VISTO ALL'ATS
Il VRI
Duecento anni dopo la sua invenzione da parte di Laënnec, lo stetoscopio è sempre lo strumento principale del medico. Tuttavia, un apparecchio presentato all’esposizione dell’ATS sta forse per renderlo fuori moda. Come lo stetoscopio, questo dispositivo, il VRI (Vibration Response Imaging), studia le vibrazioni prodotte dall’aria nei polmoni durante l’ispirazione e l’espirazione; non è più l’orecchio dell’esaminatore ad analizzare i suoni, ma una serie di 40 microfoni posti sulla pelle e sul dorso del soggetto con delle ventose e collegata a un computer. Un software, specificamente messo a punto, mostra l’immagine dei polmoni su uno schermo, con pittogrammi che forniscono informazioni sul tipo di suoni registrati: sibili, rantoli crepitanti…
Secondo i promotori di questa invenzione, l’apparecchio è in grado di fornire indicazioni più precise in merito alle principali affezioni polmonari rispetto allo stetoscopio classico: asma, polmonite, enfisema, pleurite essudativa… Il VRI è ancora allo stadio sperimentale e la sua efficacia non è ancora stata stabilita in maniera definitiva, ma potrebbe trattarsi dello strumento che relegherà a oggetto da museo il simbolo della medicina.
Il VRI studia le vibrazioni prodotte dal passaggio dell’aria nei polmoni:
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I pro
- Fornisce un’immagine, diversamente dallo stetoscopio.
- L’interpretazione dell’esame non dipenderà più da operatori diversi, ma dalla stessa macchina; sarà quindi più obiettiva.
I contro
- Non ne è ancora stata valutata l’utilità reale.
- Non è ancora disponibile e non se ne consoce il prezzo.
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