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American College of Cardiology
55th Annual Scientific Session
Atlanta (Georgia), 11-14 marzo 2006

13 marzo
L'ultrafiltrazione
è una tecnica nuova
Maria Rosa Costanzo, USA
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ULTRAFILTRAZIONE
UNLOAD: una riduzione dei nuovi ricoveri ospedalieri con l’ultrafiltrazione rispetto ai diuretici nello scompenso cardiaco acuto


M. Rosa Costanzo, USA

 

L’ultrafiltrazione del sangue venoso periferico rimuove più liquidi e comporta una riduzione significativa del tasso di nuovi ricoveri rispetto alla terapia standard con diuretici, senza causare ipokaliemia o effetti renali indesiderati nei pazienti che presentano una fase di riacutizzazione dello scompenso cardiaco: questi sono i risultati di uno studio clinico presentato al congresso 2006 dell’American College of Cardiology.

Lo studio randomizzato Ultrafiltration vs IV Diuretics for Patients Hospitalized for Acute Decompensated CHF (UNLOAD) è unico nel suo genere, in quanto ha escluso dall’analisi finale i pazienti che avevano bisogno dell’aggiunta di farmaci vasoattivi per raggiungere la stabilità emodinamica, ha sostenuto l’autrice principale, la Dott.ssa Maria Rosa Costanzo (Edward Hospital Center, Naperville, Illinois, USA). Questo, ha dichiarato, “ha permesso per la prima volta un confronto chiaro fra le due strategie”.

Nei pazienti con scompenso cardiaco riacutizzato, “l’ultrafiltrazione è più efficace rispetto ai diuretici ai fini della rimozione dell’eccesso di sali e di liquidi; tale strategia si associa con un beneficio clinico sostenuto nel tempo” ha detto la Dott.ssa Costanzo nella presentazione dello studio UNLOAD alla stampa. “Inoltre, abbiamo verificato l’assenza di problemi di sicurezza con l’ultrafiltrazione. Riteniamo che questi risultati siano immediatamente applicabili a un’ampia proporzione di pazienti ricoverati per una riacutizzazione dello scompenso cardiaco”.

Nello studio, 200 pazienti con scompenso cardiaco riacutizzato in 28 centri clinici sono stati randomizzati all’ultrafiltrazione con un sistema disponibile in commercio (CHF Solutions, Brooklyn Park) o alla terapia diuretica standard ev e sono stati valutati a 48 ore e a 90 giorni. “Se per un paziente erano necessari farmaci ulteriori” ha riferito la Costanzo, “abbiamo considerato fallito il trattamento al quale quel dato paziente era stato assegnato”.

Un minor numero di pazienti nel gruppo assegnato all’ultrafiltrazione, rispetto ai pazienti trattati con i diuretici, ha avuto bisogno di terapie ulteriori per la stabilizzazione emodinamica, soprattutto di farmaci vasoattivi. L’ultrafiltrazione, inoltre, non è risultata associata con ipokaliemia o modificazioni sfavorevoli della creatininemia. Un ulteriore effetto positivo dell’ultrafiltrazione è stato il fatto che – dopo la dimissione – i pazienti assegnati a questa strategia hanno potuto assumere un dosaggio di diuretici per via orale inferiore rispetto ai pazienti trattati in acuto con i diuretici ev.

Endpoint primari e secondari,
ultrafiltrazione vs terapia diuretica standard nell’UNLOAD

Endpoint

Ultrafiltrazione

Terapia diuretica

p

48 ore

 

 

 

Calo ponderale, endpoint primario (kg in media)

5,0, n=83

3,1, n=84

0,001

Punteggio della dispnea score, endpoint primario (media)

6,4, n=80

6,1, n=83

0,35

Perdita netta di liquidi (litri in media)

4,6

3,3

0,001

K<3,5 mEq/l (%)

1

12

0,018

Bisogno di farmaci vasoattivi (%)

3

13

0,015

90 giorni

 

 

 

Nuovo ricovero ospedaliero (%)

18

32

0,022

Giorni di durata del nuovo ricovero (media)

1,4

3,8

0,022

Visite non programmate in ambulatorio/Pronto Soccorso (%)

21

44

0,009

K=potassio.

 

La Dott.ssa Costanzo ha riferito che non è stata osservata alcuna relazione fra la variazione dei sintomi riferiti dai pazienti e il volume di liquidi rimosso in entrambi i gruppi. “Nonostante un miglioramento simile dei sintomi, gli eventi successivi sono risultati differenti”. Questo dato mostra i limiti dell’attuale pratica che utilizza la risposta sintomatologica per guidare il trattamento delle riacutizzazioni dello scompenso cardiaco, ha sostenuto l’autrice dello studio, e suggerisce la necessità di differenti target terapeutici per questa sindrome. In particolare, ha raccomandato il calo ponderale e la misurazione del volume di fluidi perso come alternativa. Tali parametri, in base a quanto affermato dalla Dott.ssa Costanzo, sono risultati correlati in maniera significativa con il tasso di nuovi ricoveri ospedalieri registrato nello studio.

Il sistema utilizzato nello studio UNLOAD è diverso rispetto ai primi dispositivi per l’ultrafiltrazione, in quanto prevede il prelievo del sangue dalle vene periferiche e trattiene al di fuori dell’organismo solo 33 ml circa di volume per ogni dato momento, ha spiegato la dr.ssa Costanzo. I sistemi precedenti prevedevano l’utilizzo di un accesso venoso centrale e la rimozione di grandi volumi di liquidi dal sangue; si trattava di una strategia più complessa e utilizzata raramente.

Carolina Ierardi

 
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