PRESIDENTIAL PLENARY SESSION/SIMON DACK LECTURE
Il ruolo della medicina genomica
nel futuro delle malattie cardiovascolari

Elizabeth G. Nabel,
presidente del
National Health,
Lung
and Blood Institute |
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Per Elizabeth G. Nabel, presidente del National Health, Lung and Blood Institute, siamo alla fine dell’inizio, e il futuro è già cominciato
La Dott.ssa Elizabeth G. Nabel, presidente del National Health, Lung and Blood Institute (organismo del National Institute of Health) e fellow dell’American College of Cardiology, è stata invitata a tenere la lettura magistrale del 55° congresso ACC che si è aperto oggi ad Atlanta (USA).
L’argomento scelto per la lezione inaugurale dell’ACC è estremamente interessante e attuale: si tratta della Medicina Genomica e del suo ruolo in prospettiva nel futuro delle malattie cardiovascolari. La Dott.ssa Nabel ha iniziato ricordando la riduzione della mortalità legata alla coronaropatia che è stata registrata negli ultimi decenni, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. La grande svolta di quegli anni è soprattutto legata allo studio dei fattori di rischio cardiovascolari (grazie innanzitutto al monumentale Framingham Heart Study), da cui è partito il ricco filone degli studi di prevenzione primaria e secondaria, con il conseguente e significativo impatto positivo sulla salute cardiovascolare e sulla sopravvivenza. Questa linea di ricerca si va esaurendo, ormai conosciamo quasi tutto dei fattori di rischio e di cosa possiamo fare per combatterli; il futuro, ha sottolineato la Dott.ssa Nabel, è una medicina predittiva, preventiva e personalizzata. Come raggiungere questo scopo?
Ecco che, ha detto la Dott.ssa Nabel, ci viene in aiuto la genomica, con i suoi recentissimi e clamorosi successi: il genoma umano è stato sequenziato in maniera completa nel 2001 e sta facendo passi da gigante il progetto HAPMAP del NIH, i cui risultati aggiornati sono stati resi noti in una pubblicazione su Nature nel corso del 2005: in pratica, si tratta di individuare i polimorfismi di un singolo nucleotide (single nucleotide polymorfisms, SNP: sono mutazioni che comportano la sostituzione di un singolo aminoacido nell’ambito di una data catena proteica) e gli aplotipi (gruppo di >/= 12 SNP che tendono a essere trasmessi insieme) correlati a patologie o anche semplicemente a un dato profilo di rischio.

Single nucleotide
polymorfisms, SNP |
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In pratica sono già partite quelle che potremmo definire le riletture in chiave genomica del Framingham Heart Study (sono disponibili campioni di sangue contenenti il DNA di ben 9000 dei partecipanti al FHS) e del Women’s Health Iniziative (a tutte le partecipanti è stato prelevato un campione di sangue per l’analisi genomica), due studi di enormi dimensioni i cui dati verranno rianalizzati alla ricerca di correlazioni fra le caratteristiche genetiche dei pazienti, il loro profilo di fattori di rischio e gli eventi. In sostanza, il FHS Genetic Research Study, così si chiama il primo dei due progetti citati, ci darà l’opportunità di creare un database di genotipi e fenotipi gestito dal NIH, a cui tutti i ricercatori interessati potranno attingere per sviluppare nuove ipotesi nella prospettiva concreta di identificare nuove strategie preventive e terapeutiche. I dati del WHI, rivisti sotto la nuova luce della genomica, forse ci diranno finalmente in che misura e attraverso quali meccanismi il genotipo modula il rischio cardiovascolare, il rischio di tumori maligni e il rischio di fratture da osteoporosi delle donne.
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La Dott.ssa Nabel ha proseguito citando ulteriori esempi dell’importanza della medicina genomica in ambito cardiovascolare. È un dato noto che la cardiomiopatia ipertrofica familiare è legata a diverse mutazioni che possono riguardare diverse proteine sarcomeriche. È anche noto che alcune di queste mutazioni si associano a una prognosi peggiore, con un elevato rischio di morte cardiaca improvvisa, mentre altre mutazioni assicurano una prognosi del tutto benigna. La conoscenza del genotipo consente di anticipare il rischio presentato dal paziente, anziché aspettare la prima manifestazione fenotipica della malattia, che in questo caso può anche essere l’ultima, con l’exitus. La Dott.ssa Nabel ha anche presentato i dati più recenti circa le varianti genetiche alla base del fenomeno della diversa risposta individuale alla terapia anticoagulante orale e le immaginabili ricadute pratiche di questi studi: si potrebbe addirittura ipotizzare lo scenario di un dosaggio del warfarin aggiustato un base a un dato aplotipo, piuttosto che in base al solito vecchio e talvolta imprevedibile INR.
Infine, il presidente del National Health, Lung and Blood Institute ha notato come, alla luce di quanto detto, la medicina genomica sia certamente la medicina del futuro, in quanto è predittiva, preventiva e personalizzata. Vanno tuttavia sottolineate le carenze in questo ambito dei sistemi sanitari dei nostri paesi, pur molto progrediti: i laboratori in grado di eseguire analisi genomiche sono pochi, e sono ancora meno quelli riconosciuti e certificati; inoltre, non sono chiari i criteri di rimborsabilità degli studi genetici di questo genere, per cui – anche per quelle patologie in cui la base genetica è nota e influisce in modo chiaro sulla prognosi del paziente, come la cardiomiopatia ipertrofica familiare o il QT lungo congenito – spesso i pazienti non vengono indirizzati correttamente verso l’esecuzione di questi studi, o comunque si trovano nell’impossibilità pratica di sottoporvisi.

Winston Churchill:
"forse siamo
alla fine dell’inizio…" |
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Insomma, l’appello finale è a tutta la comunità medica e scientifica mondiale, perché è necessaria la collaborazione di tutti per la corretta individuazione e selezione dei pazienti e per l’avvio della Medicina del futuro, nei laboratori di ricerca, così come negli ambulatori della medicina clinica di tutti i giorni.
Per dirla con sir Winston Churchill, ha concluso la Nabel,: “Non siamo alla fine. Non siamo neppure all’inizio della fine. Ma forse siamo alla fine dell’inizio”.
Carolina Ierardi
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