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American College of Cardiology
55th Annual Scientific Session
Atlanta (Georgia), 11-14 marzo 2006

13 marzo

I2 SUMMIT: CARDIOLOGIA INTERVENTISTICA
PROGRESS-I: l’utilizzo a livello coronarico
del primo stent metallico riassorbibile


R. Erbel, Germany
 

Sebbene gli stent abbiano rivoluzionato la cardiologia interventistica, le procedure di rivascolarizzazione percutanea hanno ancora i loro limiti, legati alla vasomotilità successiva o alla facilità di accesso per il cardiochirurgo durante un eventuale futuro intervento di bypass aortocoronarico

Da dove proviene l’idea di uno stent riassorbibile? Durante una sessione i2 Summit dell’ACC, il Dott. Raimund Erbel ha presentato il PROGRESS-I, uno studio innovativo e interessante, dal momento che costituisce la prima applicazione di uno stent riassorbibile in un’arteria coronaria umana; gli impianti precedenti sono stati realizzati solo a livello vascolare periferico.

Lo studio PROGRESS-I, non randomizzato, ha puntato la sua attenzione su lesioni singole a livello delle arterie coronarie native, con lo scopo di ottenere un tasso degli eventi coronarici avversi maggiori (major adverse coronary event, MACE) a 4 mesi inferiore al 30%, che è considerato paragonabile a quanto si osserva con i convenzionali stent metallici. Per i MACE, è stata utilizzata la definizione classica, che comprende l’incidenza di morte per cause cardiache, l’infarto e la rivascolarizzazione indicata da una recidiva di ischemia.

Lo studio ha incluso pazienti con angina stabile o instabile con una lesione singola di 3-3,5 mm in termini di diametro vasale e di lunghezza inferiore ai 15 mm. Lo stent utilizzato contiene il 93% di magnesio e viene riassorbito nel giro di 2-3 mesi. Il paziente veniva sottoposto a una pre-dilatazione e quindi lo stent veniva espanso a una pressione non superiore alle 16 atmosfere; veniva poi eseguita una re-dilatazione con pallone, se necessario.

I ricercatori avevano pianificato di seguire la cinetica del riassorbimento degli stent mediante la risonanza magnetica e metodiche TC, ma di fatto questo nuovo stent non è visibile con nessuna di queste metodiche; ciò costituisce, tuttavia, un vantaggio importante, in quanto q       uesto tipo di stent non dà artefatti e consente di valutare in maniera ottimale il lume vasale nell’ambito dello stent.

Dall’altra parte, i risultati angiografici sono meno straordinari, con un indice di perdita di lume di 1,09 mm a 4 mesi, il che si traduce in un aumento della restenosi dopo 6-8 mesi di follow-up. Il tasso di MACE è risultato del 23,8% a 4 mesi, in linea con gli obiettivi dello studio; l’unica componente dei MACE è infatti risultata la re-dilatazione guidata dalla recidiva di ischemia.
Questo nuovo stent ha mantenuto le sue promesse, in base ai risultati di questo primo studio realizzato nella specie umana. Tuttavia, il tasso di restenosi è risultato aumentato e i risultati non sono impressionanti quanto quelli ottenuti con gli stent medicati. La soluzione probabilmente verrà dalle modifiche di questo tipo di stent, in particolare dalla sua associazione con sostanze antiproliferative al fine di creare uno stent medicato riassorbibile.

Philip Durando

 
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