LA QUESTIONE DEL GIORNO “Europa, svegliati!”
Intervista a Tom Mc Killop, direttore generale di Astra-Zeneca International
congressomedico.it: Davvero la ricerca in Europa è minacciata? Davvero la situazione è così grave da venirlo a dire al congresso dell’ESC?
Tom Mc Killop: Sono venuto all’ESC perché sono preoccupato per la ricerca in Europa. Mi sento fondamentalmente europeo e adoro il nostro continente, e la sua storia, la sua lunga tradizione di successi in campo clinico sono indiscutibili. Ma sono molto turbato dalla sua perdita di competitività. Voglio quindi parlare forte e chiaro, voglio che l’Europa si svegli, e agisca per assicurare un futuro alla ricerca scientifica.
congressomedico.it: È un’autocritica? È l’industria farmaceutica la responsabile?
Tom Mc Killop: Non penso che l’industria farmaceutica sia la prima responsabile. Sicuramente le imprese private sfruttano i poli della ricerca più lucrativi per aumentare i propri ricavi. Ma l’Europa ha varato leggi sfavorevoli alle industrie e agli studi clinici. Così, ad esempio, la nostra azienda ha recentemente dovuto decentrare presso nazioni più accoglienti. In Europa è da dieci anni che la ricerca clinica è in declino: prima eravamo noi a condurre le danze, mentre adesso siamo molto indietro rispetto agli Stati Uniti. Ora ci sono l’India e molti altri mercati emergenti che offrono opportunità incredibili alle industrie farmaceutiche. I ricercatori di tutto il mondo ci mettono passione, e sono sempre motivati a scoprire nuovi filoni di ricerca. Non è necessariamente un problema di salari, ma la ricerca è diventata così cara, in Europa, che nessuna impresa propone progetti scientifici europei.
congressomedico.it: Che soluzioni consigliereste?
Tom Mc Killop: A mio parere, i dirigenti e coloro che prendono le decisioni in Europa non hanno prestato ascolto e non si sono accorti che si stava creando un grande divario. I paesi sono eccessivamente cauti: è necessario rendere il mercato più incisivo, e soprattutto offrire ricompense per le innovazioni. Perché le società dovrebbero venire a sviluppare i propri farmaci in Europa, visto che queste molecole non otterrebbero l’autorizzazione di immissione sul mercato? Si potrebbero anche sponsorizzare meglio gli studi, per esempio. Tocca agli stati indipendenti, insieme alla Commissione europea, rimboccarsi le maniche. Le società farmaceutiche sono pronte al dibattito e a sostenere le azioni che verranno realizzate. È una sfida enorme, ma io resto sempre ottimista.
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