ANMCO-HEART CARE FOUNDATION
L’importanza della certificazione di qualità
Non solo scrivere un insieme di norme e procedure, ma utilizzare norme e procedure per far crescere la cultura di chi lavora nell’ambito sanitario per migliorare le cure dei pazienti
Un Focus on di ANMCO 2006 è stato dedicato all’Importanza di certificare la qualità, il recente percorso dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e la Heart Care Foundation appunto per il conseguimento della certificazione di qualità ISO 9001.
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M. Gorini,
Centro Studi ANMCO |
Particolarmente interessate l’intervento di Marco Gorini, del Centro Studi ANMCO, centrato sul tema “ricerca scientifica e qualità”. “La certificazione di qualità si fa perché è di moda e dà prestigio, ma è anche un pre-requisito indispensabile per svolgere certe funzioni, ad esempio essere provider ECM” ha introdotto Gorini. “ Se partiamo dal presupposto che i pazienti sono clienti, allora essere certificati aiuta a lavorare meglio, ovvero serve a dare maggiori garanzie al paziente-cliente”.
“È in questa prospettiva che il Centro Studi s’è messo sulla strada delle certificazione, così che anche le nostre ricerche e i nostri studi possano trarne beneficio” ha aggiunto Gorini. La certificazione e le sue conseguenze – dirette e indirette – servono a coloro che sono i soggetti e gli attori della salute: oltre ai pazienti, ai medici, agli ospedali, alle istituzioni sanitarie. “Perché tutto ciò che si fa è misurato e misurabile, dunque passibile di analisi, per tendere ad un miglioramento continuo” ha detto Gorini, “che in definitiva vuol dire poter avere accesso a cure migliori”.
Un anno di lavoro è costata la certificazione al Centro Studi ANMCO: “Siamo partiti, come tutti, con la collaborazione di un consulente esterno perché interamente, come tutti, non avevamo competenze specifiche” ha spiegato Gorini. “Poi abbiamo individuato un ente certificatore e un responsabile interno per il compito di coordinamento di tutti gli aspetti dell’iniziativa”. Quindi la finalità della certificazione: “Cioè certificare i nostri studi. Dunque, come ideare e strutturare il protocollo, i criteri di ammissione, le pratiche regolatorie. E poi: come passare alla selezione e all’invito del centri partecipanti, alla loro attivazione, come coordinare lo studio nelle sue fasi, come raccogliere i dati, come gestire il database, come effettuare l’analisi statistica, sino alla stesura vera e propria del lavoro o degli abstract e alla divulgazione dei risultati” ha spiegato Gorini.
Insomma, un vero sistema di gestione della qualità: “SGQ vuol dire progettazione, procedure, obiettivi, ricerca delle risorse – umane ed economiche” ha rimarcato Gorini, “tutto finalizzato a quel miglioramento continuo che deve essere la partenza e l’arrivo del nostro operare”. I benefici della SGQ sono tanti e notevoli: “Analisi delle criticità, standardizzazione dei processi affinché tutto funzioni sempre in qualsiasi situazione, indipendentemente dalle persone, definizione di regole e processi efficaci e funzionali, riesame periodico dell’attività svolta”. In conclusione: “Cercare e praticare la certificazione è capire che non si deve solo correrete, ma pensare prima di fare” ha detto Gorini. “La certificazione è un ottimo strumento, efficace, trasparente, soprattutto se applicata agli studi scientifici, perché è utile al governo clinico e tutti gli ambiti organizzativi e gestionali della sanità”.
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