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ASCO 2006 – 42nd ANNUAL MEETING
Atlanta, Georgia, 2-6 giugno 2006

4 giugno

ANALISI
Il prezzo del progresso

I costi dei trattamenti antitumorali costringono i medici a porre il problema sulla pubblica piazza

 

Sempre più numerosi, sempre più costosi: è l’equazione economica che devono risolvere i paesi ricchi per trattare i soggetti affetti da patologie gravi e croniche. Come fare per trovare i soldi, e a chi dare la precedenza? I tumori, ovviamente, rientrano in questo rompicapo. Se negli ultimi anni i farmaci hanno provato la loro efficacia decisiva, dal punto di vista medico e in termini di miglioramento della qualità di vita, il costo della terapia sale: trattare un carcinoma della mammella, ad esempio, costa 35.000 euro. Già posti di fronte a scelte di strategie terapeutiche, i medici sembrano ora dover rispondere ad altre questioni, ancora più delicate.

È vero, il problema di dover scegliere, in medicina, è reale e non è solo di oggi. In urgenza, ad esempio, la priorità di trattamento viene assegnata seguendo l’ordine di arrivo. Nel settore dei trapianti è il paziente compatibile più «malato» che beneficerà dell’organo. Durante la prima guerra mondiale, l’esercito americano riservava gli antibiotici ai soggetti che avevano maggiori probabilità di sopravvivere.

Ai criteri medici si aggiungono questioni sociali, fondamentali negli Stati Uniti. La qualità delle cure proposte dipende direttamente dall’assicurazione sottoscritta dal paziente stesso, o dalla sua azienda. Prendendo in considerazione l’ultimo anno di vita, quello di un soggetto affetto da una neoplasia comporta una spesa (da 30.000 a 35.000 dollari) maggiore rispetto a quello di un paziente affetto da una broncopneumopatia, o da patologie cardiovascolari. “Negli stati Uniti, non esiste un modo economico per tirare le cuoia”, ha sintetizzato in una battuta Ezekiel Emanuel (NIH), durante una sessione plenaria dell’ASCO incentrata sulle conseguenze economiche di questo flagello. Peggio: secondo alcuni, le neoplasie diventeranno “una malattia di lusso”.

Ma ci sono paesi europei che non si inseriscono in questa logica: è stato il messaggio rivolto dal Pr. David Khayat alla comunità internazionale presente ad Atlanta. Secondo il presidente dell’Istituto nazionale dei tumori francese, il sistema sanitario francese come di altri paesi europei, come quello italiano, permette a tutti di avere pari opportunità teoriche di beneficiare dei trattamenti più appropriati per il proprio caso, qualunque sia la spesa.

Per mantenere tutto ciò sono necessarie delle scelte di sanità pubblica. I nosocomi dovranno rispondere a dei precisi criteri di qualità, per aumentare l’efficacia del sistema e ridurre i costi. Per i servizi di chirurgia, ad esempio, verrà preso in considerazione il numero degli interventi. Altra leva: intensificare le campagne di prevenzione. Uno screening precoce riduce l’onere delle cure.

Favorire l’eccellenza medica, spendere meglio, combattere gli sprechi: queste misure saranno sufficienti a contenere l’aumento delle spese legate al costo dei trattamenti, all’aumento della durata e della qualità della vita. Tali scelte di sanità peseranno inesorabilmente, in qualunque nazione, sul bilancio interno. All’ASCO, gli specialisti hanno espresso il timore che possano pesare anche sulla salute dei propri pazienti.

 
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