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American Heart Association
2006 Scientific Sessions
Chicago (Illinois),
12-15 novembre 2006
13 novembre

CUORE E SPORT
I sistemi di protezione del torace possono non proteggere i giovani atleti da colpi mortali

 

I sistemi di protezione commerciali possono non proteggere in maniera adeguata i giovani atleti dalla morte improvvisa provocata da un colpo inferto al torace, ha sostenuto una presentazione discussa all’AHA 2006.

Con il termine di commotio cordis si intende un colpo brusco e netto, con trauma non penetrante, inferto al torace in corrispondenza del ventricolo sinistro, tale da indurre una fibrillazione ventricolare. Un trauma di questo genere può essere provocato da un contatto violento con un’altra persona, come nel calcio, nel baseball, nel rugby o nell’hockey, oppure dal contatto con strumenti di gioco, come palle, mazze, dischi, ecc.

 
B.J. Maron, USA

“La differenza fra un trauma benigno e la commotio cordis sta nel punto e nel momento in cui il colpo raggiunge il torace” ha ricordato Barry J. Maron, autore senior dello studio (Abstract 3960/P31) e direttore del Hypertrophic Cardiomyopathy Center presso la Minneapolis Heart Institute Foundation (USA). “Se il colpo si verifica direttamente al di sopra della superficie cardiaca e nel momento preciso del ciclo cardiaco in cui il cuore è vulnerabile, i risultati possono essere catastrofici”.

Maron ha ideato il National Commotio Cordis Registry presso la Minneapolis Heart Institute Foundation nel 1995 per raccogliere casi. Maron e colleghi hanno utilizzato i dati di questo registro per valutare la probabilità di morte improvvisa negli atleti che indossavano dispositivi di protezione durante un trauma toracico.

 

Dei 182 casi registrati dal 1995 a oggi, 85 (47%) si sono verificati durante la pratica di uno sport o durante una competizione, sempre nell’ambito di attività sportive strutturate, non amatoriali. In 33 degli 85 atleti competitivi (39%), il trauma fatale si è verificato nonostante la presenza di equipaggiamenti potenzialmente protettivi. L’età media di questi atleti era di 15 anni. Il restante 53% dei casi registrati si è verificato durante attività sportive ricreative o durante una normale attività fisica in prossimità della propria abitazione.

Gli atleti che hanno subito una commotio cordis erano: 14 giocatori di hockey, 10 giocatori di football americano, sei giocatori di lacrosse e tre giocatori di baseball. Gli incidenti che hanno portato al decesso erano i seguenti: in 23 casi, il dispositivo di protezione non copriva il torace al momento del colpo; nei restanti 10 casi, il corpo contundente ha colpito il sistema di protezione del torace.

“Questi atleti indossavano sistemi di protezione del torace standard, disponibili commercialmente, fatti di materiale polimerico rivestito di stoffa o di un involucro duro, ritenuti generalmente in grado di fornire una protezione dai colpi inferti al torace” ha detto Maron, che ha precisato. “Per essere onesti nei riguardi delle industri produttrici, tali dispositivi non sono mai stati disegnati pensando alla commotio cordis e non sappiamo in questo momento esattamente quale sia il modo migliore per realizzare un prodotto con lo scopo specifico di proteggere gli atleti dalla commotio cordis. Personalmente ritengo che il dato fornito da questo studio sia importante da un punto di vista informativo. I genitori hanno il diritto di conoscere tutti i rischi che comporta la partecipazione a un dato sport. Inoltre, la conoscenza è importante per riconoscere la commotio cordis, quando si verifica, in modo da consentire una rapida rianimazione e defibrillazione”.

Maron ha sostenuto che i dati del suo gruppo indicano che è necessario riflettere sul tema della protezione del torace per rendere il mondo dello sport più sicuro per i giovani atleti. “Spero che questi dati costituiscano uno stimolo per la messa a punto di un dispositivo di barriera per il torace che risulti protettivo in maniera assoluta contro il rischio di tali episodi catastrofici di commotio cordis” ha detto Maron.

Le conclusioni di Maron sono sostenute dalla ricerca di laboratorio. In un modello sperimentale di commotio cordis sviluppato presso il New England Medical Center and Tufts University School of Medicine di Boston (USA), una fibrillazione ventricolare può essere indotta da un palla da baseball che si muove alla velocità di 48,3 km/h, ma solo se esso colpisce direttamente la superficie toracica al di sopra del cuore durante la finestra di 20 msec in cui i ventricoli si stanno ripolarizzando, ma sono ormai usciti dalla fase di refrattarietà. Ciò spiega perché si tratta di un evento raro, sebbene tragico.

 
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