CUORE E "QUARTA ETA'"
Quando nei nosocomi gli anziani vengono trattati male
La cosiddetta “quarta età”? È quella della rottamazione. La denuncia arriva da uno degli studi dell’Euro Heart Survey sull’insufficienza cardiaca presentati all’ESC 2005. Lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ricovero nei soggetti ultra ottantacinquenni; tuttavia, confrontando 2780 pazienti ottuagenari e 7912 soggetti dell’età di circa 69 anni di 24 paesi europei, le sette équipe dei ricercatori, guidati dal Prof. Michel Komajda (Hôpital de la Pitié-Salpêtrière, Parigi), hanno notato che in ospedale ci si “prende gioco” della vecchiaia.
Solamente un paziente (38%) su tre, tra i più anziani, viene sottoposto all’esame per la determinazione della frazione di eiezione ventricolare: un esame determinante per stabilire correttamente la diagnosi. I più giovani hanno maggior fortuna: ne ha diritto il 66%. Le differenze tra i due gruppi sono simili anche per quanto riguarda angiografia e prova da sforzo: ancora una volta, esami complementari indispensabili per l’aggiustamento terapeutico.
| |
 |
Anche le terapie utilizzate divergono in funzione dell’età. Gli ACE-inibitori e i beta-bloccanti vengono prescritti molto meno spesso ai soggetti particolarmente anziani, rispetto a quelli più giovani. Per contro, i più anziani ricevono diuretici e digossina, due farmaci che migliorano certamente la sintomatologia, ma non hanno alcun effetto benefico in termini di mortalità. Logicamente, lo studio insiste sulla netta differenza di mortalità tra i due gruppi d’età: a 3 mesi dal ricovero il 13% degli ultra ottantenni muore per insufficienza cardiaca. La percentuale dei decessi tra i soggetti con meno di 70 anni è due volte inferiore.
Per compensare il cattivo approccio alle loro cardiopatie, i soggetti più anziani si vedono però prescrivere molti più analgesici, antibiotici e antidepressivi: spesso inutili
Claudio Filippi
|