Intervista con Maurice Pérol, esperto di carcinoma del polmone
Un’arma in più contro alcune neoplasie polmonari
congressomedico.it: Proporre una chemioterapia complementare ai pazienti sottoposti a intervento chirurgico per un carcinoma del polmone: è un approccio recente?
Maurice Pérol: In realtà, sono una quindicina di anni che abbiamo a disposizione degli studi effettuati sul tema della chemioterapia adiuvante, ma erano sottodimensionati per poter mettere in evidenza un beneficio che resta discreto in termini assoluti. Peraltro, i farmaci utilizzati erano datati: quindi, meno efficaci e più tossici. Questo spiega perché i vantaggi potenziali fossero celati da tale tossicità, e i motivi per cui i trattamenti non potessero essere effettuati sufficientemente a lungo.
congressomedico.it: Quali sono i nuovi elementi relativi alla chemioterapia adiuvante, emersi durante questo congresso?
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M. Pérol: Nelle neoplasie polmonari sottoposte a intervento chirurgico, che corrispondono a circa un quarto dei carcinomi seguiti in pneumologia, da 2-3 anni abbiamo la dimostrazione che la chemioterapia adiuvante – 4 cicli di chemioterapia successivamente all’intervento chirurgico – permetta di migliorare la sopravvivenza dei nostri pazienti. Questo tipo di chemioterapia consente di ottenere tra li 5 e il 10% di guarigioni in più a 5 anni. Gli studi hanno permesso di precisare in modo migliore il profilo dei pazienti che ne possono beneficiare; si tratta di soggetti con coinvolgimento dei linfonodi toracici profondi, in particolare di quelli posti intorno alla biforcazione della trachea. Per contro, i soggetti che ad esempio presentano una neoplasia polmonare senza invasione linfonodale, in sede periferica, non sembrano trarre particolare beneficio dalla chemioterapia adiuvante. Per questi pazienti sarà necessario, in definitiva, disporre di altri criteri per scegliere, tra loro, quelli destinati a giovarsi di un tale trattamento.
congressomedico.it: Quindi la chemioterapia deve essere valutata positivamente, da parte dei pazienti…
M. Pérol: Questo aumento del 10% in termini di guarigione di una neoplasia sottoposta a intervento chirurgico e quindi a trattamento chemioterapico, rispetto a quelle sottoposte unicamente a intervento chirurgico, significa che i pazienti non devono pensare che se gli viene proposta la chemioterapia dopo l’interevento sia perché la loro patologia è molto grave, e che tutto sia perduto. Al contrario, hanno una possibilità in più di guarigione. Si consideri d’altronde che nel mondo si potrebbero salvare più di 7000 vite ogni anno grazie a questo nuovo protocollo terapeutico, proponendolo a tutti i soggetti sottoposti a intervento chirurgico che ne possano beneficiare.
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