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European Society of Cardiology
ESC Congress 2005

Stoccolma (Svezia)
3-7 settembre 2005

5 settembre

IL TEMA DEL GIORNO
Donne e cuore, problema serio: 5 studi su 7000 soggetti

 

Nei soggetti del sesso debole, anche il cuore lo è. Rappresenta un tallone d’Achille che ha spinto gli organizzatori dell’European Society of Cardiology a farne il tema dominante del congresso 2005. Circa una donna su due (40%) muore per una cardiopatia, vale a dire due volte di più che per tutti i tumori considerati complessivamente; le patologie cardiovascolari sono dieci volte più frequenti del carcinoma della mammella. Sono i risultati di cinque studi concordanti condotti in 24 paesi su oltre 7000 soggetti. “In caso di crisi cardiaca dovuta a ostruzione coronarica” ha detto il Prof. Schlomo Behar, ricercatore in Israele dello studio Euro Heart Survey, “la mortalità dopo 7 giorni è due volte maggiore nelle donne, rispetto agli uomini. Un mese dopo, la mortalità rimane superiore del 28%”.

 
I. Graham,
Irlanda

Già da cinque anni i cardiologi puntavano il dito sulle disparità tra uomini e donne, oggi più che confermate. È vero, le donne hanno meno infarti degli uomini; ma le conseguenze di questi eventi sono più gravi. “Il 42% delle donne che ha un evento vascolare muore entro l’anno successivo” ha osservato il Prof. Ian Graham, cardiologo di Dublino, “mentre questa percentuale scende al 28% per gli uomini”.


C. Daly, UK
 

Se le malattie cardiovascolari colpiscono le donne in media dieci anni dopo gli uomini, ciò non vale per l’angina pectoris. A 60 o 62 anni, in media, la prevalenza è la stessa nei due sessi. “L’angina pectoris è un dolore cardiaco accompagnato da difficoltà respiratorie” ha spiegato la Dott.ssa Caroline Daly, ricercatrice presso il Royal Brompton Hospital di Londra (UK).

“In realtà, sono le arterie coronariche che si chiudono, e il flusso circolatorio che irrora il cuore è inferiore. L’Euro Heart Survey mostra che, in tutte le regioni europee, il rischio di mortalità in seguito ad angina pectoris” ha ribadito la Dott.ssa Daly “è due volte più alto tra le donne, rispetto agli uomini, anche a distanza di 18 mesi dall’episodio”. E quando le donne presentano un problema cardiaco si tratta più spesso di un danno acuto, mentre negli uomini il problema è piuttosto cronico, quindi meno severo. Non è tutto: oltre a essere più vulnerabili, le donne vengono anche curate meno.

In ospedale, dopo una sospetta crisi cardiaca, il 60% degli uomini è sottoposto allo screening per il diabete, contro il 50% delle donne. Eppure, un’elevata percentuale di zuccheri nel sangue rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare noto maggiore per le donne. Alle pazienti cardiopatiche vengono anche prescritti meno test da sforzo, meno esami di imaging (41% versus 58% negli uomini), meno angiografie (47% versus 67%): elementi indispensabili per caratterizzare meglio la patologia e adattare il trattamento. “Poiché il muscolo cardiaco femminile mostra meno frequentemente delle anomalie agiografiche” ha detto la Dott.ssa Daly, “ medici esistano a sottoporre le donne a tale esame”.

In seguito ad angina pectoris, solamente il 47% delle donne riceve un trattamento con aspirina, e il 53% riceve dei farmaci ipocolesterolemizzanti; agli uomini, invece, tali farmaci vengono somministrati rispettivamente nel 73 e nell’84% dei casi. I trattamenti chirurgici non invasivi seguono la stessa tendenza: alle donne vengono posizionati molti meno stent che agli uomini, sicuramente come conseguenza della mancanza di un esame angiografico.

La Dott.ssa Annika Rosengren, ricercatrice a Stoccolma, ha condotto un’inchiesta una settimana prima della presentazione dello studio. “Per strada, l’80% delle donne svedesi è convinto che morirà per una neoplasia” ha detto. “È indubbiamente per questo motivo che le donne europee arrivano in ospedale, dopo la comparsa di un forte dolore toracico, in media con 30 minuti di ritardo rispetto agli uomini”.

Lucia Bianco

 
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