ASSENT: LO STUDIO
Nessun beneficio dimostrato dall’ASSENT
Secondo i risultati preliminari dello studio ASSENT-4 PCI, la riperfusione meccanica non risulta migliorata dalla fibrinolisi a pieno dosaggio precedente un intervento coronarico percutaneo [(PCI) percutaneous coronary intervention] primario. I soggetti sottoposti a riperfusione combinata farmaco-meccanica hanno presentato infatti degli outcome clinici peggiori, rispetto a quelli trattati con sola PCI.
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F. Van de Werf, Belgio |
Il Prof. Frans Van de Werf (Leuven, Belgio), durante la sessione Hot Line ha affermato: “Nelle precedenti rassegne sistematiche è stata mostrata la superiorità della PCI primaria sulla fibrinolisi, ma i ritardi legati a questo tipo di trattamento sono significativi; di conseguenza, solo una minoranza dei soggetti affetti da STEMI può essere trattata entro la finestra temporale dei 90 minuti raccomandati dalle linee-guida”. Il razionale dell’intero studio, ha spiegato l’autore, era quello di stabilire se la fibrinolisi immediata, prima di un intervento meccanico ritardato, potesse migliorare gli outcome clinici.
I ricercatori hanno randomizzato in due gruppi 4000 soggetti di 24 centri con un vasto infarto miocardico acuto (IMA), per i quali la PCI rappresentava l’opzione riperfusiva programmata. Il primo gruppo ha ricevuto una dose piena in bolo singolo di tenecteplase (TNK), associata a un bolo singolo di eparina non frazionata e seguita dalla PCI da una a tre ore più tardi. Al secondo gruppo è stata somministrata solo l’eparina non frazionata, prima della PCI. A distanza di 30 giorni era deceduto il 6% dei soggetti trattati con TNK più PCI, rispetto al 3,8% del gruppo PCI (p=0,04). L’arruolamento allo studio è stato interrotto il 22 aprile 2005, perché il tasso di mortalità nel gruppo del braccio con sola PCI era molto più basso di quanto ci si attendesse.
Van de Werf ha aggiunto che le differenze di mortalità non potevano essere spiegate solamente dall’aumento dei sanguinamenti e delle emorragie cerebrali.

W. Wijns, Belgio |
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Il moderatore, il Prof. William Wijns (Aalst, Belgio), ha affermato che una possibile spiegazione per le differenze tra i due gruppi poteva risiedere in un’inadeguata inibizione piastrinica. Ciò consentirebbe di spiegare i livelli di flusso TIMI 3 prima della PCI inferiori alle aspettative, nonché l’incremento del tasso di complicanze ischemiche peri-procedurali nel gruppo PCI più trombolisi.
I dati relativi all’endpoint principale a 90 giorni (una combinazione di mortalità, shock cardiogeno e insufficienza cardiaca congestizia) verranno presentati al congresso dell’American Heart Association 2005, che si terrà a Dallas dal 13 al 16 novembre prossimi.
Lucia Bianco
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