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ASCO 2006 – 42nd ANNUAL MEETING
Atlanta, Georgia, 2-6 giugno 2006

6 giugno
Carcinoma del colon in stadio avanzato
Chemioterapia di prima linea: talvolta si ottiene di più facendo di meno

In un’importante sessione dell’ASCO 2006 si è discusso del trattamento del carcinoma del colon in stadio avanzato, con la presentazione dei risultati preliminari sul trattamento anti-angiogenetico associato di prima linea e la validazione del concetto di intervallo in assenza di terapia

L’associazione con anti-angiogenetici come trattamento di prima linea

 

Per la prima volta, all’ASCO 2006 sono stati presentati due studi relativi a questo argomento. Il primo aveva valutato l’associazione di bevacizumab a uno schema a base di oxaliplatino, l’altro l’associazione di cetuximab a uno schema FOLFOX o FOLFIRI.

Il TREE 2 era un studio di fase II progettato per valutare l’impatto dell’aggiunta di bevacizumab a 3 diversi schemi di utilizzo dell’oxaliplatino come terapia di prima linea, nei pazienti con carcinoma del colonretto metastatico. È la conferma e il proseguimento dello studio TREE 1, che aveva confrontato gli stessi 3 bracci di trattamento valutando indirettamente l’impatto dell’associazione del bevacizumab.

In questo studio, che aveva arruolato 223 pazienti, i 3 schemi confrontati sono stati il FOLFOX modificato, il FOL (bolo) e il CapOx, che associa capecitabina (a un dosaggio inferiore rispetto a quello dello studio TREE 1, per ridurne la tossicità riferita) e oxaliplatino, ai quali è stato aggiunto il bevacizumab (ogni 2 settimane nei bracci FOLFOX e FOLb e ogni 3 settimane nel braccio CapOx). Il follow-up medi è stato di 27 mesi.

Nello studio TREE 1 la sopravvivenza media era stata di 18,2 mesi (IC 95%: 14,5-21,6 mesi), in assenza di importanti differenze tra i 3 bracci, ma con maggiore sopravvivenza nel braccio FOLFOXm.

Nello studio TREE 2 l’aggiunta del bevacizumab non ha modificato il profilo di tossicità riferito, ne’ il tempo di comparsa dell’insuccesso terapeutico. Ha invece avuto un impatto significativo sulla sopravvivenza complessiva di questa coorte: 24,4 mesi (IC 95%: 21,4-21,8 mesi), rispetto ai 18,2 mesi della coorte precedente.

  Dott. Howard Hochster, USA
Howard Hochster,
USA

Secondo i ricercatori di entrambi gli studi, coordinati da Howard Hochster, “l’aggiunta di bevacizumab a uno dei migliori standard terapeutici di prima linea delle neoplasie colorettali metastatiche ha consentito un significativo miglioramento della sopravvivenza complessiva eccedente i 24 mesi: un’ottima notizia per i pazienti”.

Riferiti i dati preliminari relativi al cetuximab
Per quanto riguarda il cetuximab, i dati sono maggiormente incompleti per il fatto che lo studio nord-americano di fase II CALGB 80203, disegnato con l’intento di arruolare oltre 2000 pazienti (cetuximab versus FOLFIRI +/- cetuximab), è stato interrotto prematuramente (studio con un follow-up medio di 16 mesi). I dati preliminari, presentati ad Atlanta, hanno comunque dimostrato che l’aggiunta di cetuximab è stata in grado di fornire un vantaggio in termini di estensione della sopravvivenza pari al 10 - 15%.

Pause terapeutiche, dati concordanti
La valutazione dell’impatto sulla sopravvivenza di eventuali pause terapeutiche in assenza di chemioterapia ha impreziosito i risultati di due importanti studi europei presentati all’edizione di quest’anno dell’ASCO.

Dott. Roberto La bianca, Italia
Roberto La bianca,
Italia
 

Il primo è uno studio italiano, riferito da Roberto Labianca, che ha confrontato l’impiego continuativo con quello sequenziale del Folfiri su 331 pazienti affetti da una neoplasia metastatica. I pazienti sono stati trattati con terapia continua, o con degli intervalli di due mesi off therapy. I risultati, dopo un follow-up di 30 mesi, dimostrano un’identica sopravvivenza in assenza di progressione per entrambi i gruppi, con una sopravvivenza complessiva di 16,9 mesi nel gruppo che prevedeva un intervallo senza terapia, rispetto ai 17,6 mesi del gruppo in terapia continua (abstract).

Il gruppo francese GERCOR ha riferito i risultati preliminari dello studio Optimox 2. Si tratta di uno studio di fase II che ha coinvolto 187 pazienti randomizzati a un trattamento con 6 cicli di Folfox 7 seguiti da una terapia di mantenimento con 5FU-leucovorina, o 6 cicli di Folfox 7 seguiti da un intervallo in assenza di terapia fino a nuova progressione della neoplasia. I tassi di risposta sono risultati simili nei due gruppi, e sebbene la sopravvivenza in assenza di progressione sia risultata migliore con la terapia di mantenimento, il periodo di controllo della patologia è stato identico. I ricercatori dello studio concludono affermando che “gli intervalli in assenza di terapia sono possibili; sono durati mediamente 4 mesi, nel corso dello studio, e risultati particolarmente utili nei soggetti senza fattori di rischio sfavorevoli”.

Questi studi dimostrano che oggigiorno è possibile concedersi delle “vacanze” terapeutiche. È un fattore importante per i pazienti, la cui sopravvivenza attuale è stata estesa dalla terapia, e nei confronti dei quali è importante essere in grado di offrire un sollievo temporaneo dal trattamento senza comprometterne i benefici.

 
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