SINDROMI CORONARICHE ACUTE
ISAR-REACT-1: L’abciximab resta indicato
nei pazienti a rischio più elevato
Nei pazienti con un rischio significativamente elevato con indicazione alla rivascolarizzazione nel contesto di una sindrome coronarica acuta, l’abciximab resta un trattamento indicato, pur in presenza di un pre-trattamento con il clopidogrel

A. Kastrati, Germania
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In seguito all’incremento delle dosi di carico del clopidogrel e ai dati di studi come l’ISAR-REACT-1, l’interesse per gli inibitori della GP IIb/IIIa si è ridotto per molti anni. Il dr. Kastraki è ritornato a porre l’attenzione su questa classe di farmaci.
Un protocollo studiato per chiarire il trattamento anti-trombotico ottimale
Nello studio ISAR-REACT-2, i pazienti sono stati pre-trattati con una dose di carico di 600 mg di clopidogrel almeno 2 ore prima della procedura e 500 mg di aspirina per via orale o endovenosa; hanno quindi ricevuto l’abciximab o il placebo prima di essere sottoposti a una procedura di rivascolarizzazione coronarica percutanea (PCI) nel contesto di una sindrome coronarica ad alto rischio.
Lo studio ha coinvolto 2200 pazienti ad alto rischio che avevano presentato angina a riposo nelle ultime 48 ore con aumento della troponina e/o sottoslivellamento del tratto ST. L’endpoint primario dello studio era composito, costituito da morte, infarto miocardico o rivascolarizzazione urgente del vaso target entro 30 giorni dalla randomizzazione. Endpoint secondari hanno compreso il tasso di emorragie maggiori e minori intraospedaliere.
L’aggiunta dell’abciximab migliora gli eventi avversi
L’analisi di sicurezza ha documentato un tasso sovrapponibile di emorragie maggiori e un aumento non significativo degli episodi emorragici minori e delle trasfusioni nel gruppo in abciximab e un tasso dello 0,8% di trombocitopenia.

In termini di efficacia, tutte le componenti dell’endpoint primario sono risultate ridotte con l’abciximab; il tasso di complicanze è risultato dell’11,9% con il placebo e dell’8,9% con l’abciximab, con una riduzione globale del rischio relativo di complicanze con il placebo pari al 25%.

L’analisi in differenti sottogruppi pre-specificati ha dimostrato risultati sovrapponibili a quelli ottenuti nella popolazione generale dello studio, con l’unica eccezione della troponina: in presenza di una troponina negativa, l’abciximab si è dimostrato assolutamente inefficace. Nei pazienti con troponina positiva, invece, è stata osservata una riduzione delle complicanze del 29%.
Questo studio dimostra che nei pazienti con un rischio procedurale aumentato, il pre-trattamento con il clopidogrel non è sufficiente, contrariamente a quanto è stato verificato per i pazienti stabili dello studio ISAR-REACT-1 o per i diabetici dello studio ISAR-SWEET. L’abciximab sta riguadagnando terreno, in quanto assicura una riduzione significativa delle complicanze ischemiche post-procedurali; questo beneficio, tuttavia, appare limitato ai pazienti con una sindrome coronarica acuta ad alto rischio, con una troponina positiva al momento dell’arruolamento.
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