LA QUESTIONE DEL GIORNO
Guadagnare tempo nell’infarto
Intervista al Prof. Gilles Montalescot (Hôpital de la Pitié-Salpêtrière, Parigi - Francia)
congressomedico.it: Cosa pensa delle nuove raccomandazioni sul trattamento dell’infarto, presentate All’ESC?
Prof. G. Montalescot: Nell’infarto utilizziamo trattamenti di riperfusione miranti a ricanalizzare l’arteria colpita. Esistono due soluzioni, in base al luogo in cui si trova il soggetto infartuato. La prima, se si è lontani da un centro di cateterismo e non vi è la possibilità di raggiungerlo in tempi soddisfacenti, è data dal trattamento farmacologico. Nota da più di vent’anni, la trombolisi consente di sciogliere il coagulo per disostruire l’arteria, e ha un’efficacia che si aggira attorno al 50%. Il trattamento è stato finora associato all’assunzione di aspirina, ma in questo congresso è stata evidenziata la possibilità di associare un altro trattamento antiaggregante: il clopidogrel. Le ambulanze di soccorso avanzato hanno la possibilità di effettuare questi tre trattamenti. Il passo successivo consiste nel portare il soggetto trattato presso un’unità di terapia intensiva.
congressomedico.it: Qual è il secondo tipo di trattamento?
Prof. G. Montalescot: È la cateterizzazione. In Francia, nelle grandi città, disponiamo di strutture con sale per questo tipo di trattamento, nelle quali è possibile ricanalizzare l’arteria ostruita mediante dilatazione coronarica. Le sale sono attive 24 ore su 24, e la tecnica ha una percentuale di successo dell’ordine del 95%. Anche in questo caso si associano aspirina e clopidogrel, ma si deve evitare la trombolisi, che rischierebbe di complicare la situazione con sanguinamenti, o con la formazione di coaguli che potrebbero riostruire l’arteria. Sono le ultime raccomandazioni presentate durante questo congresso.
congressomedico.it: Complessivamente, vi è una gestione soddisfacente dell’infarto del miocardio?
Prof. G. Montalescot: È importate far comprendere al grande pubblico l’importanza di chiamare il prima possibile i soccorsi. In genere, è relativamente facile perché vi è un numero per le urgenze cardiologiche, un numero che tutti dovrebbero conoscere fin dalla più tenera età. Nella quotidianità, ci si accorge però che esistono ancora troppi pazienti che giungono in ospedale con i propri mezzi, con ritardi considerevoli. E a volte, durante il tragitto, sopraggiungono complicanze che possono rivelarsi fatali.
congressomedico.it: Il tempo di reazione ad una toracoalgia è determinante per l’evoluzione?
Prof. G. Montalescot: Sino a prova contraria, tutte le toracoalgie devono essere considerate, come un dolore da infarto. Dunque, il tempo correla direttamente con la mortalità, per cui è necessario che la catena dei soccorsi venga attivata il prima possibile.
congressomedico.it: Qual è la nazione europea meglio preparata nell’affrontare un infarto?
Prof. G. Montalescot: Diverse, direi. Il sistema sanitario francese è particolarmente efficiente per due ragioni principali: un eccellente sistema terapeutico preospedaliero, con medici a bordo delle ambulanze rifornite di attrezzature e farmaci, e la corretta ospedalizzazione. Ma anche il altri paesi europei vi è un’eccezionale densità di sale di cateterizzazione e, di conseguenza, della possibilità di attuare rapidamente il trattamento.
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