Partono i corsi dedicati ai familiari dei cardiopatici
Infarto in famiglia? Parenti e studenti a lezione di cuore
Un’iniziativa promossa da ANMCO e Heart Care Foundation per addestrare i familiari dei pazienti cardiopatici a prestare i primi soccorsi in caso di attacco cardiaco, mentre continua il progetto “Tuttocuore” per la sensibilizzazione e l’educazione di docenti e studenti delle scuole dell’obbligo e delle scuole medie superiori nei confronti dell’emergenza cardiologica
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Le cifre parlano chiaro: ogni anno in Italia si registrano oltre 160.000 infarti e 50.000 arresti cardiaci. Ogni 3-4 minuti si conta un individuo colpito da infarto e in un caso su cinque il paziente non sopravvive; e la metà dei decessi avviene prima di arrivare in ospedale. Ma a leggere nel dettaglio i numeri, si scopre che l’80% degli arresti cardiaci si verifica fra le mura domestiche e in più della metà dei casi riguarda pazienti cardiopatici. Ad esempio, soggetti che sono già stati colpiti da infarto. In sei casi su dieci i testimoni dell’evento sono i familiari più stretti del paziente, che si trovano a fronteggiare una situazione di emergenza senza sapere come intervenire, tanto che solo nel 20% dei casi tentano una manovra di rianimazione.
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F. Chiarella, nuovo presidente ANMCO |
Di fronte a questa realtà, Heart Care Foundation e ANMCO, per addestrare i parenti dei pazienti infartuati ad agire al meglio in caso di emergenza, promuovono un’iniziativa educativa nell’ambito del progetto Città del Cuore. “Si tratta di un corso della durata di 5 ore che viene tenuto nei reparti di cardiologia degli ospedali, a cui possono iscriversi mogli, mariti, figli e conviventi di pazienti cardiopatici” ha spiegato Francesco Chiarella, amministratore delegato per la ricerca di Heart Care Foundation e presidente entrante dell’ANMCO. “Obiettivo delle lezioni, insegnare ai partecipanti le tecniche per la rianimazione cardiopolmonare di base e per l’utilizzo del defibrillatore semiautomatico”. Ogni corso sarà aperto a 25 allievi e verrà gestito da quattro istruttori e un direttore di corso; comprende una lezione teorica di 30-45 minuti in cui si insegna come riconoscere un attacco cardiaco, come attivare il sistema dei soccorsi e come eseguire le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Segue poi una fase di addestramento di tre ore, in cui i partecipanti si esercitano a compiere le manovre salvavita su un manichino, e una valutazione finale con prova pratica. Ha precisato Chiarella:“Una prima fase pilota è stata condotta nel Lazio, dove attraverso 20 corsi iniziati a dicembre 2005, e ancora in corso di svolgimento, sono stati formati oltre 500 parenti di cardiopatici” ha precisato Chiarella: “l’iniziativa si estende ora anche alle altre regioni italiane, con lo scopo di creare confidenza con l’emergenza cuore e insegnare ai parenti dei cardiopatici cosa fare e come farlo; tutto ciò potrà aiutarci a ridurre il numero dei decessi nei pazienti colpiti da arresto cardiaco improvviso”.
Oltre che l’addestramento al primo soccorso, le lezioni mirano ad insegnare ai partecipanti come riconoscere segni e sintomi dell’attacco cardiaco: c’è infatti ancora molto da fare perché venga realmente abbattuto il ritardo decisionale, ovvero il tempo che passa fra l’inizio dei sintomi e la richiesta d’aiuto. “Basti pensare che solo il 45% di chi si sente male in casa raggiunge un ospedale entro due ore dai primi sintomi, contro il 58% di chi è colpito sul luogo di lavoro e il 66% di chi ha i sintomi mentre si trova in strada” ha ricordato Chiarella.
“In tale prospettiva è di vitale importanza che una persona colpita da attacco cardiaco riconosca i segnali di allarme e attivi immediatamente il 118” ha commentato Giuseppe Di Pasquale, presidente ANMCO, riallanciandosi all’inziativa dello scorso anno (Cardiologi al contrATTACCOCARDIACO - http://www.congressomedico.it/congressi/anmco_2005/1_giu_art5.asp). Il quale ha ribadito che si conta il 47% di probabilità di bloccare l’infarto se si interviene nella prima ora, percentuale che scende al 26% alla seconda e al 18% alla terza. Dopo 6 ore la possibilità di recupero del muscolo cardiaco senza esiti invalidanti diminuisce considerevolmente anche ricorrendo alla trombolisi o all’angioplastica primaria.Purtroppo, se l’infarto si verifica a casa il tempo per arrivare in ospedale aumenta del 41% rispetto ai pazienti colpiti da infarto per strada: ciò accade perché spesso i familiari hanno nei confronti del paziente un atteggiamento protettivo che determina una condizione psicologica sfavorevole al distacco dall’ambiente domestico, che viene percepito come rassicurante”.
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Tutti i cittadini dovrebbero perciò saper riconoscere i segnali di un evento cardiovascolare ed essere in grado di affrontare l’emergenza in maniera efficace, ha ribadito Di Pasquale. E poiché l’80% degli arresti cardiaci avviene in casa e in un caso su 4 di fronte a un minore, Heart Care Foundation si rivolge agli alunni delle scuole dell’obbligo e delle scuole medie superiori con il progetto “Tuttocuore”, pensato per mettere anche i più piccoli in condizione di prendere coscienza dell’emergenza, interfacciarsi con il 118 e saper effettuare manovre salvavita.“Abbiamo deciso di coinvolgere gli studenti per aumentare la confidenza con l’emergenza, dato che spesso l’unico testimone degli arresti cardiaci che avvengono in casa è un bambino, che in questo modo viene sensibilizzato a chiamare immediatamente il servizio 118” ha ancora detto illustra Di Pasquale. “Ai ragazzi delle scuole medie superiori invece insegneremo anche alcuni principi di rianimazione cardiopolmonare”.
I cardiologi di Heart Care Foundation e ANMCO puntano poi sulla prevenzione e l’educazione a uno stile di vita sano, prima di tutto attraverso l’abitudine all’esercizio fisico, fattore di protezione nei confronti di molte patologie cronico-degenerative e cardiovascolari. “Ognuno di noi sa quanto sia importante muoversi, ma la sedentarietà costituisce ormai una vera e propria epidemia anche fra i bambini e gli adolescenti”ha osservato Carmelo Chieffo, vice presidente di Heart Care Foundation. “Per questo motivo diventa necessario “ri-pensare” un percorso educativo che coinvolga tutto l’arco della vita dell’individuo, per far sì che ognuno aderisca a uno stile di vita sano e fisicamente attivo fin dalla più tenera età, all’insegna dello slogan Mi muovo sto bene”.
Senza dimenticare l’importanza dell’alimentazione per il benessere del cuore: ecco perché ANMCO, Heart Care Foundation e industria alimentare affrontano il tema Tutela della Salute e Industria Alimentare al fine di preservare la salute del cuore a tavola. Gli specialisti del cuore stanno portando avanti la collaborazione con la Confederazione Europea delle Industrie Agroalimentari, che ha costituito la piattaforma tecnologica europea Food for Life su salute e nutrizione, per prevenire l’obesità soprattutto nei giovani. Qualità dei prodotti, sicurezza alimentare, gestione della catena alimentare, salute e comunicazione: questi i temi caldi in discussione, con l’obiettivo di elaborare strategie nel settore alimentare per i prossimi dieci anni. I cardiologi in particolare chiedono che l’offerta alimentare comprenda prodotti specificatamente “disegnati” per i pazienti e quindi a basso contenuto di sale e lipidi, in particolare di colesterolo.
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