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European Society of Cardiology
ESC Congress 2005

Stoccolma (Svezia)
3-7 settembre 2005

6 settembre

LO STUDIO
OASIS-5/MICHELANGELO: nuovi farmaci antitrombotici riducono gli episodi di sanguinamento

 

I risultati dello studio OASIS-5/MICHELANGELO hanno mostrato che il nuovo trattamento antitrombotico con fondaparinux è più sicuro e altrettanto efficace rispetto al gold standard, l’enoxaparina, e migliora la sopravvivenza a sei mesi nei soggetti con sindromi coronariche acute senza innalzamento del tratto ST.

 
S. Yusuf, Canada

Salim Yusuf (Hamilton, Ontario, Canada), principale ricercatore dello studio, ha affermato che l’OASIS-5 ha chiaramente dimostrato come il fondaparinux debba costituire l’anticoagulante di scelta. Ha poi aggiunto che nessun sottogruppo ha mostrato benefici con l’enoxaparina.

L’OASIS-5/MICHELANGELO è il più vasto studio sulle sindromi coronariche acute, con 20.000 soggetti affetti da angina instabile e infarto miocardico senza elevazione del segmento ST (nota alla collettività come sindrome coronarica acuta), arruolati in 578 centri di 41 nazioni. I soggetti sono stati trattati secondo le linee-guida locali, e randomizzati per ricevere fondaparinux (2,5 mg una volta/die) o enoxaparina (1 mg/kg 2 volte/die). Uno degli obiettivi principali era la riduzione degli episodi di sanguinamento. Studi precedenti avevano dimostrato che i pazienti che avevano sperimentato un importante sanguinamento durante la sindrome coronarica acuta avevano più probabilità di morire nelle settimane immediatamente successive all’evento. “Di conseguenza, una terapia che mantenga i benefici dei trattamenti antitrombotici attualmente disponibili, ma provochi meno sanguinamenti, avrebbe una grande importanza clinica” ha affermato Yusuf.

Il fondaparinux agisce in maniera diversa rispetto agli anticoagulanti tradizionali: esso si lega al fattore Xa, la via finale comune nella cascata che porta alla generazione della trombina. Shamir Mehta, project director dello studio, ha spiegato: “Previene la formazione della trombina, mentre gli approcci precedenti inibivano la trombina dopo la sua sintesi”. A distanza di 9 giorni, i risultati tra i due gruppi erano identici per quanto riguardava la mortalità, gli infarti del miocardio e l’ischemia refrattaria, ma nel gruppo trattato con fondaparinux vi era una significativa riduzione del 50% degli episodi di sanguinamento maggiore (3,4% versus 4,4% nel gruppo dell’enoxaparina).

Dopo 6 mesi, il 12,3% dei soggetti trattati con enoxaparina era deceduto o aveva subito un infarto miocardico o un ictus, rispetto all’11,1% dei soggetti trattati con fondaparinux. Yusuf ha affermato: “Posti nel loro contesto, i nostri risultati hanno dimostrato che se si prendono 1000 individui affetti da sindrome coronarica acuta e li si tratta con fondaparinux invece che con enoxaparina, si evitano 10 decessi per infarto del miocardio, 4 per ictus e 25 sanguinamenti maggiori. Abbiamo mostrato che somministrando fondaparinux si riduce il rischio di sanguinamento e quello di mortalità; dal punto di vista epidemiologico, ciò chiude il cerchio della causalità”.


R. Califf, USA
 

Il moderatore Robert Califf (Durham, USA) ha detto che trova difficile giudicare se i risultati migliori ottenuti con il fondaparinux fossero intriseci al farmaco, o dovuti a un migliore regime posologico. “Quello che insegna questo studio è comunque che dobbiamo raddoppiare gli sforzi per gestire gli episodi di sanguinamento” ha affermato. Lo studio parallelo OASIS-6, che valuta l’impiego del fondaparinux nell’infarto miocardico acuto, sarà presentato al congresso dell’American College of Cardiology del 2006. 

Giorgio Aches

 
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