American College of Cardiology 55th Annual Scientific Session
Atlanta (Georgia), 11-14 marzo 2006
12 marzo
LBTC: PREVENZIONE PRIMARIA CHARISMA, ovvero 1 + 1 = 1
L’aspirina, così come il clopidogrel, riduce il rischio di eventi cardiovascolari (infarto miocardico, angina instabile e ictus) grazie al suo effetto sull’aggregazione piastrinica. Tuttavia, dal momento che questi due principi attivi agiscono su due diversi recettori di placca (cicloossigenasi per l’aspirina e ADP per il clopidogrel), la loro associazione comporta un’aumentata efficienza antiaggregante dopo un evento cardiovascolare acuto.
LBTC: FIBRILLAZIONE ATRIALE L’ablazione è superiore rispetto alla terapia farmacologica per il ripristino del ritmo sinusale
nei pazienti con FA parossistica
I primi dati randomizzati in quella che probabilmente è ancora una storia in corso di definizione e chiarimento indicano che l’ablazione transcatetere è superiore rispetto alla terapia farmacologica nel trattamento della fibrillazione atriale (FA) parossistica.
FATTORI DI RISCHIO Il registro REACH
ci fornisce
diversi insegnamenti
I primi risultati pubblicati poche settimane fa sul Journal of the American Medical Association (JAMA) hanno documentato l’elevata prevalenza di fattori di rischio quali obesità, ipertensione, anomalie della glicemia e fumo di sigaretta, così come di un uso insufficiente di terapie raccomandate come statine e aspirina.
LBTC: SCA SENZA SOPRASLIVELLAMENTO ST ACUITY: la bivalirudina è preferibile all’eparina+inibitori di GP IIb/IIIa nelle sindromi coronariche acute?
L’inibitore della trombina bivalirudina è risultato associato con una minore incidenza di emorragie e un tasso simile di eventi ischemici, rispetto all’associazione di eparina o enoxaparina con inibitori della GP IIb/IIIa, nello studio ACUITY su pazienti con sindromi coronariche acute (SCA) non associate a sopraslivellamento del tratto ST. Ciò sembra costituire un beneficio clinico netto in favore della sola bivalirudina.
LA QUESTIONE DEL GIORNO Le biotecnologie nell’arteriopatia periferica
Intervista con John Cooke, cardiologo dell’Università di Stanford
BRACHITERAPIA I risultati del TAXUS V ISR rispecchiano i risultati del SISR
e confermano la superiorità dei DES
rispetto alla brachiterapia
nella restenosi intra-stent
Lo stent ricoperto di paclitaxel è superiore rispetto alla brachiterapia per il trattamento della restenosi intra-stent, come risulta dallo studio TAXUS V ISR.
I2 SUMMIT: DUE STUDI Risultati discordanti per i DES nell’IMA:
il TYPHOON documenta
la superiorità dei DES
rispetto
agli stent metallici,
il PASSION no
Durante una sessione Late-Breaking Clinical Trials dell’i2 Summit al congresso 2006 dell’American College of Cardiology sono stati presentati due studi clinici che hanno preso in considerazione il ruolo degli stent medicati (nel primo studio con sirolimus, nell’altro con paclitaxel) nell’infarto miocardico acuto (IMA) hanno fornito risultati assolutamente discordanti, spingendo i ricercatori a sottolineare i limiti del confronto degli eventi fra studi clinici che randomizzato differenti tipi di pazienti, con diversi gruppi di controllo.
UNO STUDIO RANDOMIZZATO Ischemia critica degli arti:
la terapia genica
rispetto all’amputazione
All’ACC 2006 il Dott. Sigrid Nikol ha presentato un nuovo studio randomizzato sulla terapia genica diretta a favorire lo sviluppo di nuovi vasi collaterali.
RIDUZIONE DEGLI EVENTI CARDIOVASCOLARI HOPE-2 e NORVIT: nessun beneficio CV a seguito
della riduzione dell’omocisteina con acido folico
e vitamine del gruppo B
Alcuni dei medesimi ricercatori che hanno fornito le evidenze scientifiche che depongono contro un beneficio cardiovascolare della vitamina E nello studio Heart Outcomes Prevention Evaluation (HOPE), con il secondo studio Heart Outcomes Prevention Evaluation (HOPE-2), discusso all’ACC 2006, hanno presentato i dati che documentano l’assenza di un effetto dei supplementi di vitamina B e di acido folico per la prevenzione degli eventi cardiovascolari.
ETÀ E MALATTIE CV Le complicanze legate all’età
e la necessità
di porre fine
ai pregiudizi
Se le malattie aumentano con l’età, le cure invece si riducono. Un paradosso esaminato in due studi
La definizione medica di persona anziana resta non chiara, ma i geriatri statunitensi definiscono il “giovane-anziano” come l’individuo di età compresa fra 65 e 74 anni, l’”anziano intermedio” come quello di età compresa fra 75 e 84 anni e l’”anziano-anziano” come l’individuo di età uguale o superiore agli 85 anni.
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