DONNE E TRAPIANTI
I pazienti di sesso femminile
sottoposti a trapianto
polmonare
sono a rischio aumentato di disfunzione d’organo
All’ATS 2005 alcuni ricercatori della University of Pennsylvania hanno riferito che le donne sottoposte a trapianto polmonare presentano un rischio maggiore di disfunzione d’organo, rispetto agli uomini. “Le donne sottoposte a trapianto polmonare presentano un rischio aumentato del 60% di sviluppare una disfunzione di primo grado dell’organo trapiantato, rispetto ai soggetti di sesso maschile” ha affermato il Dott. Jason Christie, assistant professor di pneumologia, allergologia e terapia intensiva presso la University of Pennsylvania Medical School, USA. "I riceventi di sesso femminile presentano un rischio relativo di 1,6 di sviluppare una disfunzione primaria dell’organo trapiantato".
"È uno studio interessante" ha affermato il Prof. Andrew Ries (University of California di San Diego, USA), commentando lo studio. "Il problema con la disfunzione dell’organo trapiantato è che il sistema immunitario riconosce l’estraneità dell’organo. Una delle possibilità è legata alla gravidanza”.
Questo è uno studio ulteriore che dimostra come le donne reagiscano in maniera differente, ha detto il Prof. Ries. |
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Dott. J. Christie |
"Si tratta di uno studio osservazionale che ha utilizzato i dati di un vasto database; è solamente un’associazione, ma pare un risultato reale. Potrebbero esservi differenze sostanziali legate al sesso in ogni patologia”. “La disfunzione primaria dell’organo trapiantato consiste in un danno polmonare acuto che si verifica nel 10-15% dei soggetti a seguito di un trapianto polmonare” ha detto il Dott. Christie. Circa il 50% degli individui muore o subisce un danno grave, in caso di sopravvivenza.
I ricercatori della Pennsylvania hanno inizialmente osservato 250 soggetti sottoposti a trapianto polmonare, ampliando successivamente lo studio fino ad arruolare 7.482 soggetti sottoposti al trapianto negli USA tra il 1994 e il 2002. Le informazioni relative ai pazienti sono state raccolte nel registro dell’International Society for Heart and Lung Transplant. I ricercatori hanno valutato il rischio del sesso femminile del donatore e del ricevente di sviluppare la disfunzione primaria dell’organo trapiantato utilizzando metodi di regressione logistica multivariata. È stata inoltre testata l’interazione tra sesso del donatore e del ricevente.
Sono stati esaminati i potenziali confondenti, tra i quali: il momento ischemico; l’anno del trapianto; il liquido di conservazione; il tipo di trapianto; le dimensioni del donatore e del ricevente; i corticosteroidi prechirurgici; l’età del donatore, la razza, e la causa del decesso; l’età del ricevente, la razza, e la diagnosi per il trapianto.
“Rispetto ai riceventi maschi, le femmine hanno presentato 1,6 volte il rischio di sviluppare una disfunzione dell’organo trapiantato” ha detto il Dott. Christie, e ha continuato: "Non sembra che il sesso del donatore influisca sulla disfunzione d’organo. La maggior parte del rischio tende a essere legata al ricevente. Attualmente, il sesso del donatore o del ricevente non viene preso in considerazione, e il trapianto può avvenire tra un donatore e un ricevente entrambi di sesso femminile, o da donatore uomo a ricevente donna".
Il Dott. Christie ha affermato che dopo aver controllato le condizioni confondenti, il rischio aumentato per le donne permane. "Sembra che essere una donna comporti un rischio maggiore, in caso di trapianto polmonare".
“Esistono diverse teorie sulle potenziali ragioni di questo effetto, nessuna delle quali tuttavia con basi scientifiche solide” ha ribadito il Dott. Christie. "Può darsi che il sistema immunitario delle donne venga influenzato dal numero delle gravidanze sostenute". Secondo altre teorie, il sistema ormonale potrebbe contribuire ad aumentare il rischio delle donne, ha continuato Christie. Tuttavia, in questo studio non si è osservato un cambiamento del rischio nelle donne più anziane.
Sempre secondo il Dott. Christie saranno necessari ulteriori studi multicentrici per confermare tali risultati, e ulteriori analisi delle ragioni potenziali per spiegare questo rischio aumentato, "per vedere se il trattamento può ridurre tale rischio".
Massimo Oldani
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