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ASCO 2006 – 42nd ANNUAL MEETING
Atlanta, Georgia, 2-6 giugno 2006

6 giugno
Guarda il video del Dott. J. Paavonen, Francia   “Una vaccinazione preventiva può essere efficace sugli sviluppi delle lesioni pre-cancerose”
Jorma Paavonen,
Finlandia
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Guarda il video del dott. N. Kauff   “La chirurgia preventiva può avere impatti differenti in relazione ai tipi di mutazione”
Noah Kauff, USA
Guarda il video

Donne e prevenzione

Dai vaccini alla chirurgia: la prevenzione dei tumori

L’efficacia degli interventi di prevenzione su numerose neoplasie femminili è stata chiaramente documentata; l’ASCO ne ha fatto uno dei suoi messaggi chiave nell’edizione di quest’anno del congresso

 

Per illustrare la portata degli obiettivi degli interventi di prevenzione, il comitato organizzativo dell’ASCO 2006 ha selezionato tre studi. Il primo ha valutato l’efficacia di un vaccino contro il papillomavirus umano nelle neoplasie della vulva e della vagina; il secondo la relazione tra nutrizione e carcinoma della mammella; il terzo, quello più radicale, l’efficacia dell’ovariectomia preventiva nelle donne BRCA-positive.

Il vaccino anti-HPV a segno
Le neoplasie della vulva e della vagina sono patologie pericolose, ma direttamente accessibili ai programmi di prevenzione di massa. Con un’incidenza approssimativa di 2/100.000, i tumori vulvovaginali non sono certamente le neoplasie ginecologiche maggiormente frequenti, ma richiedono spesso procedure molto invasive, con una prognosi sfavorevole.

  Dott. Jorma Paavonen, Finlandia
Jorma Paavonen,
Finlandia

In alcuni paesi, nello specifico il Canada e le nazioni settentrionali, tra cui la Finlandia, le neoplasie vulvari sono in aumento tra le giovani donne. La presenza di lesioni dovute al papillomavirus umano (HPV) in queste neoplasie ha spinto una équipe finlandese guidata da Jorma Paavonen ad analizzare l’impatto di una vaccinazione nei confronti di questi tumori in giovani donne immunizzate mediante un vaccino tratravalente, il d6/11/16/18 Gardasil. In 3 studi randomizzati, 18.172 ragazze hanno ricevuto tale vaccinazione o un placebo, a seconda dello schema triiniettivo somministrato in D1, seguito dalle dosi 2 e 6 mesi dopo.

L’endpoint era costituito dalla comparsa di una neoplasia intraepiteliale vulvare (VIN) o vaginale (VaIN) di grado 2 o 3. Nel gruppo vaccinato non è stata osservata alcuna lesione precancerosa vaginale o vulvare collegata ai due tipi del papillomavirus maggiormente carcinogeno, l’HPV 16 e l’HPV 18. Per contro, sono state rilevate 24 lesioni di questo tipo nel gruppo placebo. Per quanto riguarda gli altri papillomavirus, sono stati registrati 27 casi nel gruppo placebo e 5 in quello sottoposto a vaccinazione.

Il vaccino tetravalente ha pertanto fornito una protezione del 100% nei confronti delle lesioni intraepiteliali HPV-correlate diverse da quelle cervicali. Un altro fattore di rischio, il tabacco, è risultato associato ai tumori della cervice, ma per questo non esistono ancora dei vaccini.

Nutrizione e prevenzione delle neoplasie femminili
Il consumo di grassi in una donna adulta non rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza del carcinoma della mammella, secondo Walter Willett, professore di nutrizione presso la Harvard University (Boston, Massachusetts,USA), che ha trattato l’argomento nel corso di una sessione dell’ASCO 2006.

Avendo effettuato una revisione di un vasto numero di studi epidemiologici, compreso il famoso Nurses’ Health Study da lui cominciato, Walter Willett ritiene che attualmente non esistano elementi che indichino che una dieta ricca di grassi possa costituire un fattore di rischio per il carcinoma mammario. Altro problema; l’obesità infantile sembra svolgere un effetto protettivo nei confronti del carcinoma della mammella in età adulta. In modo ancora più provocatorio, ha riferito che il consumo di frutta e verdura esercita un effetto protettivo quando si parla di protezione cardiovascolare, ma non ha alcun effetto nella prevenzione dei tumori, per tutte le sedi associate. Attualmente, l’unico legame confermato è quello tra elevato consumo di carni rosse e carcinoma colorettale.

Per contro, il nutrizionista ha ammonito le donne nei confronti di un consumo di alcolici anche modesto, se è presente un deficit di acido folico. L’alcol sembrerebbe associarsi a un eccesso di neoplasie mammarie.

Il mistero della trasformazione delle cellule mammarie in senso neoplastico potrebbe riguardare il periodo iniziale dell’esistenza, come ha sottolineato uno studio danese. Un peso elevato alla nascita, ma soprattutto essere alti con un basso BMI a 14 anni, con un picco improvviso di crescita nel corso della pre-adolescenza, potrebbe rappresentare un fattore di rischio importante per l’insorgenza futura dei tumori.

Chirurgia radicale: efficace, ma non per tutti

Dott.Noah Kauff, USA
Noah Kauff, USA
 

Accettare una salpingo-ovariectomia bilaterale per ridurre il rischio di carcinoma della mammella non rappresenta una decisione facile; quando però il paziente è portatore di una mutazione BRCA1 i benefici sarebbero maggiori, rispetto ai BRCA2, secondo Noah Kauff, che ad Atlanta ha riferito i risultati relativi al primo studio prospettico su questo argomento.

Gli 871 portatori delle mutazioni identificati comprendevano 597 soggetti con tessuto mammario a rischio; il follow-up medio è stato di 40 mesi. I ricercatori hanno selezionato 352 donne con mutazioni BRCA1 da sottoporre a salpingo-ovariectomia; in questo gruppo sono state identificate tre neoplasie pelviche. La chirurgia profilattica è stata rifiutata da 198 di esse; tra queste, nel corso del tempo, sono stati identificati 10 carcinomi ovarici e uno delle tube di Fallopio. Tra le donne che presentavano mutazioni BRCA1, la chirurgia profilattica ha determinato pertanto una riduzione del rischio dell’87%.

Tra le donne BRCA2, 194 hanno accettato l’intervento senza che poi fosse identificata alcuna neoplasia; 127 hanno rifiutato tale procedura, diagnosticandosi 2 neoplasie ovariche.

Per quanto riguarda la mammella, la situazione era diversa a seconda del tipo di mutazione ― 190 donne sono state sottoposte a intervento, diagnosticando 15 carcinomi (13 dei quali invasivi); 171 donne hanno rifiutato l’opzione chirurgica, con il conseguente riscontro di 18 tumori, comprese tre neoplasie invasive, 3 tumori intracanalicolari e 3 di tipo non determinato. La procedura profilattica ha determinato una riduzione del rischio del 39%, statisticamente non significativa.

Per quanto riguarda le donne BRCA2, 130 di queste sono state sottoposte a intervento, rilevandosi 4 neoplasie; 116 hanno scelto di non fasi operare, con l’identificazione di 9 tumori. La chirurgia, pertanto, ha ridotto il rischio del 78%.
Nel tentativo di comprendere tali differenze, uno studio pilota su 33 donne ha dimostrato che i benefici maggiormente significativi si sono verificati nelle donne con positività per i recettori ormonali; operare una donna ER-positiva garantirebbe una riduzione del rischio del 78%, mentre nelle ER-negative non si otterrebbe alcun beneficio.

 
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