IL MESSAGGIO DI CHIUSURA
BPCO: una gestione a “misura” di paziente per una malattia sistemica che coinvolge oltre 4 milioni di italiani
Bianca Beghé
La BPCO è una malattia che spesso coesiste, in uno stesso paziente, con altre malattie che concorrono a peggiorare la qualità e le aspettative di vita dei pazienti che ne sono affetti. Dunque, una patologia sistemica significativa, da gestire con adeguate strategie diagnostiche, cliniche e terapeutiche a “misura di paziente”, della cui importanza di questa patologia si è ampiamente e approfonditamente discusso durante il convegno BPCO: il ruolo dello pneumologo nella gestione di una patologia sistemica, organizzato nell’ambito del Progetto GOLD Italia, patrocinato dalla Fondazione UIP e dall’Università degli Studi di Padova, e reso possibile grazie ad un contributo liberale non vincolato di AstraZeneca.
Il Prof. Leonardo M. Fabbri, della Clinica di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e Policlinico di Modena,nella sua relazione di chiusura del convegno, nel tirare le somme della due giorni di discussione e analisi ha sottolineato che la BPCO, a differenza di altre patologie quali l’ictus, l’infarto miocardico e i tumori, è in continua crescita: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nei prossimi anni è destinata a diventare la terza causa di malattia cronica nel mondo. Causata principalmente dal fumo di sigaretta, |
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Prof. Leonardo M. Fabbri |
ad essa possono contribuire anche l’inquinamento presente nei luoghi di lavoro, nell’ambiente (in particolare le polveri sottili, PM10 e PM2,5) e l’inquinamento domestico.
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Oltre alle conseguenze della malattia cronica, la BPCO è − ha rimarcato il Prof. Fabbri − gravata da ricorrenti episodi di riacutizzazione (da 1 a 4, fino a punte di 5-6 per anno), che si manifestano con un peggioramento dei sintomi. Le riacutizzazioni, causando un accelerato declino della funzionalità respiratoria, rappresentano un peggioramento della malattia. In particolare, nei pazienti più anziani le riacutizzazioni sono la principale causa di ricorso al medico curante e di ricovero ospedaliero.
Il messaggio forte del congresso di Padova, ha concluso il Prof. Fabbri, è stato rammentare che la BPCO è una malattia associata ad una infiammazione sistemica che spesso si nasconde, e che va sempre indagata nei pazienti che sono affetti da altre patologie importanti, cardiache o metaboliche. In questa prospettiva, ruolo importante, con lo specialista, lo hanno i medici di medicina generale: insieme devono valutare il paziente con un approccio globale, attraverso il quale è possibile diagnosticare la BPCO come infiammazione sistemica .
La BPCO non deve essere quindi sottodiagnosticata ma, al contrario, sempre indagata. Il paziente affetto da BPCO richiede un intervento terapeutico integrato e globale e non mirato alla gestione dei singoli quadri clinici. Un approccio che prevede il coinvolgimento di più specialisti, può rappresentare una guida allo screening e alla diagnosi della BPCO da parte del medico di medicina generale. Obiettivo |
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comune deve essere quindi la messa in atto di strategie clinico-terapeutiche a “misura” di paziente: accanto al trattamento delle eventuali patologie associate, fondamentale deve essere il controllo della BPCO e soprattutto delle riacutizzazioni che fatalmente sono destinate a manifestarsi nel corso di questa patologia cronica.
Dal convegno di Padova viene dunque la spinta alla collaborazione continua e stretta tra le diverse figure mediche, specialisti e medici di medicina generale, nell’ambito della quale lo pneumologo deve rivestire un ruolo centrale di coordinamento. E dopo Padova l’iniziativa proseguirà con una serie di riunioni formative sul territorio nazionale fra gli specialisti e medici di medicina generale.
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