IL TEMA DEL GIORNO
La sindrome metabolica: l’epidemia avanza in Europa, la risposta si fa attendere
L’obesità addominale − l’aumento delle dimensioni dell’addome— non rappresenta un fattore insignificante, quanto piuttosto un’espressione della sindrome metabolica. Sindrome che si basa cinque caratteristiche: circonferenza addominale, ipertrigliceridemia, iperglicemia, riduzione del colesterolo HDL e ipertensione arteriosa.
Uno studio condotto in Belgio indica che il 15% dei soggetti di età compresa tra i 35 e i 55 anni presenta sindrome metabolica: più accentuata tra gli uomini, ma con una maggior frequenza di complicanze tra le donne. Si tratta soprattutto dei problemi cardiovascolari associati.
CRITERI DIAGNOSTICI DELLA SINDROME METABOLICA
WHO, 1999* |
ATP III, 2001** |
• DM tipo 2 o IFG o IGT insulino-resistenza con NGT
+
• Due fattori fra |
| |
- Obesità centrale (WHR >0,9 M; >0,85 F) e/o BMI <30
- Dislipidemia (trigliceridi mg 150 mg/ dl e/o colesterolo HDL <35 mg/ dl M
o <39 mg/dl F)
- Ipertensione (≥140/≥90) |
| • Microalbuminuria |
|
| Tre o più fattori fra: |
| • Obesità addominale |
| |
- M circ. >102 cm
- F circ. >88 cm |
• Trigliceridi ≥150 mg/dl
Colesterolo HDL |
| |
- M <40 mg/ dl
- F <50 mg/ dl |
| • PA ≥130/≥85 mmHg |
| • Glicemia ≥100 mg/ dl |
|
|
* World Health Organization, Department of Noncommunicable Disease Surveillance, Geneva, 1999.
** ATP III, JAMA 2001;285:2486. “A ogni componente supplementare della sindrome metabolica” ha detto il Prof. Ernst Rietzschel (Università di Gand, Belgio), “corrisponde un aumento lineare della severità dello stato infiammatorio, dello spessore e della rigidità delle pareti cardiache, nonché dei depositi di colesterolo nelle arterie di quel soggetto”. Servono almeno tre criteri per parlare di sindrome metabolica; tuttavia, anche i pazienti con due criteri soli (ipertensione e iperlipidemia, oppure obesità e ipertensione …) hanno un rischio cardiovascolare aumentato. Limitandosi a una sola componente della sindrome metabolica, circa la metà della popolazione belga presenta un rischio potenziale.
Questa “epidemia” non risparmia i bambini. I dati presentati dalla International Obesity Task Force, durante il congresso dell’ESC 2005, suggeriscono la presenza in Europa di 210.000 giovani affetti da diabete di tipo 2, una patologia che fino ad ora riguardava fondamentalmente soggetti ultracinquantenni. Analogamente, si stima intorno a un milione il numero dei bambini con una colesterolemia troppo elevata, e in 500.000 quello degli ipertesi a causa del peso corporeo eccessivo. Per i responsabili della Task Force“non si tratta più di un semplice segnale d’allarme, ma di un allarme rosso. Non possiamo più aspettare per attuare in Europa una prevenzione efficace e programmare strategie di prevenzione”.
|
|
Focalizzandosi sulle classi sociali svantaggiate, che sono le più interessate (stile di vita, fattori di stress), un’équipe danese ha cercato di scoprire le reali cause di tale squilibrio. Tra il 2001 e il 2003 sono stati osservati 6038 soggetti in buona salute, di entrambi i sessi. Prima constatazione: un livello educazionale elevato rappresenta un fattore protettivo, con un rischio inferiore del 68% rispetto a quello delle altre categorie. La stessa cosa vale per i fattori di rischi associati. Affaticamento e stress non costituiscono invece dei parametri determinanti: a parità di stress, i soggetti di livello sociale elevato restano meglio protetti.
D’accordo su tale constatazione, gli specialisti non lo sono sui provvedimenti da adottare: convincere la popolazione a cambiare abitudini di vita; mangiare meglio; svolgere attività fisica regolarmente; incoraggiare la grande distribuzione a proporre prodotti meno ricchi di calorie e meno zuccherati: l’OMS ha fatto di queste semplici raccomandazioni un cavallo di battaglia su scala mondiale.
Simili discorsi di prevenzione e d’informazione al pubblico restano tuttavia difficili da far accettare. La Società Europea di Cardiologia ha comunque dimostrato che la personalizzazione del messaggio ne rinforza l’impatto. 10.000 soggetti europei con un precedente evento cardiovascolare sono stati oggetto, con le loro rispettive famiglie, di un follow-up particolare.
Un’équipe diretta da un’infermiera è stata incaricata di verificare lo stile di vita di questi soggetti, e di motivarli a mangiar meglio, a svolgere più attività fisica e ad assumere correttamente la terapia. Questo follow-up intensivo è risultato efficace. “In qualche mese,i pazienti e le persone che vivevano con loro hanno modificato in modo significativo il proprio comportamento” ha sottolineato il Prof. Guy de Backer (Università di Gand, Belgio). A quattro mesi dall’inizio dello studio, i partecipanti hanno perso in media 0,83 kg, e la loro circonferenza addominale si è ridotta di 1,4 centimetri.
I responsabili dello studio sperano che dopo la pubblicazione dei risultati definitivi sarà possibile modificare il trattamento dei pazienti, affiancando delle équipe multidisciplinari.
Sarà difficile che ciascuno di noi possa disporre di una squadra di cura; programmi mirati, ad esempio di educazione nelle scuole, costituiscono invece delle semplici azioni per circoscrivere il focolaio che sta covando nella generazione dei giovani. Ma vista l’ora, l’Europa tarda a reagire.
Giorgio Aches
|