OBESITA’ E RISCHIO CARDIOVASCOLARE
PREVEND: l’importanza della misurazione
del rapporto vita-fianchi durante la visita cardiologica
L’obesità addominale (o obesità di tipo androide) costituisce un problema di primo piano, dal momento che indica la presenza di un eccesso del grasso viscerale e di un aumento del rischio cardiovascolare. Infatti, il grasso endoaddominale non svolge solo un ruolo nell’accumulo di energia, ma costituisce anche un organo endocrino, data la sua capacità di secernere sostanze ad azione ormonale e interferire con il metabolismo
Al momento attuale, non esiste una uniformità di vedute su quale sia il parametro ottimale per la valutazione dell’obesità, ossia il convenzionale indice di massa corporea [body mass index (BMI)], oppure il rapporto vita-fianchi, o ancora la circonferenza della vita. In uno studio prospettico, la Dott.ssa Anne Chris Jonkers e colleghi hanno messo a confronto il valore prognostico di questi tre indici in termini di prognosi cardiovascolare.
I ricercatori hanno misurato questi tre parametri in 80 individui dello studio PREVEND (Prevention of Renal and Vascular End stage Disease), che ha seguito una coorte di pazienti fino alla comparsa di insufficienza renale. Al momento dell’arruolamento, questi pazienti (3730 uomini; 3950 donne) avevano un’età di 50,1+/-12,7 anni e non presentavano una malattia coronarica.
Dopo un follow-up di 6,25 anni, sono stati registrati in totale 236 eventi cardiovascolari (morte per cause cardiovascolari, infarto miocardico, scompenso cardiaco, intervento di bypass aortocoronarico o procedura di rivascolarizzazione percutanea) e questi tre parametri sono stati misurati nuovamente.
Dopo gli opportuni aggiustamenti dei dati in rapporto a età, sesso, pressione arteriosa sistolica, fumo di sigaretta, diabete, albuminuria, ipercolesterolemia e familiarità, è emerso che il rapporto vita-fianchi e la circonferenza vita, così come il BMI, sono fattori predittivi indipendenti di rischio cardiovascolare (p<0,01). Inoltre, l’area sottesa dalle curve ROC documenta che il rapporto vita-fianchi è il miglior predittore degli eventi cardiovascolari futuri: 0,73 (0,69-0,76), rispetto a 0,69 (0,66-0,73) per la circonferenza vita e 0,62 (0,58-0,65) per il BMI (p<0,001).

Lo studio PREVEND è in corso, ma è già evidente che – se i tre parametri in studio costituiscono fattori di rischio cardiovascolari indipendenti – la valutazione del rapporto vita-fianchi è un elemento indispensabile della visita cardiologica, visto il suo valore nella predizione del rischio cardiovascolare.
Linda Pellini
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