L’INIZIATIVA
Shock a domicilio: i defibrillatori portatili
Ogni anno, una persona su mille ha un arresto cardiaco. Ovviamente, non può scegliere né il momento, né il luogo; otto volte su dieci il cuore si ferma nella propria casa, e in quei casi ogni secondo è fondamentale: rimettendo in funzione il muscolo cardiaco entro 6 minuti il soggetto avrà una possibilità di sopravvivere del 70%. Dopo gli 8 minuti le possibilità di sopravvivere scendono attorno al 20%, per diventare quasi nulle dopo 10 minuti. Nell’80% dei casi il cuore non si ferma veramente, ma è in fibrillazione ventricolare. Le cellule cardiache, che per essere efficaci devono contrarsi simultaneamente, iniziano a battere ognuna per conto proprio. Il muscolo smette di contrarsi, non consentendo al sangue di circolare nei vasi.
Per far ripartire il cuore è necessario uno shock: un massaggio cardiaco, per esempio, Sfortunatamente, sono troppo poche le persone in grado di eseguire quest’operazione correttamente. Un’altra soluzione è quella di utilizzare un defibrillatore, uno strumento che provoca uno shock elettrico permettendo, fin dalla prima scarica, di far ripartire il cuore nel 90% dei casi. Questo tipo di strumento, una volta riservato ai nosocomi, oggi è automatizzato e miniaturizzato. Defibrillatori portatili sono sempre più frequentemente istallati presso i luoghi pubblici. Negli Stati Uniti fanno parte del paesaggio urbano; in Gran Bretagna sono state salvate 59 vite grazie ai 2300 apparecchi ubicati negli aeroporti, negli ospedali e nei grandi centri. Ma non basta: alcuni medici consigliano di posizionarli nella propria abitazione, come gli estintori.
Per il Dott. Léo Bossaert (Anversa, Belgio), al giorno d’oggi è possibile procurarsi questo tipo di strumento al prezzo di un lettore DVD. “Forse un giorno permetterà di salvare una vita” ha pronosticato il Dott. Bossaert, sottolineando che la sopravvivenza complessiva in seguito a un arresto cardiaco è oggi inferiore al 7%.
Lucia Bianco
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