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American Heart Association
2006 Scientific Sessions
Chicago (Illinois),
12-15 novembre 2006
12 novembre

ATTIVITà FISICA
I pazienti con scompenso cardiaco conquistano
un cuore più sano a passo di valzer


R. Belardinelli,
Italia
 

Il ballo migliora la capacità funzionale e la qualità della vita nei pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico e può costituire un’alternativa valida rispetto ad altre modalità di esercizio aerobio, hanno riferito i ricercatori all’AHA 2006.

"La nostra ricerca suggerisce che il ballo va considerato come una nuova possibilità di esercizio fisico per i pazienti con scompenso cardiaco” ha sostenuto Romualdo Belardinelli, autore principale dello studio (Abstract 3957/P28), professore di cardiologia presso la Facoltà di Medicina dell’Università delle Marche e direttore del centro di riabilitazione e prevenzione dell’Istituto Cardiologico Lancisi di Ancona. "Si tratta di una novità interessante, in quanto – se il nostro obiettivo è che i pazienti partecipino a programmi di esercizio fisico aerobio almeno tre volte alla settimana per tutta la vita – è certamente auspicabile che la nostra proposta circa il tipo di attività sia interessante per motivarli a proseguire”. E ha aggiunto: “La compliance dei pazienti con scompenso cardiaco è attualmente molto ridotta, inferiore al 50% in alcuni centri. Dopo un mese, la metà dei pazienti non prosegue il programma di esercizio e questo non è accettabile. E’ fondamentale inventarsi qualcosa che catturi il loro interesse”.

In uno studio precedente, Belardinelli e colleghi hanno documentato che il ballo – soprattutto il valzer lento e veloce – è sicuro e migliora la capacità funzionale e la qualità della vita nei pazienti con un infarto miocardico pregresso. "Abbiamo ripetuto lo studio in pazienti con scompenso cardiaco cronico e i risultati sono stati identici” ha asserito l’autore. “L’entità dell’impegno fisico durante una sessione di ballo è molto simile a quella di una sessione di allenamento mediante i tradizionali esercizi aerobi”.

I ricercatori hanno studiato 110 pazienti (89 uomini, età media 59 anni) con scompenso cardiaco cronico stabile in classe funzionale NYHA II o III. Un gruppo di 44 pazienti è stato randomizzato a partecipare a sedute di esercizio fisico supervisionato (bicicletta, tapis roulant) per tre volte alla settimana per otto settimane. Un altro gruppo di 44 pazienti ha sperimentato il ballo, alternando valzer lento (5 minuti) e valzer veloce (3 minuti), per una durata complessiva di 21 minuti per tre volte alla settimana per otto settimane. Un terzo gruppo di 22 pazienti non ha svolto alcuna attività fisica.

 

Gli autori hanno monitorato la frequenza cardiaca dei pazienti durante l’esercizio tradizionale e il ballo. All’inizio dello studio e a otto settimane i pazienti sono stati sottoposti al test cardiopolmonare e a test di valutazione della funzione delle arterie. I pazienti hanno poi completato il Minnesota Heart Failure Living Questionnaire per la valutazione della qualità della vita. Essi dovevano indicare in che misura lo scompenso cardiaco influisse sul sonno, sulla loro capacità di eseguire le faccende domestiche e di seguire i propri passatempi preferiti, sull’attività sessuale, sul livello di ansia e/o depressione e su altri aspetti della vita quotidiana. “I risultati indicano che il ballo migliora la capacità funzionale e la qualità della vita, soprattutto per quanto riguarda la sfera delle emozioni; questa è risultata migliorata nei pazienti sottoposti al protocollo del ballo, mentre non era minimamente modificata a otto settimane nei pazienti che non avevano praticato attività fisica” ha ricordato Belardinelli.

Il livello di salute cardiopolmonare è migliorato in maniera simile nei pazienti sottoposti al protocollo di esercizio fisico tradizionale e nei pazienti che partecipavano al ballo, con una lieve tendenza a benefici maggiori in questi ultimi. Il consumo di ossigeno di picco (VO2) è risultato aumentato del 16% nei pazienti che partecipavano al tradizionale esercizio fisico e del 18% nei pazienti che ballavano. La soglia anaerobia è aumentata del 20% nei primi e del 21% nei secondi.

La risposta ventilatoria (VE/VCO2) è aumentata del 14% nel gruppo assegnato al trattamento tradizionale e del 15% nei ballerini, mentre l’indice di fitness cardiocircolatorio (VO2/W) è risultato aumentato del 18% nei primi e del 19% nei secondi.

Le arterie del gruppo assegnato al ballo hanno dimostrato una maggiore capacità di dilatarsi rispetto alle arterie dei soggetti che non avevano eseguito nessun genere di attività fisica. La qualità della vita è risultata migliorata in maniera altamente significativa nel gruppo assegnato al ballo rispetto al gruppo assegnato ai tradizionali esercizi aerobi. Punteggi inferiori indicano meno problemi che possono potenzialmente interferire con la qualità della vita; nel gruppo dei ballerini, tali punteggi sono risultati ridotti da una media di 56 a una media di 41. Nei soggetti che praticavano un’attività fisica aerobia tradizionale tali punteggi si sono ridotti da 56 a 48. Nessun paziente è uscito dallo studio per eventi avversi, a dimostrazione della sicurezza del ballo.

“Tutti questi miglioramenti sono stati rilevati ugualmente nei pazienti che ballavano e in quelli che eseguivano un’attività fisica tradizionale mediante la cyclette o il tapis roulant” ha ricordato Belardinelli. “Possiamo quindi affermare che il ballo garantisce i medesimi effetti fisiologici e funzionali delle tradizionali modalità di esercizio aerobio nei pazienti con scompenso cardiaco.

Belardinelli ha concluso che è giunto il momento di valutare gli effetti sulla salute del ballo in strati più ampi della popolazione. “Abbiamo scelto il valzer perché si tratta di un ballo molto diffuso, il che significa che i nostri risultati si possono applicare ad altri Paesi e ad altri contesti. Ė comunque probabile che anche altri generi di ballo lento possano risultare altrettanto efficaci”.

Nieca Goldberg, direttore della divisione cardiologica femminile del Lenox Hill Hospital di New York, ha commentato favorevolmente la presentazione di Belardinelli, sottolineando soprattutto quanto sia difficile ottenere dai pazienti con scompenso cardiaco che completino i loro cicli di riabilitazione così come strutturati attualmente. Di conseguenza, ha detto, “è probabile che un programma di attività fisica che il paziente consideri piacevole e divertente renda la riabilitazione più gradita.”

Co-autori: Francesca Lacalaprice, Chiara Ventrella, Loretta Volpe, Ernesto Faccenda.
Lo
studio è stato finanziato dall’Istituto Cardiologico Lancisi.

 
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