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XXXVII CONGRESSO NAZIONALE
DI CARDIOLOGIA - ANMCO 2006

FIRENZE - Fortezza da Basso
31 maggio - 3 giugno 2006

Notizie FLASH!

Diabete e infarto
Infarto: un paziente su 4 soffre di diabete

Se la glicemia è alta il rischio di morte e di eventi cardiovascolari successivi raddoppia, ma due diabetici su tre non sono curati come dovrebbero dopo l’infarto. Al via uno studio ANMCO per valutare gli effetti di un trattamento intensivo sulle recidive nei diabetici

 

Chi soffre di diabete corre lo stesso rischio di andare incontro a un attacco cardiaco di un paziente che ha già subito un infarto. Non a caso un paziente colpito da infarto su quattro è diabetico, e spesso e volentieri si tratta di donne: fra chi non ha valori elevati di glicemia le vittime di infarto appartenenti le donne sono il 27%, mentre fra i diabetici la percentuale di donne colpite da infarto sale al 41%. Inoltre, nei diabetici il rischio di mortalità o di un ulteriore evento cardiovascolare raddoppia dopo l’attacco cardiaco, sia nei primi trenta giorni che nei mesi successivi.
Purtroppo tutto ciò non implica una maggiore attenzione al trattamento durante e dopo l’infarto: i diabetici vengono sottoposti a procedure interventistiche (come coronarografia o angioplastica primaria) nel 9% dei casi versus il 16% di coloro che non hanno problemi di glicemia; per di più solo due diabetici su tre vengono curati come dovrebbero attraverso un’adeguata terapia farmacologica. Lo sottolineano gli autori dello studio BLITZ, discutendo una revisione dei dati.

La ricerca (Figura 1 e Figura 2) è stata svolta su 1959 pazienti con infarto del miocardio ricoverati in 296 UTIC distribuite su tutto il territorio nazionale, per valutare frequenza e caratteristiche dei pazienti con diabete fra i soggetti colpiti da attacco cardiaco. I risultati dimostrano che un paziente su quattro soffre di diabete e che la glicemia alta si accompagna a un profilo di rischio successivo molto più elevato: soffrire di diabete comporta infatti lo stesso rischio cardiovascolare dell’avere già subito un attacco cardiaco. Molte le donne diabetiche vittime di infarto: per di più, per le pazienti diabetiche il pericolo di una ricaduta o di morte nei giorni e mesi successivi all’infarto è doppio rispetto agli uomini con diabete (Figura 3). A peggiorare il quadro, solo il 55% dei diabetici manifesta i sintomi tipici dell’infarto contro il 63% di chi non soffre della malattia (Figura 4): “Un elemento che rende spesso più difficile riconoscere l’infarto e raggiungere l’ospedale in tempo utile per le terapie, come dimostra anche il fatto che i pazienti con diabete accedono alle cure in media dieci minuti dopo gli altri” ha commentato Giuseppe Di Pasquale alla presentazione dei dati. “Purtroppo i nostri risultati evidenziano anche un sottoutilizzo delle possibilità di intervento nei confronti dei diabetici, che ad esempio accedono alle procedure interventistiche in poco più della metà dei casi rispetto a chi non ha il diabete. Non solo, i farmaci non sono tuttora impiegati abbastanza nei diabetici: secondo le raccomandazioni delle linee-guida in materia oltre l’85% di loro dovrebbe essere trattato con beta-bloccanti, ma ciò accade soltanto nel 54% dei casi. Appena il 47% dei diabetici assume statine dopo l’infarto, ma dovrebbe farlo almeno il 70% di loro” (Figura 5, Figura 6, Figura 7, Figura 8).

I risultati di queste carenze nella cura non si fanno attendere (Figura 9): nei trenta giorni successivi, ma anche a distanza di mesi dall’infarto, i diabetici hanno un rischio doppio rispetto agli altri di andare incontro a scompenso, ictus e morte per motivi cardiovascolari, mentre il pericolo di un secondo infarto è addirittura triplicato (Figura 10, Figura 11, Figura 12, Figura 13, Figura 14). “Sappiamo però che applicare le linee-guida per il trattamento del diabete dopo un infarto dimezza il pericolo di eventi cardiovascolari successivi, riportandolo pari a quello dei pazienti non diabetici” ha precisato Di Pasquale. “Un cambiamento dell’approccio terapeutico, ad esempio aumentando il numero delle angioplastiche eseguite sui diabetici o migliorando il controllo della glicemia, del colesterolo e della pressione, può modificare drasticamente il profilo di rischio di questi pazienti”.

Anche per questo è al via uno nuovo studio ANMCO, lo Sweet-ACS (Intensified Multifactorial Intervention on Hyperglyccemic Patients with Acute Coronary Syndromes), che intende verificare come e cosa si deve fare per impedire che i diabetici che hanno subito un infarto siano esposti a un rischio cardiovascolare doppio o triplo rispetto agli altri. La sperimentazione in avvio prevede l’arruolamento di 1500 pazienti diabetici che hanno avuto un attacco cardiaco e che verranno suddivisi in due gruppi: in uno verrà seguita la terapia standard, nel gruppo di intervento invece i partecipanti saranno sottoposti a un trattamento farmacologico intenso e soprattutto multifattoriale, adatto cioè a mantenere entro stretti limiti fattori di rischio come il colesterolo, i trigliceridi, la pressione arteriosa e la stessa glicemia.
“È nostra intenzione valutare l’effetto di questo approccio più aggressivo sulla mortalità, sugli eventi cardiovascolari e sulla necessità di nuovi ricoveri nei due anni successivi al primo infarto” ha precisato Di Pasquale. Che ha concluso: “Si tratta di una verifica importante, che ci consentirà di capire come e dove dobbiamo essere più incisivi e risoluti con le terapie post-infarto nei pazienti diabetici” (Figura 15, Figura 16).

 
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