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“Sopravvivenza media in assenza di progressione di 11 mesi nel gruppo sunitinib”
Robert Motzer, USA
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“È la prima dimostrazione dell’impatto terapeutico di un farmaco specificamente rivolto contro mTor”
Gary Hudes,
USA
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Carcinoma renale
Progressi estremamente concreti nel trattamento
di prima linea
Due nuovi trattamenti hanno condiviso gli onori della sessione plenaria principale dell’ASCO 2006. Sunitinib versus temsirolimus ― entrambi confrontati con l’interferone-alfa e con evidenze convincenti: una buona notizia per i pazienti

Robert Motzer, USA |
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Il primo studio di fase III sul sunitinib è stato riferito da Robert Motzer (abstract) Il sunitinib è un inibitore della tiroxina-chinasi agente su diversi recettori del VEGF (1, 2 e 3). Lo studio aveva arruolato soggetti affetti da carcinoma renale metastatico in terapia di prima linea, randomizzati a un trattamento con sunitinib (per os, alla posologia di 50 mg nell’arco di sei cicli di 4 settimane) o interferone-alfa (INFα). Ogni braccio ha incluso 375 pazienti.
La mediana di sopravvivenza complessiva in assenza di progressione è stata di 11 mesi (10-12) nel gruppo sunitinib, e di 4 mesi (4-6) in quello INFα. La risposta complessiva al sunitinib è stata del 31%, rispetto al 6% del trattamento convenzionale. Dopo 15 mesi di follow-up, nessun gruppo aveva raggiunto la mediana di sopravvivenza; a quel punto, la sopravvivenza complessiva era a favore del gruppo trattato con sunitinib, come dimostrato dall’hazard ratio pari a 0,65 (IC: 0,449-0,942).
In termini di tossicità i bracci dello studio hanno mostrato simili risultati, ma gli eventi riferiti dai soggetti indicavano una superiorità a favore del sunitinib.Tra gli effetti collaterali maggiormente frequenti, da segnalare la comparsa di ipertensione arteriosa e della sindrome mani-piedi (eritrodisestesia palmoplantare) nei soggetti trattati con sunitinib.
Il secondo studio di fase III riferito ad Atlanta riguardava il temsirolimus. Si è trattato di un’analisi intermedia di uno studio che ha coinvolto 626 pazienti con carcinoma renale metastatico e con una prognosi sfavorevole (abstract).
Il temsirolimus, valutato in maniera comparativa rispetto all’INFα, agisce a livello di una proteina cellulare, mTor (mammalian Target of rapamycin), che svolge un effetto anti-apoptotico ed è anche coinvolta in fenomeni di angiogenesi tumorale. I 626 soggetti dello studio sono stati trattati con INF-α (209), temsirolimus (207) o con i due farmaci in associazione (210).
L’analisi si è incentrata sui primi due bracci dello studio: interferone da solo e temsirolimus da solo. La mediana di sopravvivenza nel gruppo trattato con interferone è stata di 7,3 mesi (IC: 6,1-8,9), raggiungendo invece i 10,9 mesi (IC: 8,6-12,7) nel gruppo trattato con temsirolimus da solo. Il dato è indicativo di un aumento significativo del 49% della mediana di sopravvivenza (p=0,0069). I principali effetti collaterali legati al farmaco sono le eruzioni cutanee e le lesioni orali di tipo stomatitico, con una gravità di tossicità di grado 3 e 4, inferiore del 16% nel gruppo temsirolimus rispetto a quello dell’INF-α.
Come tale, è la prima volta che uno studio dimostra che mTor può costituire un target rilevante per un trattamento antitumorale. Somministrato per via endovenosa alla dose di 25 mg una volta la settimana, il temsirolimus andrà presto valutato nei soggetti affetti da carcinoma renale con prognosi sfavorevole, specialmente senza metastasi.
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