per il braccio gemcitabina convenzionale, 6 mesi per il braccio gemcitabina ad alte dosi e 5,9 mesi per quello gemcitabina-oxaliplatino), l’ultimo non ha raggiunto la significatività prevista; non è stato questo il caso della tossicità, statisticamente più pronunciata rispetto agli altri due bracci di trattamento intensivo.
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Margaret Tempero,
USA |
Per Margaret Tempero, che ha commentato entrambi gli studi, tali risultati sfortunatamente non sono sorprendenti. Per quanto legati almeno in parte a problemi di disegno dello studio e a una sopravvivenza complessiva inferiore a quella degli studi precedentemente pubblicati, richiedono di una maggiore riflessione a riguardo dello sviluppo di strategie terapeutiche per tale patologia, la cui prognosi resta estremamente sfavorevole.
Gli altri trattamenti, valutati nello stesso ambito in associazione alla gemcitabina, si sono scontrati con gli stessi limiti, rendendo urgente la necessità di una rivalutazione di tali approcci; questi dovranno concentrarsi sull’identificazione di nuovi criteri di valutazione intermedi consentendo una migliore categorizzazione dei sottogruppi dei pazienti e un approccio più “individualizzato”, migliorando contemporaneamente la standardizzazione dei trial clinici e della loro comunicazione.
Basato sulle presentazioni di Christophe Louvet (Abstract LBA 4003)
e di Elisabeth Poplin (Abstract LBA 4004)
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