LO STUDIO
Gli integratori alimentari possono rivelarsi nocivi.
I risultati del NOVIT e del SOFA

K. Bønaa, Norvegia |
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Due studi separati, presentati al congresso dell’ESC 2005 durante la sessione Hot Line I, hanno mostrato che alcuni integratori alimentari non offrono una protezione aggiuntiva nei confronti delle cardiopatie; in alcuni casi, poi, possono essere realmente nocivi.
Secondo lo studio NORVIT, somministrare dosi elevate di vitamina B (B6 e acido folico) a soggetti con un infarto del miocardio non esercita un effetto protettivo nei confronti di episodi cardiovascolari successivi, mentre lo studio SOFA ha evidenziato che assumere olio di pesce non ha effetti sull’incidenza di aritmie. Studi precedenti avevano ipotizzato che l’acido folico e la vitamina B6 esercitassero effetti benefici sulla patologia cardiovascolare, grazie alla loro capacità di ridurre i livelli dell’aminoacido omocisteina, ritenuto responsabile del danno endoteliale. Ciò ha spinto alcuni clinici a prescrivere vitamina B ai propri pazienti cardiovascolari.
Nel Norwegian Vitamin Trial (NORVIT), 3749 soggetti che avevano avuto un attacco cardiaco nei sette giorni precedenti hanno ricevuto vitamina B o placebo per più di 3 anni, in aggiunta alla terapia standard. I partecipanti, reclutati presso 35 ospedali norvegesi, erano stati suddivisi in 4 gruppi di trattamento: 0,8 mg di acido folico/die, 40 mg di vitamina B6/die, acido folico e 40 mg di vitamina B6/die, o placebo.
Dopo tre anni e mezzo, i risultati non hanno mostrato alcuna differenza come endpoint primario di infarto del miocardio fatale/non fatale tra i gruppi che assumevano acido folico, vitamina B6 e placebo. Vi era però un rischio maggiore del 20% di infarto del miocardio e ictus nel gruppo che assumeva acido folico e vitamina B6.
Il principal investigator, Kaare Bønaa (Tromsø, Norvega), ha detto: “I risultati mostrano che non devono essere prescritte dosi elevate di vitamina B in prevenzione cardiaca secondaria, e che la combinazione di acido folico e B6 può realmente aumentare il rischio cardiovascolare”. Nonostante la riduzione dei livelli di omocisteina fino al 30%, non si avevano effetti sulla patologia cardiovascolare. “L’ipotesi dell’omocisteina è svanita. Sembra che l’omocisteina sia solo un testimone innocente” ha sottolineato la Bønaa. I risultati evidenziano inoltre un incremento del 40% del rischio di nuove neoplasie nel gruppo dell’acido folico (p=0,08), un’osservazione che impone ulteriori ricerche. Bønaa ha affermato che si ritiene che l’acido folico possa accelerare la replicazione delle cellule neoplastiche.
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I. Brouwer, Olnada |
Nello studio SOFA (Study on Omega-3 Fatty acids and ventricular Arrhythmia), i ricercatori hanno valutato gli effetti dell’olio di pesce somministrato a 546 soggetti presso 26 centri cardiologici di 8 nazioni europee. I pazienti, ai quali erano stati inseriti dei defibrillatori impiantabili per monitorare i disturbi del ritmo cardiaco, sono stati randomizzati a un trattamento con due grammi di olio di pesce o placebo.
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