BPCO, GLI SVILUPPI
Le nuove acquisizioni per comprendere la BPCO
"New Frontiers in Progression of COPD”:questo è stato il titolo di una importante sessione dell’ATS 2005, che ha visto la partecipazione di ricercatori di vaglia. La broncopneumopatia cronica ostruttiva(BPCO) è una condizione clinica caratterizzata da una limitazione al flusso aereo non completamente reversibile. La limitazione al flusso aereo nei fumatori con BPCO, una volta instaurata, può progredire verso forme estremamente gravi, diventando invalidante e richiedendo interventi medico-assistenziali costosi. Pertanto, chiarire i fattori che determinano la progressione della BPCO è fondamentale per riuscire afermare il declino inesorabile della funzionalità respiratoria in questi pazienti.
| Tra i vari fattori che possono influenzare la progressione della BPCO, l’infiammazione delle vie aeree sembra avere un ruolo cruciale. Il Prof. James C. Hogg (University of British Columbia, Canada) nella sua presentazione (How Does Airway Inflammation Change With Disease Progression?) ha illustrato i risultati di uno studio recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine, che ha analizzato l’evoluzione delle alterazioni anatomopatologiche in un’ampia casistica di pazienti con BPCO, suddivisi nei 4 stadi di gravità descritti dalle linee-guida GOLD. Questo studio ha dimostrato |
|

Prof. J.C. Hogg |
che l’essudato infiammatorio nel lume nelle vie aeree periferiche aumenta progressivamente con la gravità della BPCO, un dato che gli autori hanno interpretato come risposta dell’immunità naturale, non specifica, a stimoli dannosi. La progressione della BPCO era inoltre associata ad un aumento della percentuale di vie aeree infiltrate da cellule infiammatorie (in particolare da linfociti T e B). Nei pazienti più gravi, queste cellule infiammatorie erano organizzate in veri e propri follicoli con un centro germinale ricco di linfociti B, circondato da una regione periferica ricca di linfociti T. Infine, questo studio ha dimostrato che la progressione della BPCO è associata ad un ispessimento della parete delle vie aeree periferiche, dovuto all’aumento dello spessore di tutte le sue componenti (epitelio, sottomucosa, muscolo liscio e avventizia). Tale rimodellamento della parete bronchiolare è probabilmente dovuto a dei processi riparativi inadeguati, che vengono attivati in risposta al danno polmonare indotto dal processo infiammatorio.

Prof. S. Sethi |
|
Questi dati hanno suggerito l’ipotesi che, con il progredire della BPCO, si sviluppi una risposta immune acquisita nei confronti di un antigene specifico. Sebbene questo antigene non sia stato ancora identificato, la colonizzazione delle vie aeree periferiche da parte di diversi tipi di batteri, potrebbe indurre questa risposta antigene-specifica. Il Prof. Sanjay Sethi (State University of New York at Buffalo, Buffalo, NY, USA) nella sua esposizione (Airway Infection And COPD Progression) ha illustrato il ruolo delle infezioni batteriche nella progressione della BPCO, ricordando “che tra i patogeni più comunemente isolati da pazienti con BPCO si riscontrano Haemophilus influenzae, Streptococcuspneumoniae eMoraxella catarrhalis”. Ed in effetti la colonizzazione batterica è un evento frequente, presente in 1/3circa dei pazienti con BPCO grave, sia in fase di stabilità che durante le frequenti riacutizzazioni della malattia.
| È peraltro importante ricordare che le riacutizzazioni sono uno dei fattori più importanti in grado di influenzare la progressione della BPCO. Infatti, come è stato dimostrato dalla Prof.ssa Jadwiga A. Wedzicha, della Academic Unit of Respiratory Medicine di Londra (UK) nella presentazione How Do COPD Exacerbations Contribute To Disease Progression?, “i pazienti con frequenti riacutizzazioni vanno |
|
 |
incontro ad un più rapido peggioramento della funzionalità respiratoria rispetto apazienti in cui le riacutizzazioni sono più infrequenti”. La Prof.ssa Wedzicha ha poi sottolineato “che la frequenza delle riacutizzazioni incide negativamente anche sulla qualità della vita nei pazienti con BPCO e predispone ad aver un maggior numero di riacutizzazioni in futuro, creando così un circolo vizioso”. I fattori eziologici delle riacutizzazionidi BPCO “non sono ancora del tutto noti, tuttavia appare sempre più evidente il coinvolgimento di infezioni, sia batteriche che virali”. Questi episodi infettivi stimolano una risposta infiammatoria acuta, che sovrapponendosi all’infiammazione cronica presente nelle vie aeree, amplifica il suo effetto dannoso sul tessuto polmonare. “Chiarire gli eventi che sono alla base delle riacutizzazioni di BPCO è fondamentale sia per prevenirle che per sviluppare nuove e più efficaci terapie”.
 |
|
Infine, il Prof. P.M. Calverley (University Hospital Aintree , Liverpool, UK)ha concluso questa sessione riassumendo − nella presentazione Therapeutic Strategies To Reduce Disease Progression in COPD − quali sono le principali strategie terapeutiche che possono rallentare la progressione della BPCO eche possono ridurre la frequenza delle riacutizzazioni. L’indicazione più importante “è sicuramente quella di smettere di fumare. Infatti, l’astensione dal fumo di sigaretta ha effetti benefici nei pazienti con BPCO in tutte le fasce di età e aqualsiasi stadio di gravità della malattia. Quindi non è mai troppo tardi per smettere di fumare”. Inoltre, anche “i programmi di riabilitazione respiratoria, che comprendono un training sia fisico che educazionale, e l’ossigenoterapia nei pazienti più gravi, con insufficienza respiratoria, sono in grado di rallentare la progressione della BPCO”.
Per quanto riguarda le terapie farmacologiche, ha detto il Prof. P.M. Calverley, “i farmaci broncodilatatori, sebbene non siano capaci di rallentare il declino della funzionalità respiratoria, hanno un ruolo centrale nel trattamento dei sintomi della BPCO e, alleviando la sintomatologia, migliorano la qualità di vita in questi pazienti”. Il trattamento “con glucocorticoidi inalatori, sebbene non abbia effetti eclatanti sulla progressione della malattia, si è dimostrato efficace nel ridurre le riacutizzazioni, soprattutto nei pazienti più gravi”. Infatti, l’effetto “benefico dei corticosteroidi è tanto maggiore, quanto è più basso il VEMS di partenza”. Infine, ha concluso il Prof. P.M. Calverley, “le indicazioni più recenti suggeriscono che l’associazione precostituita di farmaci broncodilatatori e corticosteroidi è più efficace delle singole componenti nel ridurre il numero di riacutizzazioni gravi. A conferma dell’importanza della corretta assunzione di entrambi i principi attivi, la combinazione di broncodilatatori e corticosteroidi si è dimostrato in grado di migliorare significativamente la qualità di vita legata allo stato di salute del paziente”.
Simonetta Baraldo
|