Parole da cercare:
Almeno una parola
Tutte le parole
Frase intera
   
  ‹‹‹ Clicca qui a lato per visualizzare le notizie FLASH!

XXXVII CONGRESSO NAZIONALE
DI CARDIOLOGIA - ANMCO 2006

FIRENZE - Fortezza da Basso
31 maggio - 3 giugno 2006

Notizie FLASH!
Allarme Cuore
Solo 1 paziente su 2 segue le cure dopo l’infarto

Dimezzato il rischio di un secondo infarto per chi modifica il proprio stile di vita e si sottopone a controlli frequenti dal medico. Lo dimostra lo studio GOSPEL presentato dall’ANMCO. Ma sono ancora pochi i pazienti che rispettano le regole. Dopo l’infarto solo uno su due segue le cure, meno del 50% corregge le proprie abitudini alimentari, e appena uno su 10 dice addio alla sigaretta

 

Chi ha subito un attacco cardiaco può prevenire un ulteriore infarto e inaugurare una nuova vita di buone e sane abitudini. Purtroppo non sempre gli italiani ci riescono: dopo 6 mesi, appena il 40% di chi ha avuto un infarto, segue ancora le terapie prescritte dal cardiologo. Se invece medici e pazienti non abbassano la guardia ma si impegnano insieme il rischio di un secondo evento cardiovascolare si riduce della metà. Soprattutto, i controlli clinici frequenti e programmati e un intervento educativo continuo e strutturato, permettono ai pazienti di acquisire finalmente uno stile di vita sano e li motivano a seguire con costanza le terapie.

La dimostrazione arriva, per la prima volta, dai risultati dello studio GOSPEL (GlObal Secondary Prevention strategiEs to Limit event recurrence), presentato in occasione del XXXVII congresso dell’ANMCO. La ricerca (Figura 1) è stata condotta presso 78 Centri cardiologici ospedalieri italiani su 3241 pazienti con un’età media di 57 anni, che avevano subito un infarto del miocardio nei 3 mesi precedenti l’ingresso nello studio (Figura 2). Dopo le prime 3-6 settimane dalla dimissione dall’ospedale, i partecipanti sono stati divisi in due gruppi per seguire due diversi programmi: la strategia standard, che prevedeva nel primo anno visite di controllo una volta ogni 6 mesi, seguite poi da richiami annuali, e il programma di intervento intensivo, che richiedeva controlli mensili nel primo semestre, seguiti da una visita ogni 6 mesi nei 3 anni successivi. Ogni visita prevedeva una o più sedute di allenamento fisico e soprattutto un programma breve (due, tre sedute) di educazione alla salute per incoraggiare i singoli pazienti a proseguire la terapia raccomandata, acquisire e mantenere abitudini alimentari corrette e un buon controllo del peso, smettere di fumare, gestire al meglio lo stress e aumentare l’attività fisica. In altri termini, ogni incontro è stata l’occasione buona per ribadire l’importanza di uno stile di vita sano, anche e soprattutto dopo un infarto.

Dopo 3 anni, i pazienti che hanno seguito i controlli si sono rivelati molto più ligi alle regole e hanno guadagnato in salute, prima di tutto dimezzando il rischio di un nuovo infarto. “Va detto che i partecipanti allo studio GOSPEL sono pazienti a rischio cardiovascolare relativamente basso” ha precisa Pantaleo Giannuzzi, coordinatore dello studio e direttore della Divisione di Cardiologia riabilitativa dell’Istituto Scientifico di Veruno della Fondazione Maugeri. “Sono infatti abbastanza giovani, gli obesi sono solo il 15% e gli ipertesi il 44%. Tutto ciò implica che in pazienti a più alto rischio cardiovascolare o semplicemente più anziani, ovvero nella gran parte dei soggetti colpiti da infarto, la riduzione del rischio cardiovascolare e i benefici possibili sarebbero ancora maggiori” (Figura 3 e Figura 4).

Lo studio GOSPEL dimostra che l’alleanza fra cardiologo e paziente riesce a ottenere ottimi esiti anche in termini di aderenza alla terapia. I pazienti che hanno partecipato al programma intensivo sono risultati infatti più propensi a seguire le terapie a base di farmaci rispetto a chi è stato controllato meno spesso dai cardiologi: uno su due ha continuato ad assumere regolarmente ACE-inibitori per la prevenzione secondaria e ben 8 su 10 hanno proseguito le cure con aspirina o statine. “Un risultato che non è affatto scontato” ha commentato Giannuzzi: “non sempre infatti un infarto è un campanello d’allarme sufficiente a convincere un paziente a curarsi: Dopo un evento cardiovascolare solo un italiano su due segue con costanza le terapie a base di farmaci per tenere sotto controllo la pressione e il colesterolo. Ancora più difficile riuscire a cambiare vita e adottare abitudini più sane: meno del 50% degli italiani che hanno avuto un infarto modifica le proprie abitudini alimentari per ridurre il peso corporeo e pochissimi decidono di dire addio alla sigaretta”.

Basta però uno stretto contatto con il medico per trovare la spinta giusta e seguire le regole salva-cuore. I dati dello studio GOSPEL dimostrano che gli effetti sullo stile di vita dei pazienti sono davvero significativi: il 90% di chi ha partecipato al programma intensivo pratica un’attività fisica di intensità medio-alta a 3 anni dall’infarto, il 65% segue una dieta mediterranea sana, in grado di mantenere sotto controllo il peso corporeo e fornire nutrienti preziosi per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Non solo: il 55% dei pazienti ha imparato a gestire meglio lo stress e affronta la vita in maniera più positiva rispetto al passato (Figura 5).

G.Di Pasquale
G. Di Pasquale
 

“L’infarto potrebbe rivelarsi una molla a cambiare vita in meglio, se la fase successivo all’evento viene gestita in maniera adeguata” ha puntualizzato Giuseppe Di Pasquale, presidente ANMCO. “Essere seguiti da vicino e con regolarità attraverso un programma che preveda specifiche sessioni di educazione a uno stile di vita sano e di incoraggiamento a proseguire sulla strada del cambiamento può realmente fare la differenza. I risultati dello studio GOSPEL dimostrano che è importante insistere, ripetere ai pazienti le regole per un cuore in buona salute”. E ha concluso: “Non possiamo pensare di modificare i comportamenti sbagliati con una chiacchierata una volta ogni tanto. La prevenzione secondaria può infatti funzionare solo se c’è un impegno costante da parte di medici e pazienti: cambiare abitudini è molto difficile, ma è uno dei metodi migliori per garantirsi la salute del sistema cardiovascolare, anche quando si è già subito un attacco cardiaco”.

 
Gli articoli del giorno
Un’apertura fatta di propositi e di iniziative, con la massima attenzione per le attività della FIC

Infarto in famiglia? Parenti e studenti a lezione di cuore

Solo 1 paziente su 2 segue le cure dopo l’infarto
Il traffico fa male al cuore
Infarto: un paziente su 4 soffre di diabeteInfarto: un paziente su 4 soffre di diabete
L’importanza della certificazione di qualità
Malattia coronarica e pazienti diabetici
Legal Disclaimer
Le affermazioni e le opinioni contenute nelle relazioni congressuali sono quelle degli Autori, e non vincolano in alcun modo le scelte editoriali di questo report congressuale, così che nessuna responsabilità di alcun tipo possa essere attribuita a CongressoMedico, a Infomedica o all'ANMCO . Talvolta gli studi presentati possono citare, a scopo informativo, prodotti non ancora approvati dalle competenti autorità; in qualsiasi caso, ogni prodotto menzionato deve essere utilizzato solo ed esclusivamente dalla Classe Medica in accordo con le schede tecniche fornite dalle Aziende produttrici.