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ASCO 2006 – 42nd ANNUAL MEETING
Atlanta, Georgia, 2-6 giugno 2006

5 giugno
Neoplasie polmonari e terapie mirate
Piccole molecole, progressi a piccoli passi

Una sessione speciale dell’ASCO 2006 dedicata agli inibitori della tiroxina chinasi nel carcinoma avanzato del polmone, per valutare le speranze potenziali legate a questa strategia terapeutica innovativa

Dott. Ronald Natale, USA
Ronald Natale, USA
 

I primi dell’elenco di questa non esauriente rassegna sono i dati clinici relativi al vanitinib (AZ6474). Ronald Natale ha riferito i risultati di un trial randomizzato di fase II su 168 pazienti, per i quali la sopravvivenza in assenza di progressione (l’endpoint principale) si è dimostrata significativamente maggiore rispetto al gefitinib: rispettivamente 11 settimane versus 8 (p=0,025). In questo studio di monoterapia non è stato osservato alcun miglioramento in termini di sopravvivenza globale (vedi abstract).

 

J.V. Heymach ha mostrato come l’associazione di vanitinib + docetaxel ha prolungato la sopravvivenza libera da progressione (endpoint principale), rispetto al docetaxel da solo. In questo studio randomizzato, che ha coinvolto 127 pazienti, la sopravvivenza in assenza di progressione è risultata di 12 settimane con il docetaxel da solo. Il vantaggio osservato è stato di 5-7 settimane, a seconda della dose impiegata di vanitinib. Analogamente allo studio precedente, non si è osservato alcun incremento in termini di sopravvivenza globale (vedi abstract).

M.A. Socinski ha presentato gli incoraggianti risultati di uno studio multicentrico non controllato, in aperto, relativo al sunitinib secondo uno schema di dosaggio alternante: 4 settimane di trattamento seguite da altre 2 off therapy. Il tasso complessivo di risposta è stato del 9,5%, al quale occorre aggiungere un 42,9% di stabilizzazione. La sopravivenza in assenza di progressione è stata di 11,3 settimane, e la sopravvivenza complessiva di 23,9 settimane (vedi abstract).

Somministrato in maniera continuativa nell’ambito di uno studio multicentrico non controllato, in aperto, il sorafenib ha determinato la stabilizzazione del 59% di 51 pazienti arruolati. La sopravvivenza in assenza di progressione è stata di 2,7 mesi, e quella complessiva di 6,7 mesi. U. Gatzemeier ha osservato che questi risultati sono simili a quelli ottenuti con molecole meno recenti, quali l’erlotinib e il gefitinib (vedi abstract).

Una sessione su tre molecole attive

Il concetto di angiogenesi è molto affascinante, soprattutto nel carcinoma metastatico del polmone, per il quale lo studio ECOG4599 ha mostrato un aumento significativo della sopravvivenza di 2 mesi con il bevacizumab. Complessivamente, da questa sessione dedicata a tre piccole molecole attive per vie orale, agenti su diversi recettori, sono emersi tre “take-away messages”:
· Questi nuovi farmaci possiedono chiaramente un effetto anti-angiogenetico, e sono caratterizzati da un profilo di tossicità relativamente simile a quello del bevacizumab. Vi è rischio di sanguinamento e ipertensione.
· Questi farmaci possiedono attività antitumorale (RECIST) in monoterapia, ma probabilmente questa non rappresenta la migliore soluzione per il loro impiego. Logicamente, tali molecole andrebbero somministrate insieme alla chemioterapia.
· I successi registrati riguardano solamente una minoranza di pazienti, verosimilmente non più di un terzo; i carcinomi epidermoidi, ad esempio, ne risultano esclusi. Attualmente, la selezione dei pazienti viene effettuata in base alprofilo di tossicità, ma sarebbe interessante avere a disposizione dei marcatori biologici in grado di identificare i candidati migliori.


 
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