Parole da cercare:
Almeno una parola
Tutte le parole
Frase intera
   
‹‹‹ Clicca sui pulsanti per vedere il dettaglio dei giorni!

ASCO 2006 – 42nd ANNUAL MEETING
Atlanta, Georgia, 2-6 giugno 2006

4 giugno
  “Persistono numerose barriere che impediscono l’accesso alle cure. L’età del paziente, ad esempio, non dovrà più frenare gli specialisti, d’ora in poi”
Yolonda Colson,
Brigham and Women's Hospital
Guarda il video

Età, tipo di neoplasia e fattori di rischio
L'uguaglianza dei trattamenti si scontra con i preconcetti di medici e pazienti

Se un paziente è anziano, affetto da carcinoma del polmone e anche fumatore, non riceverà un’assistenza di pari qualità rispetto a un giovane o a un soggetto affetto da carcinoma della mammella. Tre studi affrontano questi preconcetti, soprattutto per quanto concerne i trattamenti adiuvanti negli anziani

 

In medicina, i preconcetti hanno vita dura. Essendo spesso condivisi da medici e pazienti, questi ultimi non vengono però assistiti in ugual misura, indipendentemente dalla loro età. In oncologia, ad esempio, i soggetti più anziani non ricevono alcune terapie a causa delle loro condizioni generali di salute preoccupanti. Gli operatori sanitari temono talvolta che essi possano sviluppare altri problemi clinici, che complicherebbero il trattamento antitumorale. Gli stessi pazienti esitano; molti non si sentono sufficientemente in forze da sopportare gli effetti nefasti della chemioterapia: la perdita dei capelli, i disturbi digestivi, i problemi cardiaci …

  Dott.ssa Y. Colon, USA
Y. Colon, USA

I risultati degli studi smentiscono in maniera categorica tali pregiudizi. Nel carcinoma del polmone, ad esempio, dopo l’intervento chirurgico è possibile effettuare della chemioterapia per combattere la neoplasia; tale trattamento viene definito adiuvante. A qualunque età esso venga somministrato, allunga indiscutibilmente la sopravivenza; il 69% dei soggetti sottoposti a trattamento adiuvante è ancora in vita a distanza di 5 anni dall’intervento chirurgico, sebbene solo la metà di loro fosse stato sottoposti alla rimozione della neoplasia.

I risultati sono ancora più impressionanti nei soggetti anziani” ha spiegato la Dott.ssa Carmela Pepe, oncologa a Toronto (Canada) e autrice di questo primo studio (abstract) presentato all’ASCO 2006 sulla qualità delle terapie in base all’età. “Il trattamento adiuvante allunga la sopravvivenza a 5 anni del 20%, anche nel caso in cui le dosi della chemioterapia somministrata siano leggermente inferiori a quelle dei soggetti più giovani”. Quanto agli effetti secondari, i risultati sono molto eloquenti. “Lo studio mostra che la tossicità è la stessa” ha continuato la specialista. “Gli esami ematochimici sono simili, e non vi è un tasso di ricovero superiore negli anziani, rispetto ai più giovani”.

Anche il tipo di neoplasia rilevata orienta le strategie terapeutiche dei medici. In un secondo studio incentrato sull’attenzione dedicata dai medici di base ai pazienti andati incontro a recidiva, alcuni ricercatori americani hanno dimostrato che il carcinoma della mammella riceve una considerazione nettamente superiore rispetto a quello del polmone. Ad esempio, i medici curanti consigliano due volte meno spesso di rivolgersi allo specialista ai pazienti risultati affetti da carcinoma del polmone, rispetto alle donne colpite da carcinoma della mammella. Peraltro, su 672 medici di base, solamente il 39% era a conoscenza dei vantaggi della chemioterapia nella recidiva di neoplasia mammaria, e una percentuale ancora inferiore (30%) per quella del carcinoma del polmone. “È vero, i soggetti affetti da una neoplasia non vengono seguiti solamente dal loro medico di base” ha spiegato il Dott. Timothy Wassenaar, della University of Wisconsin (USA), responsabile di questo studio. “Ma questi dati dimostrano fino a che punto il carcinoma polmonare sia ancora eccessivamente stigmatizzato come incurabile”.

Infine, i fattori di rischio quali il tabacco e l’alcol rappresentano una barriera ulteriore nei confronti della qualità assistenziale fornita. Commossa, la Dott.ssa Yolonda Colson, oncologa presso il Brigham and Women’s Hospital ha raccontato: “Vedo alcune donne che non vogliono essere sottoposte a terapia, o che pensano, in qualche modo, di meritare la propria patologia perché hanno fumato, o fumano ancora; eppure, molte di loro hanno smesso di fumare da molti anni. E poi l’entusiasmo del paziente ha una grande influenza sulla qualità dei trattamenti ricevuti”.

 
Gli articoli del giorno
Verso un nuovo standard terapeutico

La rinascita della talidomide

Effetti sulla sopravvivenza dello zolendronato
L'uguaglianza dei trattamenti si scontra con i preconcetti di medici e pazienti
Un’arma in più contro alcune neoplasie polmonari
Il prezzo del progresso
Progressi estremamente concreti nel trattamento di prima linea
Legal Disclaimer
Le affermazioni e le opinioni contenute nelle relazioni congressuali sono quelle degli Autori, e non vincolano in alcun modo le scelte editoriali di questo report congressuale, così che nessuna responsabilità di alcun tipo possa essere attribuita a CongressoMedico, a Infomedica o all'ANMCO . Talvolta gli studi presentati possono citare, a scopo informativo, prodotti non ancora approvati dalle competenti autorità; in qualsiasi caso, ogni prodotto menzionato deve essere utilizzato solo ed esclusivamente dalla Classe Medica in accordo con le schede tecniche fornite dalle Aziende produttrici.