ESSENTIAL: LO STUDIO
I risultati contrastanti dello studio ESSENTIAL
 M. Metra,
Università di Brescia |
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Secondo i risultati dello studio ESSENTIAL, presentato nella sessione “Hot Line” dell’ESC 2005, i soggetti affetti da insufficienza cardiaca con frazione d’eiezione ventricolare sinistra inferiore al 30% non traggono beneficio dall’assunzione di basse dosi dell’agente inotropo orale enoximone. Alcuni benefici sono stati tuttavia evidenziati nei risultati di un sottogruppo di soggetti con frazione d’eiezione inferiore al 25%, che hanno ottenuto risultati migliori sulla distanza a un test del cammino di 6 minuti.
Il Prof. Marco Metra (Cattedra di Cardiologia, Università di Brescia), ricercatore principale dell’ESSENTIAL (studio sulla terapia con enoximone per via orale nello scompenso cardiaco avanzato) ha affermato: “È logico che i soggetti con una gittata cardiaca inferiore, con le maggiori limitazioni emodinamiche, ottengano i maggiori vantaggi da questo farmaco, e che individui con frazione d’eiezione migliori non necessitino di un tale tipo di sostegno”.
I cardiologi avevano ipotizzato che gli agenti inotropi per via orale potessero avere un effetto diretto sulla funzione cardiaca, nello scompenso, ma precedenti studi randomizzati hanno evidenziato l’associazione dell’utilizzo di questi agenti con un incremento della mortalità. “È possibile che ciò sia legato a un incremento della frequenza di aritmie cardiache e a un eccessivo carico di lavoro per un muscolo cardiaco già con poche forze” ha detto il Prof. Metra.
L’ESSENTIAL è stato quindi concepito al fine di stabilire se la somministrazione di enoximone al basso dosaggio di 25-50 mg (da un quarto a metà della dose utilizzata negli studi precedenti) potesse fornire ulteriori miglioramenti di tollerabilità all’esercizio fisico, di sintomi e di decorso clinico, senza effetti avversi sulla sopravvivenza. Lo studio consisteva in due studi identici – il My-021 nel Nord e nel Sud America e il My-026 nell’Europa Orientale e Occidentale – che differivano solo per la locazione geografica. Sono stati arruolati complessivamente 1854 soggetti, presso 211 centri di ricerca di 16 nazioni diverse, randomizzati per ricevere enoximone o placebo.
I criteri di inclusione comprendevano soggetti con insufficienza cardiaca sintomatica avanzata (Classe NYHA III o IV), una frazione d’eiezione ventricolare sinistra inferiore al 30% e almeno un ricovero per aggravamento dell’insufficienza cardiaca nel corso dell’anno precedente. Tutti i partecipanti sono stati ottimamente sottoposti a trattamento con beta-bloccanti e ACE-inibitori.
Un’analisi combinata dei due studi non ha rivelato, nel complesso, differenze statisticamente significative in termini di distanza al test del cammino di sei minuti, di mortalità e di necessità di ricovero tra i soggetti trattati con placebo o con l’agente attivo. Tuttavia, quando è stata realizzata un’analisi di sottogruppo al test del cammino di sei minuti in soggetti con frazione di eiezione ventricolare sinistra inferiore al 25%, il cambiamento rispetto ai valori basali nel test è stato di 15 metri con l’enoximone e di 0 metri con il placebo (p=0,007).
Markku Nieminen (Helsinki, Finlandia) ha commentato che l’enoximone è stato particolarmente ben tollerato nello studio, e che si sono verificati sorprendentemente pochi eventi avversi nel gruppo in trattamento. “Nella maggior parte dei soggetti non si hanno dei vantaggi, ma nemmeno dei danni” ha detto. “Ma sulla base di questi risultati non è possibile raccomandare tale tipo di trattamento. Ulteriori studi dovranno stabilire i benefici sulla qualità di vita”.
Claudio Filippi
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