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American College of Cardiology
55th Annual Scientific Session
Atlanta (Georgia), 11-14 marzo 2006

14 marzo

EVENTI CARDIACI  E TRASFUSIONI
Eventi cardiaci acuti: la guerra alle trasfusioni

Durante un evento cardiaco acuto, una trasfusione di sangue può costituire un pericolo piuttosto che un aiuto: questo emerge da tre studi presentati al congresso 2006 dell’ACC


V. Rajagopal, USA
 

Nello studio Deleterious Impact of Blood Transfusion on Mortality in Patients with ST-Elevation Myocardial Infarction, il Dott. Vivek Rajagopal (Cleveland Clinic Foundation, Cleveland, USA) e colleghi si sono interessati dell’effetto di una trasfusione di sangue nel periodo successivo a un infarto miocardico (IM) associato a sopraslivellamento del tratto ST. Studiando una coorte di 4073 pazienti con un IM transmurale, essi hanno messo a confronto i 363 pazienti che avevano ricevuto una trasfusione con i 3710 non sottoposti a trasfusione. La percentuale dei decessi a 30 giorni dopo l’IM è risultata del 13% nel gruppo dei trasfusi e del 5% nel gruppo dei non trasfusi. Tuttavia, i pazienti sottoposti a trasfusione erano più anziani (età media 68 vs 62 anni; p<0,01), erano più spesso donne, avevano più spesso il diabete, erano con maggiore probabilità dei fumatori e avevano una maggiore prevalenza di insufficienza renale e vasculopatia periferica. Dopo aver aggiustato i dati in rapporto a questi fattori, il rapporto fra trasfusione e aumento della mortalità a 30 giorni è rimasto altamente significativo (p<0,001), il che dimostra quanto sia forte l’associazione fra le trasfusioni e l’aumento della mortalità.

 
E. Nikolsky, USA

Nello studio CADILLAC, la Dott.ssa Eugenia Nikolski (Columbia University Medical Center, New York, USA) e colleghi hanno valutato 2060 pazienti sottoposti a un’angioplastica dopo un IM. In questo studio, 82 pazienti sono stati trattati con una trasfusione di sangue non correlata al bypass aortocoronarico durante il ricovero indice. Questi pazienti hanno presentato un tasso di mortalità del 10% a 30 giorni, che è risultato aumentato al 20% a un anno. Anche in questo studio, i pazienti trasfusi erano più anziani e presentavano più comorbilità rispetto ai pazienti non trasfusi. Dopo l’aggiustamento dei dati per questi potenziali fattori confondenti, la trasfusione di sangue è comunque risultata un predittore indipendente di morte durante il ricovero iniziale (p=0,0002), a 30 giorni dall’IM (p=0,0002) e a 1 anno (p<0,0001).


P. Kim, USA
 

Secondo quanto affermato dal Dott. Peter S. Kim (Beuamont Hospital, Royal Oak, Michigan, USA), uno degli autori del terzo studio, Blood Type and the Age of the Red Cells Transfused Affects Mortality after Percutaneous Coronary Intervention, nei pazienti sottoposti ad angioplastica, anche se le trasfusioni sono talvolta necessarie per un’anemizzazione acuta, queste possono causare complicanze gravi. La ragione sta nel fatto che certi tipi di sangue possono essere associati con un aumento dei fattori trombotici. Questo studio ha valutato se le caratteristiche delle cellule della serie rossa, soprattutto il tempo di conservazione e il gruppo sanguigno, erano associate con un incremento della mortalità a un anno. Lo studio ha incluso 743 pazienti sottoposti a un’angioplastica che hanno poi ricevuto una trasfusione di emazie concentrate.

I 326 pazienti che hanno ricevuto una trasfusione di sangue dopo 25 giorni avevano una probabilità di essere vivi a 5 anni chiaramente inferiore. Rispetto ai pazienti trasfusi con sangue di gruppo O, quelli trasfusi con sangue di gruppo A presentavano un aumento del rischio di morte a 5 anni del 30% superiore e quelli trasfusi con sangue di gruppo AB presentavano un aumento del rischio del 25% superiore (p<0,000). Inoltre, il sangue di gruppo A e AB era significativamente più vecchio del sangue di gruppo O. Anche dopo l’aggiustamento dei dati in rapporto alle differenze basali, la trasfusione di sangue di gruppo A e AB è risultata associata in maniera indipendente con un incremento della mortalità.

In conclusione, anche se quelli presentati sono studi osservazionali, l’accordo dei risultati conduce a ritenere che esista un rischio trombotico non trascurabile quando i pazienti coronarici vengono trasfusi. Ciò significa che è necessario riconsiderare con attenzione le indicazioni alla trasfusione nei pazienti che presentano un evento coronarico acuto o vengono sottoposti a una procedura di rivascolarizzazione. Il gruppo sanguigno del sangue trasfuso e il tempo di conservazione non sono privi di rischio.

Philip Durando

 
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