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American Heart Association
2006 Scientific Sessions
Chicago (Illinois),
12-15 novembre 2006
12 novembre

SCOMPENSO CARDIACO E DIABETE
I tiazolindioni selettivi non peggiorano i sintomi dell’insufficienza ventricolare nei pazienti diabetici affetti da scompenso cardiaco, secondo uno studio retrospettivo

 

L’utilizzo dei farmaci appartenenti alla classe di tiazolindioni (TZD) è comune in soggetti diabetici selezionati con scompenso cardiaco e, contrariamente alle preoccupazioni in assenza di studi clinici definitivi, uno studio di coorte retrospettivo suggerisce l’assenza di modificazioni (sia aumento che riduzione) del rischio di morte e di ricovero ospedaliero per scompenso cardiaco (SC).

 
D. Aguilar, USA

“Il diabete è frequente nei pazienti con scompenso cardiaco e ha un impatto negativo sulla prognosi, ma non esiste – al momento attuale – nessuno studio prospettico e randomizzato completo circa l’utilizzo dei TZD per il controllo della glicemia nei pazienti con uno SC conclamato” ha osservato l’autore principale di quest’analisi, David Aguilar, del Baylor College of Medicine di Houston (Texas, USA). I dati del suo gruppo su una popolazione multicentrica di veterani, ha affermato, suggeriscono che i TZD in soggetti diabetici con SC selezionati “possono essere utilizzati con cautela, in attesa di dati ulteriori”. I pazienti con SC che assumono questi farmaci per il diabete, ha proseguito, devono essere accuratamente monitorati per la comparsa di segni di sovraccarico di volume.
I TZD, che comprendono il pioglitazone e il rosiglitazone, non sono indicati nei pazienti in classe funzionale NYHA 3-4, per l’eventualità che essi possano peggiorare i segni e i sintomi di SC. L’edema è un effetto collaterale di questi farmaci noto da lungo tempo. Nonostante la loro efficacia in termini di controllo del diabete, il pioglitazone e il rosiglitazone sono stati entrambi recentemente associati con un piccolo, ma significativo, aumento del rischio di SC in studi clinici prospettici e randomizzati su pazienti diabetici con uno scompenso cardiaco noto.

Aguilar ha presentato i propri dati all’AHA 2006, riferendo di una coorte di oltre 4500 pazienti affetti da diabete e SC, seguita per 2 anni mediante visite ambulatoriali; 818 pazienti assumevano un TZD e 4700 assumevano un altro farmaco sensibilizzante all’insulina. Sono stati esclusi i pazienti che assumevano solo una biguanide.

Il tasso di ricoveri ospedalieri è risultato aumentato in maniera significativa (p</=0,01) e la mortalità assoluta è risultata ridotta in maniera significativa (p</=0,05) nell’arco di due anni rispetto alla visita iniziale dello studio nel gruppo che assumeva i TZD rispetto al gruppo di pazienti che non assumevano un farmaco di questa classe. Per entrambi gli endpoint, tuttavia, nessuno dei due gruppi ha presentato un aumento del rischio in un’analisi che ha tenuto conto di un ampio range di caratteristiche demografiche, cliniche e relative a comorbilità e a trattamenti concomitanti.

Eventi a 2 anni, TZD vs no TZD

Endpoint

TZD, n=818

No TZD, n=4700

RR* (IC al 95%)

Ricoveri per SC (%)

16,4

15,8

1,03 (0,84-1,27)

Mortalità (%)

20,5

25,4

0,98 (0,81-1,17)

* Aggiustato per età, sesso, indica di massa corporea, frazione di eiezione del ventricolo sinistro, gravità dello SC, ipertensione, funzione renale, livelli di emoglobina glicosilata, precedenti complicanze del diabete, infarto miocardico pregresso, broncopneumopatia cronica ostruttiva, vasculopatia periferica, demenza, epatopatia e terapia con ACE-inibitori, beta-bloccanti, statine e altri farmaci antidiabetici.

L’analisi sembra suggerire che i TZD potrebbero essere prescritti in maniera preferenziale ai pazienti con SC che presentano un diabete più grave o una cardiopatia ischemica e ai pazienti giudicati a rischio inferiore di un peggioramento dello SC. I pazienti trattati con un TZD erano significativamente più giovani, presentavano un aumento significativo dell’indice di massa corporea, avevano una maggiore probabilità di precedenti complicanze del diabete, una frazione di eiezione del ventricolo sinistro normale o solo lievemente ridotta (rispetto a pazienti con una disfunzione ventricolare sinistra più grave), una storia di infarto miocardico e avevano una maggiore probabilità di assumere le statine. Ciò potrebbe spiegare perché i numeri grezzi, non aggiustati, suggerivano che i TZD potessero ridurre la mortalità. “Aggiustando i dati per l’età, perdiamo molto di quella significatività e, aggiustandoli ulteriormente per l’insieme dei fattori di rischio, i risultati si avvicinano all’unità” ha concluso Aguilar.

 
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